MEDICINA

GUARIGIONE E MIRACOLO

La salute è il perfetto equilibrio tra il corpo fisico e le sue basali forze costitutrici. Il corpo eterico, in particolare, dà continuamente al fisico l’energia che gli necessita per ristrutturarsi. Il fisico deve essere in perpetuo rinnovamento, non una sola cellula può venir tralasciata. Ciò che è inservibile viene eliminato, rimpiazzato dal nuovo. L’energia necessaria a questo continuo processo rigenerativo viene attinta al corpo eterico dal cuore: a ogni battito cardiaco si verifica una trasmutazione da una dimensione all’altra. Ciò che è aspaziale e atemporale viene assunto dalla realtà esteriore finita, delimitata da schemi spazio-temporali, per essere usato e consumato dalla vita fino a rientrare nel caos, o humus indistinto, base di nuova vita.
Questo trapasso di dimensione avviene non solo nell’uomo, ma anche nell’animale (in grado diverso, ma sempre attraverso il battito cardiaco) e nel vegetale (fotosintesi). Solo che negli altri due regni, quello animale e quello vegetale, non è attuabile una presa di coscienza di questo trapasso, e manca quindi la possibilità di azione volontaria e soggettiva raggiungibile invece dall’uomo. L’animale e la pianta subiscono processi degenerativi e rigenerativi senza intervento di un soggetto modificatore dall’interno. Un cane con una zampa rotta si sottomette con riconoscenza all’eventuale intervento umano, ma da solo si comporterebbe nella maniera piú passiva, giacendo inerte nell’attesa di quelle reazioni fisiologiche saggiamente fissate dalla natura a beneficio degli infermi. C’è anche una reazione attiva nell’animale (che mangia, ad esempio, una certa erba capace di guarirlo), o nel vegetale (che si chiude al troppo sole per evitare la disidratazione), ma tali comportamenti sono fissati nei geni della specie, preesistenti all’individuo come tale.
In caso di malattia, trauma o manifestazione anomala nell’organismo, l’uomo ha sviluppato in ogni epoca, sotto ogni latitudine, a qualunque grado di civiltà, sistemi di cura molto diversificati, dai piú empirici ai piú sofisticati: grafia sacra pemba, agopuntura, pranoterapia, riflessologia, shiatzu, terapia allopatica, ayurvedica, omeopatica ecc.
L’attuale medicina utilizza i singoli farmaci, in prevalenza chimici, o i protocolli terapeutici, o i metodi chirurgici, radiologici ecc., operando indirettamente ad attivare le forze restauratrici del paziente, il quale non agisce ma “reagisce”. Tali forze evocate non sono né conosciute, né comprese e penetrate nella loro essenza, ma solo stimolate perché agiscano secondo schemi già osservati in precedenza e di cui si è constatata la ripetitività.

Pemba, la pittura rituale del corpo utilizzata dalla medicina psicosomatica degli Yoruba del Sudan detta “Ofo” o “medicina della potente preghiera”. Immagine tratta da: Pemba, a grafia dos Orixas del Maestro Ytaoman

Al contrario, la medicina oggi definita “alternativa e complementare”, derivante da una tradizione terapeutica basata sulla conoscenza della fisiologia occulta, come la medicina antroposofica – che merita un discorso ampliato – fa leva sulla partecipazione attiva e diretta del soggetto, stimolandone il recupero con l’indirizzarsi non alla malattia, bensí al malato.
I metodi cosiddetti “scientifici” della moderna arte sanitaria prendono in esame il caso clinico astraendosi dall’individuo, che viene spesso ascoltato poco o distrattamente. Ogni interesse è dedicato alla malattia in sé, a schemi, diagrammi, statistiche, ad analisi sempre piú dettagliate e complesse. Per ottenere la guarigione, la malattia viene attaccata dall’esterno, con sistemi piú o meno invasivi, coinvolgenti sempre sempre passivamente il soggetto.
Eppure è solo il soggetto che può operare la propria guarigione, è solo lui attraverso il magnetismo. Immagine di E. Sibley, 1800 circa che può ristabilire, anche se in zone di non coscienza, quella divina armonia che sta alla base della salute. L’equilibrio delle forze vitali necessita del vero soggetto, l’Io, l’abitatore cosciente dell’involucro fisico-eterico-animico.
Il continuo processo di eterizzazione del sangue, che si compie durante il passaggio attraverso il cuore, incarna ad ogni istante l’eternità redentrice. L’energia fisico-eterica, nella sua continua mutazione di dimensione, vivifica il sangue e lo fa circolare, cosí che esso possa muovere il cuore, vero tempio di un misterioso processo di incarnazione dello Spirito. È qui che il divino e l’umano si incontrano, è qui la possibilità del miracolo.

Mesmerismo, ripristino dell’equilibrio dell’energia vitale attraverso il magnetismo. Immagine di E. Sibley, 1800 circa

L’uomo attuale identifica il suo Io personale con il proprio elemento cerebrale, sede della coscienza pensante. Tale coscienza pensante gli permette di percepire, riflettere, esaminare, vagliare, elaborare, giudicare e agire di conseguenza. Gli permette insomma di sentirsi soggetto di ogni suo pensiero e azione. Il cerebro è però la morte della divinità, che per dare un’identità autonoma all’individuo si riflette e si nega. Il cervello fisico permette la migliore attività pensante quanto piú è statica, morta, la sua struttura fisiologica. Nella piú assoluta immobilità è possibile attuare il passaggio del piú elevato pensiero pensante che, riflettendosi, abbandona il suo flusso creativo e diviene statico, devitalizzato, ma realizza la propria autonomia. L’autonomia del pensiero è conquistata al prezzo del suo destituirsi di Spirito. Ogni motilità cerebrale induce invece a devianze di vario tipo e grado, dall’alterazione dovuta, ad esempio, all’assunzione di alcool, alle allucinazioni da droga, alla follia vera e propria.
Nel cuore, sede del sentire, lo Spirito s’incarna al contrario nel movimento. La circolazione sanguigna reca fin nelle cellule piú periferiche il messaggio cristico della resurrezione. Cosí il duplice incessante movimento della respirazione reca l’impronta del divino soffio creatore, depositario della futura rigenerazione fisica.
È proprio nella sede mediana del corpo, o sede dei ritmi, che si verifica la guarigione. Non c’è intervento, se non indiretto, delle altre due zone, il pensare in alto e il volere in basso. Tale intervento può invece divenire diretto quando si voglia provocare autonomamente una guarigione. La volontà interviene allora nella decisione iniziale di ristabilire l’armonia interrotta, e il pensare nel coordinare i momenti di attivazione del sentire. Un esempio chiarirà i vari passaggi da una fase all’altra. Si immagini la possibilità di veder entrare nella propria stanza, dove ci si è isolati in tranquillità, una persona molto amata per noi irraggiungibile perché ha varcato la soglia della morte, oppure di veder apparire il Cristo stesso, o la Vergine, o il nostro Maestro. Verso tale persona, o entità, tenderemo tutto il nostro sentire: l’attesa dell’attimo in cui avverrà l’incontro deve occupare interamente le tre forze che mettiamo in atto: il volere, impegnato a evitare ogni distrazione esteriore ed interiore, il pensare, con il suo potere di evocazione, e il sentire, teso nell’emozione dell’evento che sta per verificarsi. Nell’istante in cui il pensare, il sentire e il volere vibrano all’unisono, si attua nel cuore il passaggio di potentissime forze eteriche rigeneratrici.

Il passaggio delle forze di risanamento è la base di ogni miracolo ottenuto per via mistica.

Una intensa fede vivificata da un particolare luogo – come una località consacrata dalla divinità, meta di pellegrinaggi – oppure dalla vicinanza di una personalità edificante o carismatica, permette di attuare quella perfetta fusione delle tre zone pensare-sentire-volere cosí che l’armonico loro accordarsi disponga tutto l’essere a ricevere l’energia risanatrice. Ogni stato di malattia è al contrario il prevalere, per cause organiche o traumatiche, di una delle zone sulle altre due, o di due nei confronti di una. Già allo stadio fetale si delinea nel nascituro una predisposizione karmica ad alcune malattie, e questo per il diverso sviluppo delle sue tre parti costitutive: pensare, sentire e volere.
Gli esercizi per lo sviluppo interiore da noi riportati nei numeri precedenti dell’Archetipo, tratti dall’insegnamento di Rudolf Steiner, educano alla non interferenza di ciascuna zona nello spazio dell’altra. Il pensare dall’alto e il volere dal basso tendono a invadere il campo del sentire, la vera sede dell’Io. E il sentire – sul quale l’uomo non può agire direttamente, ma sempre con la mediazione del pensare – sopraffatto dall’una o dall’altra forza, provoca alterazioni, guasti, deviazioni. Come in tutta la sua opera ci insegna Massimo Scaligero, è il pensiero libero dai sensi che, svincolandosi dal supporto corporeo negante la sua divina dinamicità, purifica la zona del sentire dominando quella del volere.
E nel tempio del cuore, le tre forze riequilibrate e vivificate compiranno il miracolo, restituendo all’uomo la salute interiore ed esteriore.

Gemma Rosaria Arlana

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