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Ho
letto su una rivista del passaggio di una cometa nelle
vicinanze della Terra. Molti attribuiscono a questo
passaggio un’influenza nefasta. Forse si tratta di
superstizioni, ma quando queste affermazioni diventano un
pensiero collettivo persistente nei secoli, non c’è al
fondo qualcosa di vero?
Walter Rigoli
- Tutte le comete, al loro
passaggio, svolgono una particolare azione nel confronti
della Terra. Riferendosi in particolare alla cometa di
Halley, Rudolf Steiner, nella conferenza tenuta a
Stoccarda il 5 marzo 1910, pubblicata nel volume della
Tilopa Sulla via di Damasco, dice: «La
cometa opera sul corpo fisico e sul corpo eterico o vitale
dell’uomo in modo tale che questi corpi creino
effettivamente finissimi organi adatti all’ulteriore
evoluzione dell’Io; organi adatti a quella coscienza
dell’Io che si è sviluppata in modo particolare dopo l’avvento
sulla Terra dell’impulso del Cristo.
Da allora le apparizioni delle comete hanno questo
significato: all’Io, in quanto si sviluppa sempre
ulteriormente, e in quanto si evolve di tappa in tappa,
vengono assegnati organi siffatti, ossia organi fisici ed
eterici adatti ad essere usati, appunto, da un Io
progredito. …Per quanto riguarda l’evoluzione umana,
le “borghesi” regolarità del cosmo scorrono sotto l’influsso
della Luna, sotto l’influsso del corpo lunare. Per
contro, quei fatti che danno sempre una spinta in avanti,
che naturalmente avvengono a distanza di lunghi periodi di
tempo, stanno sotto l’influsso delle comete». Ma
aggiunge poi: «Ora però avviene
che a causa di certe comete, l’Io effettivamente venga
spinto sempre piú entro il corpo fisico e che ci si debba
difendere contro quello che viene causato dalle comete.
…Se dunque la cometa di Halley dovesse tornare, ciò
sarebbe per noi emblematico del fatto che essa potrebbe
diventare per noi un ospite affatto malefico, qualora noi
ci abbandonassimo ad essa, qualora non ci difendessimo dal
suo influsso». C’è quindi una parte positiva
nell’apparizione di una cometa, che viene a scuotere una
routine portando una spinta ulteriore all’evoluzione, ma
al contempo occorre sviluppare una capacità di resistenza
alle influenze che potrebbero spingere tale evoluzione
esclusivamente in senso materialistico. Compito del
discepolo della Scienza dello Spirito è di portare
incontro a tali influenze la propria profonda e sicura
concezione spirituale, in grado di contrastarle.
-
- Immagine: «Influssi»
Floriana Scalabrini – La pittrice colloca l’influsso
della cometa sotto la crosta terrestre
-
Vorrei
chiedere, alla luce di alcuni scritti di Steiner e di
Scaligero, se la mia ansia dovuta all’eccessivo controllo
sul mio comportamento, con conseguente perdita di
spontaneità, e al controllo che nessuno possa vedere il mio
disagio, sia da imputare all’azione arimanica, perché
effettivamente ho il cervello che bolle e continua a cercare
risposte solo in maniera astratta. …Dico questo perché
sento che se mollo un po’ la presa dai miei ragionamenti
astratti che vogliono cogliere la verità solo attraverso il
pensiero ragionato, mi sento un po’ meglio. Ultima cosa:
quali esercizi posso fare per raggiungere uno stato di calma
del cervello? Credo che sia indispensabile essere calmi per
poter ascoltare e comprendere il prossimo e non come faccio
io che all’inizio, per paura di farmi scoprire “malato”
mi nascondo e mi controllo le somatizzazioni e quindi, alla
fine, ho l’ansia di fuggire. Se mi concentrassi, come ha
detto Steiner, partendo dall’interessarmi per una persona
particolare (una ragazza, un amico, un genitore) per poi
allargare l’interesse ad altre persone e sperimentare in
piccolo il senso della fratellanza e delle comprensione?
Spero in un aiuto perché il mio medico antroposofo è fuori
città per due settimane ed io mi sento solo, anche se ho
tanti amici che mi sono vicini ma che non sanno come
aiutarmi.
Pietro di Roma
- Non possiamo parlare di eccessivo
controllo sul nostro modo di comportarci come di una cosa
negativa: in realtà di negativo in questo mondo c’è
proprio l’opposto, una mancanza di controllo sulle nostre
pulsioni, emozioni, istintività, volizioni. Siamo
continuamente trascinati da qualcosa che ci domina e su cui
non esercitiamo il dominio. Se tutti lo facessimo, la nostra
Terra rifiorirebbe, si vestirebbe a festa, cambierebbe il
clima, l’atmosfera, il sole brillerebbe in un’aria tersa
e sana. Ma le passioni ci trascinano, ognuno vuole per sé,
subito, senza curarsi delle conseguenze dei propri gesti,
dell’eventuale male procurato agli altri. Prendiamo, senza
troppo guardare a ciò che viene causato dai nostri
comportamenti considerati “normali”. Cerchiamo di
costruirci il nostro piccolo paradiso privato, a costo
persino di provocare danni alle aree circostanti, o all’ecosistema.
Tanto poi i figli, o i figli dei nostri figli, troveranno
bene il modo di risistemare le cose... Quanto alle risposte
cercate solo in maniera astratta, è questo il primo modo
che abbiamo di trovarle: solo in seguito, quando la mente e
l’anima saranno congiunte, dall’astrazione passeremo
alle idee viventi, e le risposte giungeranno direttamente
dal mondo degli archetipi. Non si può partire dalla fine,
ma dobbiamo avere la pazienza di muovere i primi passi con
umiltà, leggendo i testi che i Maestri ci hanno lasciato
per renderci piú agevole il cammino, vivendo ogni giorno
alcune righe del Vangelo, ripetendo gli esercizi formativi
con tenacia, e soprattutto uniformando il vivere quotidiano
a quanto andiamo via via conquistando sul piano animico. Non
dobbiamo interrogarci troppo su quanto avviene nel nostro
cervello fisico: esso è materia del tutto particolare, che
lavora nella maniera migliore se giace ferma, anzi morta:
cosí come l’acqua morta di uno stagno lascia decantare
sul fondo la propria mota e, non agitandosi, si fa specchio
del cielo. Nel numero scorso dell’Archetipo abbiamo
pubblicato gli esercizi per superare le contraddizioni
interiori: il terzo, quello della equanimità, serve appunto
a rafforzare lo stato di calma. E il quarto, quello della
positività, riguarda la domanda sul nostro interessarci ad
altre persone, rafforzando il senso dell’amicizia e della
fratellanza. Quanto poi all’aspettarci sempre sostegno
dagli altri, da amici, parenti, conoscenti, o dai medici –
anche se antroposofi – questo è un atteggiamento di
passività che va superato: è su noi stessi che dobbiamo
veramente contare e, naturalmente, sull’aiuto – vero,
quello, e gratuito – del Mondo spirituale.
Da
qualche settimana provo un sentimento particolare. Spesso
penso alla mia infanzia e alla mia adolescenza, e in
particolare al rapporto che avevo con i miei genitori.
Volgo l’attenzione anche ai miei amici di allora e i
loro genitori. Compiendo questo movimento, vengo
puntualmente còlto da un indescrivibile senso di
commozione. Sarà perché ora sono diventato padre, ma
ricordare con quanto amore i genitori seguivano i propri
figli mi fa inevitabilmente stringere il cuore.
Francesco Filini
Acquisire un sentimento di
recupero dei valori affettivi nei confronti dei genitori è
molto naturale quando lo diventiamo a nostra volta. L’importante
è che non si tratti di un semplice sentimentalismo
nostalgico, ma sia invece la giusta presa di coscienza del
grado di sacrificio affrontato da chi si è preso cura di
noi, a partire da quando eravamo inabili, fragili, bisognosi
di tutto. E ciò che abbiamo ricevuto dobbiamo a nostra
volta restituirlo, quando è il nostro turno, in maniera
consapevole, con un’amorevolezza non solo “naturale”
ma anche voluta e dedicata. Questo sarà certo il modo in
cui il nostro lettore saprà essere padre.
A
scuola sono il maestro di musica di oltre un centinaio di
ragazzi dagli undici ai quattordici anni. Abbiamo una
piccolissima scuola posta all’estremo limite d’un
paesino di quattrocento anime. Si chiama Perteole ed è nel
Comune di Ruda, nella bassa Friulana. I giovani provengono
da diversi paesi vicini e sono sostanzialmente ragazzi di
campagna. Certo, risentono degli influssi del mondo che li
circonda, è giusto, ma non in modo tanto negativo come in
città. Anche qui ci sono genitori separati, famiglie
disastrate e famiglie meravigliose; anche qui c’è
povertà e ricchezza, non smodate. E cosí il mattino, in
cinque minuti d’automobile, assieme a mia figlia Assia
andiamo a scuola. Lei alle volte scende nella borgata
precedente alla scuola e raggiunge l’edificio scolastico
in pulmino con i compagni. Arrivato, posso ammirare oltre le
brume, se la giornata lo permette, tutto l’arco alpino,
abbracciare questa estrema terra italiana con le vette
innevate per una parte dell’anno. Qualche giorno, se il
cielo è terso, i monti sembrano piú vicini ed una
nostalgia e un desiderio profondo di scalata s’impadroniscono
di me. Una volta ne esultai in modo straripante, ed Assia,
profonda osservatrice, mi riprese dicendo che mai mi aveva
visto tanto eccitato. Produssi un immediato spegnimento di
quell’ardore eccessivo dicendo: «Va bene, hai ragione,
terzo esercizio: non esagerare nell’esultanza o nella
tristezza!». Stesi un velo di contenimento che lei
registrò, silente. Saliamo in classe. La scuola dovrebbe
chiamarsi Statale, ma qui lo Stato vero è la comunità. L’edificio
è costituito da un corpo in stile asburgico a due piani,
con una scala centrale che al piano superiore si apre su due
corridoi: poca cosa, tre classi e la scuola è finita. Il
corrimano è in ferro battuto e legno, il marmo delle scale
addolcito dal calpestío secolare. L’aula di musica è in
fondo a sinistra, una porta blu scuro, come un cielo
notturno, e poi entrando, di fronte a noi, si aprono ampie
finestre che danno sulla campagna punteggiata da qualche
villetta ordinatissima e pulita. Alti pini ed abeti
rinfrescano il cortile. Piú lontano Aquileia Madre ed un
mare Adriatico che si intuisce ma non si vede. La classe è
attorniata da coloratissimi teli orientali che coprono la
faesite puntiforme dell’assorbente acustico. Al soffitto
pendono grandi stelle di cartone, bianche da un lato e nere
dall’altro, con profili curvilinei ed armoniosi. Sono
state realizzate dal bidello, Ezio, che è anche pittore e
simpatizza per l’antroposofia. Era con noi nel viaggio
scolastico delle terze classi di due anni fa, durante il
quale siamo passati per Dornach. Mentre le professoresse che
accompagnavano la gita, nonostante il loro bagaglio
sociologico, culturale, politico e razionalista, non
riuscivano a sentirsi a proprio agio, Ezio era interessato a
tutto. In particolare guardava affascinato il camino della
“casa della caldaia” ergersi verso cielo. I ragazzi, dal
canto loro, in quell’occasione hanno bevuto l’atmosfera
del Goetheanum come spugne silenziose. L’osservazione dell’edificio
camminando all’indietro, come un amico antroposofo ci
aveva consigliato, resterà nel nostro karma futuro. Per
tornare al bidello, egli è particolarmente amato dai
ragazzi, che lo chiamano “Ezio-man” invece di “Super-man”.
Il suo fisico è possente ma non pesante, ha la barba
alpina, il volto segnato da asprezze contadine d’un tempo,
gli occhi buoni, e sembra in tutto e per tutto il re dei
nani. Inizia la lezione: i ragazzi entrano rumorosi e si
siedono sugli ampi banchi, qualcuno su una cassa dimessa d’altoparlante,
vicino ai vecchi tappeti che ho portato da casa, altri sulle
panche, qualcuno su un alto trespolo. Sembrerebbe una
situazione d’indisciplina, ma poi, mentre una ragazza
eletta segretaria mi aiuta, svolgendo il lavoro di
compilazione dei registri, alzo la mano con le dita aperte.
Man mano che chiudo le dita, la classe si acquieta, poi con
un battito sulla cattedra è silenzio. Un minuto di
silenzio. Assoluto. È in questo momento, all’inizio di
ogni ora, con ogni classe, che da anni cerco di avere
pensieri significativi. Un tempo era difficile, ma ora c’è
grande forza ed intensità. Generalmente recito
interiormente un Padre Nostro, poi cerco di guardarli ad uno
ad uno: sono sicuro che qualcuno di loro prega, ma non lo
ammetterebbe mai. Sono anche forti, a sopportare questo
clima intenso. I piú deboli alle volte sorridono
imbarazzati, con aria finto-svagata.. Ma ci vogliamo
profondamente bene. Un giorno, facendo uno sforzo, chiesi al
Cristo che questa comunità possa essere legata al lavoro
che svolgeremo nel futuro e che ciascuno di loro
(rispettando la loro forza interiore) possa essere con noi
nella prossima epoca ventura… E cosí, anche se ci
perderemo di vista in questa vita, so che un filo potente ci
legherà per sempre.
Raul Lovisoni
- Riceviamo e volentieri
pubblichiamo la testimonianza di un amico e lettore, che
dimostra come una valida azione spirituale possa illuminare
la vita quotidiana in un ambiente scolastico.
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Una
immagine particolarmente venerata dagli ortodossi è la
Santa Sophia, della quale esistono molte
rappresentazioni che, se pure con alcune varianti,
contengono sempre lo stesso messaggio.
- In
questa icona, che possiamo leggere anche come la Santissima
Trinità, vediamo in alto il Padre, rappresentato
dalla Legge (il libro posto sopra il tavolo), il quale si
serve dei suoi ministri, suddivisi gerarchicamente in tre
cieli (la volta stellata dietro il Cristo), che
rappresentano, tre a destra, tre a sinistra, due sotto e uno
sopra, tutta la scala angelica al servizio della divinità.
- La
prima Gerarchia (Serafini, Cherubini e Troni) circonda l’immagine.
Nella sfera centrale rossa (il Figlio), il Cristo è
circondato da Toro, Leone, Aquila e Angelo (la fascia dello
Zodiaco suddivisa nelle quattro direzioni cosmiche). Egli
proviene da oltre lo Zodiaco e lo illumina dalla centralità
terrestre, emanando raggi di potere sullo spazio (ondulati)
e sul tempo (diritti).
- Nella
sfera sottostante è la Santa Sophia (lo Spirito Santo), le
cui ali si spiegano sino a contenere il Cristo: è la
Vergine Santa (spesso rappresentata accanto alla Sophia come
metamorfosi di se medesima), purissimo, castissimo
recipiente del Cristo. Il suo trono poggia su sette pilastri
(in questa immagine due sono occultati), tutti di forma
diversa. Ella siede su quattro cuscini di forma ovale,
simboleggianti le tre evoluzioni planetarie passate e quella
presente. Sotto i suoi piedi la Luna, sul suo capo una
corona, e immediatamente sopra vi è il Cristo nella fascia
zodiacale, per cui si può dire che il suo capo è
illuminato da dodici stelle.
- Meravigliosi
segreti sono racchiusi in queste sacre immagini. Per chi
segue la Scienza dello Spirito esse sono come libri scritti
in una lingua familiare.
Icona
e testo di Mara Maccari
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