ARMONIA DEL MOVIMENTO

Il lavoro del conte Bothmer sul movimento ginnico lo condusse ad una esperienza dello spazio ben oltre il rigido concetto tridimensionale euclideo dello stesso, che dominava il pensiero scientifico fino a tempi molto recenti. Bothmer riteneva di essere pervenuto, non attraverso il pensiero intellettuale, bensí mediante la pratica del movimento corporeo, a un’esperienza di ciò che chiamò “forze dello spazio”. Anche Rudolf Steiner parlò di tali forze. Lo spazio, come Bothmer lo sperimenta, non è una forma puramente esteriore. “Altezza", “Profondità” e “l’Orizzontale” sono anch’esse considerate forze. L’uomo deve controllare le forze che lo tirano verso il basso e quelle che lo attirano verso l’alto: vivrà in equilibrio tra esse. Mediante il movimento la rigida immobilità di questo spazio sarà superata e lo spazio stesso sarà sperimentato spiritualmente ancora una volta; l’uomo si innalzerà al di sopra dell’aspetto meramente esteriore, spaziale dell’incarnazione e diverrà veramente libero. Lo spazio è in realtà tripartito, come l’uomo; nel movimento ginnico l’uomo rivela lo spazio e lo spazio l’uomo.
Bothmer sottolinea il fatto di aver sviluppato i suoi esercizi come il risultato di ciò che chiama la sua “ricerca nello spazio”, vale a dire l’esplorazione e la scoperta del modo in cui l’essere umano realmente vive e si muove nello spazio. Nella ginnastica, egli disse, l’Io si sforza, per la via del corpo, di trovare la sua relazione con lo spazio, e la pratica del movimento ginnico non dovrebbe essere determinata dal solo ragionamento intellettuale, non dal cieco istinto, ma dal risultato di una ricerca nello spazio. È necessario che comprendiamo il vero carattere dello spazio nel quale il corpo si muove. Una delle caratteristiche distintive del suo lavoro può essere espressa con le sue stesse parole: «Se praticando il movimento corporeo prendiamo come nostro punto di partenza la ricerca delle leggi dello spazio e ci rendiamo atti ad ascoltare i suoi chiari ritmi, troveremo un senso profondo e un intento nei movimenti che ne risultano. Possiamo scoprire che nei nostri movimenti lo spazio rivela se stesso quale processo spirituale e che il corpo, attraverso il quale noi sperimentiamo lo spazio, è esso stesso parte di questo processo».
Che cos’è allora lo spazio? La geometria moderna è un ampliamento della classica geometria di Euclide e fornisce una concezione piú completa e spirituale dello spazio. Euclide parte dai punti; gli oggetti della Terra sono misurati; dimensioni e proporzioni sono espresse in lunghezze, aree, volumi finiti; la qualità del pensiero è puntiforme e la geometria si occupa delle forme finite. La linea retta è la distanza piú corta tra due punti; è la somma di molte unità di lunghezza. Nei suoi limiti la linea è la somma di un infinito numero di punti. La geometria euclidea descrive le relazioni tra i punti-centro e si accorda con l’autentica natura della Terra fisico-materiale. La geometria proiettiva tuttavia riconosce non soltanto l’aspetto del punto, ma anche quello del piano. Essa mostra come le forme siano anche create secondo piani; una forma può essere concepita idealmente nel rapporto non soltanto dei suoi punti-centro, ma anche dei suoi piani, piani che spesso la modelleranno plasticamente dall’esterno. Questa geometria mette in movimento le rigide forme euclidee; le forme limitate e finite si trasformano in infinite. Ai punti si aggiungono i piani, alla linea retta quale molteplicità di punti si aggiunge la linea come totalità, e la linea partecipa di tutti i suoi piani. La nuova geometria apre la strada a una comprensione delle forme viventi che vengono in essere, si evolvono e muoiono nuovamente; questo avviene dall’azione reciproca di forze creative che sono polarmente opposte le une alle altre. Nel mondo vivente, le forze centriche e periferiche lavorano insieme, e il risultato – come un’eco dell’armonia delle sfere – è ritmo e movimento.
Rudolf Steiner attira spesso l’attenzione sulla necessità di conquistare una nuova concezione dello spazio; egli disse che ciò era essenziale, se avessimo voluto comprendere piú pienamente i domíni della vita e dello spirito, e indicò in questa connessione il fatto che la moderna geometria proiettiva spesso già fa strada a una concezione piú spirituale dello spazio. Per esempio, in un corso di conferenze tenute a L’Aia nell’aprile del 1922, riferendosi a questa nuova geometria egli parla di uno spazio – lo chiama Gegenraum (controspazio) – che non è creato centricamente, intorno ai tre assi dimensionali che si incontrano in un punto e si irradiano da esso fuori nello spazio, ma è formato plasticamente dai piani, dalla periferia verso l’interno. Quindi, riferendosi al corpo eterico che permea il corpo fisico dell’uomo, continua dicendo: «Noi possiamo studiare il corpo fisico se guardiamo entro la sua forma spaziale a causa delle forze che lo attraversano. Ma non possiamo imparare a conoscere il corpo eterico – il corpo delle forze formative – se restiamo con le nostre idee entro la forma spaziale. Possiamo studiare il corpo eterico solo se capiamo che i piani di forza (Kraftflächen) muovono verso la Terra da tutti i lati e giungono presso l’uomo, modellando plasticamente dall’esterno il suo corpo di forze formative». Qui Rudolf Steiner effettivamente parla di piani di forza, che appartengono origina-riamente alla periferia cosmica.
Nel libro Elementi fondamentali per un ampliamento dell’arte medica che egli scrisse insieme alla dottoressa Ita Wegman, Rudolf Steiner descrive come le forze formative della vita – egli le chiama forze eteriche o forze cosmiche – in-fluiscano dal mondo periferico per operare contro le leggi fisiche e impregnare un corpo di vita. Senza tali forze, come effetto delle quali ci sono sostanze nel regno terrestre che non sono soggette alle sole leggi fisiche, ma sono sotto l’influenza di opposte leggi polari, un corpo potrebbe giacere inerte o cadere a terra come un sasso. Rudolf Steiner dice che secondo le leggi fisiche, le forze operano dalla Terra verso l’esterno; le forze eteriche, d’altro canto, scorrono verso l’interno alla volta della Terra da tutte le direzioni del cosmo. Nel descrivere ciò, egli usa le parole “spazio” e “controspazio” (Raum und Gegenraum); le leggi e le forze fisiche sono da cercarsi nello spazio ordinario, le eteriche in una sorta di spazio negativo che lo permea. La gravità è una legge fisica; la forza gravitazionale irradia dal centro della massa e in particolare dal centro della Terra. Tutti i corpi fisici sono attratti giú verso il centro della Terra dal loro peso. In opposizione ad esso, le forze cosmiche li attraggono nella direzione opposta: esse sono forze ascendenti.
I piani eterici ideali, intessuti invisibilmente intorno all’essere umano, potrebbero effettivamente esser percepiti nelle forme e nei gesti del suo movimento corporeo; il marchio autentico delle forze planari del Sole può difatti esser letto nei movimenti dell’uomo. Anche nelle grandi opere d’arte, specialmente nella scultura, tuttavia pure in pittura, è spesso impressionante vedere come i piani siano all’opera, forgiando plasticamente le forme. Gli scultori greci rivelarono i piani eterici nei veli, nelle tuniche e nelle ali, ma anche nel meraviglioso bilanciato equilibrio della loro arte. Rudolf Steiner, inoltre, raccomandava che nelle arti plastiche le forme fossero create dall’intessersi dei piani, e nella sua arte dell’Euritmia, le forme assunte dai movimenti del velo, quando questo passa attraverso l’aria, enfatizzano la qualità plastica e periferica nei movimenti del braccio e della mano.
Ci sono due fondamentali caratteristiche del piano: la sua proprietà di modellare plasticamente le forme dal di fuori, e quella di sostenere una forza ascendente, operante contrariamente alla gravità. In entrambi questi due modi il piano eterico agisce in contrasto attivo alle pure leggi fisiche. Nell’Euritmia, forse è la prima caratteristica che diviene specialmente evidente; nella ginnastica è la seconda. Questa qualità del movimento ascendente antigravitazionale inerente ai piani eterici viene potentemente ad espressione nella ginnastica Bothmer, quando correttamente praticata e compresa. Mentre vengono eseguiti gli esercizi può essere risvegliato un puro percepire per il movimento ascendente dei piani eterici, come essi intessono dalle infinità cosmiche, circondando e penetrando il corpo. Il carico della gravità terrestre cade dal corpo che viene dotato di leggerezza e vitalità. Quando, dopo una lunga pratica, le forze planari vengono realmente sperimentate e diviene chiaro come la qualità del movimento umano sia grandemente influenzata da una coscienza risvegliata rispetto a tali forze, la realtà del mondo eterico albeggerà per il ginnasta. A tal punto i piani non saranno piú come quelli della geometria euclidea rigidi, finiti e in grado di formare barriere. Essi verranno sperimentati dinamicamente e l’uomo sarà meno limitato dalla sostanza materiale e dal peso fisico del suo corpo: egli si sentirà vivo!
La stazione eretta dell’essere umano può essere paragonata ad una trottola, la quale ha un asse nel mezzo, e sopra, di contro a questo, un orizzonte. Quando, mentre gira la trottola “si addormenta”, essa riposa sul suo proprio asse verticale; ma l’orizzonte del mondo gioca una parte ugualmente importante in questo fenomeno. Cosí è con l’uomo. Imparare a stare eretto significa imparare a riposare nel proprio asse verticale, ma anche nella periferia cosmica. Rudolf Steiner qualche volta parla di questo asse verticale e lo chiama la linea dell’Io (Ich-Linie). “La mia Verticale” (meine Aufrechte), dice Bothmer. Gradualmente, nel corso del suo sviluppo, l’uomo viene a considerare la sua “Verticale” come qualcosa appartenente alla sua propria individualità. Discendendo dai mondi della Luce egli giunge nell’oscurità della Terra e incontra le forze di gravità. Egli deve poi imparare a trovare dentro di sé il potere dello Spirito della Luce e lasciarlo splendere come una torcia nell’oscurità finché egli lo porterà avanti di nuovo nelle Altezze. L’essere umano è stato abbandonato dal mondo divino in modo che egli stesso possa far nascere forze divine nell’oscurità della Terra. In questo sta la libertà dell’uomo.
Egli trova la forza della stazione eretta entro se stesso. Ma non è il sostegno fisico cui egli si incatenerà, neanche il freddo intelletto, neppure l’aspetto terrestre del corpo. “La mia Verticale” non condurrà alla rigida ossatura della schiena del soldato. Il sostegno spirituale interno non è una potenza dispotica o una forza che governa dall’esterno: è il portatore di un vivente, crescente processo di rivelazione, e le sue forze devono sempre di nuovo essere rinnovate attraverso un’attività interna dell’individuo. Il corpo diventa il tempio dell’Io umano, e affinché l’Io possa vivere liberamente nel tempio deve essere mantenuto un reale equilibrio tra le altezze e le profondità; ci deve essere armonia tra il pensare, il sentire e il volere: un’armonia creata attivamente. Bothmer pensò che fosse compito dell’educazione fisica essere al servizio di questo processo di rivelazione. Citando ancora le sue parole: «Noi possiamo scoprire che nei nostri movimenti lo spazio rivela se stesso come un processo spirituale, e che il corpo, mediante il quale sperimentiamo lo spazio, è esso stesso una parte di questo processo». La forza di volontà, irradiata e sostenuta dalla coscienza, incontra e supera l’inerzia del corpo fisico; alle cosmiche, periferiche forze sono date forma ed espressione spaziale e ritmica nei movimenti ginnici, e Bothmer ora dice: «È stata conseguita libertà di guardare e muovere verso la meta». Il giovane ginnasta sperimenta la sua umanità nello spazio, in uno spazio permeato da viventi forze creative. Anche il profano, guardando questi esercizi, riconosce prontamente il semplice miracolo delle forme spaziali rivelate dal movimento del corpo umano, e colui che osserva con occhi pronti a percepire i piani eterici vede come essi traspaiano nei movimenti, sostenendoli. Ai giovani allievi durante questi anni Bothmer disse: «Io sto eretto, saldamente sul suolo, consapevole delle dimensioni dello spazio e delle forze che provengono dalla sua sfera avvolgente». Un altro dei suoi detti per questa età era: «Animo nella mia coscienza come forze di volontà le dimensioni dello spazio, che si compenetrano l’un l’altra e compenetrano me. Io sto». Non è fuori luogo pensare qui alle forze della Resurrezione, poiché in verità sono queste le forze alle quali Bothmer tende nella sua esperienza e concezione del movimento umano.
Nella sopracitata conferenza tenuta a L’Aia nel 1922, Rudolf Steiner descrive come era l’intimo significato della moderna geometria proiettiva che per la prima volta lo indusse a comprendere la vera differenza tra il sovrasensibile e la visione naturale. Poiché, come egli disse, nella nuova geometria le forme dello spazio non vengono avvicinate dall’esterno, tentando di applicare ad esse sistemi di coordinate preconfezionati, ma penetrandole e imparando a capire i fenomeni attraverso le loro proprie mutue relazioni. Attraverso il fatto che «la nuova geometria ci insegna a vivere nelle forme... noi siamo stimolati a studiare quello stato dell’anima, che quando ulteriormente sviluppato, ci conduce a penetrare nel mondo sovrasensibile».
L’umanità verrà condotta attraverso l’attuale fase di materialismo verso un’epoca in cui la Luce dello Spirito splenderà di nuovo. Per essere piú esatti, l’umanità deve tendersi attivamente verso questo futuro stato. Le forme di pensiero unilaterali, atomistiche, saranno sostituite da altri concetti, e la via del pensiero umano diverrà piú spirituale. Coloro che saranno capaci di operare potentemente verso tale fine saranno quelli il cui pensiero sarà rimasto libero, coloro che hanno sperimentato la nuova concezione di spazio nel loro pensare e sentire e sono stati in grado di realizzarla nella loro volontà.

Olive Whicher

Condensato dall’introduzione di Olive Whicher al volume di Fritz Bothmer Gymnastic Education, Goethean Science Foundation, Clent, Worcs., UK (traduzione di Marco Allasia e Alberto Calò)

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