- Abituarsi
a considerare il tempo dedicato alla disciplina interiore
(Concentrazione e Meditazione) un rifugio assolutamente
privato, inviolabile: un Tempio.
- Combinare
questo approccio con un intento ferreamente determinato;
sarà allora possibile la sintesi dello sforzo con la
forma esecutiva perfetta, senza compromessi.
- Tale
sintesi è la condizione necessaria per realizzare uno
stato attivo intenso, l’unico che spinga a maturazioni
nuove, a concrete capacità interiori.
- Per
portare a buon fine un reale progresso, devono venire
soddisfatte le componenti dell’ascesi.
- Si
accenna in questo caso ai provvedimenti etici che educano
i moti spontanei rispondenti alle zone estracoscienti del
sentire e del volere (per esempio con la pratica dei
cinque ausiliari, che tutti sembrano conoscere e che sono
per un certo verso la somma dell’intera preparazione al
travolgente risveglio cosciente dello Spirito nell’umano),
cosí che nelle successive Concentrazioni possa sempre
venir tentata una maggiore
intensificazione
progressiva senza che risonanze animiche ed esterne non
abbiano già disfatto il delicato tessuto che l’esercizio
del pensiero costruisce.
- Anche
se il rinnovarsi delle forze in gioco e la maturazione
strutturante di quanto viene coltivato ha luogo fuori,
nelle profondità della spontanea immersione nel mondo, il
piú intenso sforzo cosciente si accende nel Tempio della
disciplina.
- Ogni
esercizio di Concentrazione non deve essere mai uno dei
tanti… Ma un’opportunità sacra, irripetibile per l’interiore
attivazione del Volere che riconduce la debole realtà
umana al suo Principio.
- Ciò
va ricordato sino nelle membra, prima di ogni esercizio,
breve o prolungato o complesso che sia.
- Cogliere
ogni volta l’opportunità di rendere l’esercizio a cui
ci si accinge, impeccabile, piú che perfetto: per forma,
sforzo, attenzione.
- Questo
è possibile farlo sempre, fintanto che
incentreremo ogni nostro interesse soltanto sull’esercizio
che stiamo per fare.
- Se
permettiamo alla mente di scivolare verso altre azioni,
altri momenti, o peggio se permettiamo alla memoria di
rinnovare il pesantissimo e paralizzante ricordo del già
fatto, perderemo l’integrità del tessuto animico
indispensabile per offrire il massimo supporto magico all’esercizio
presente.
- Affrontare
dunque un esercizio per volta, di piú: un pensiero alla
volta come fosse l’ultimo, l’assoluto.
- Fare
di ogni singolo pensiero il veicolo di un ulteriore passo
entro il Tempio della disciplina interiore, dove si
diviene il Signore dei pensieri.
- Allora
faremo di ogni esercizio svolto un esempio meraviglioso di
un mondo interiore disciplinato ed attivo.
- Facciamolo
dunque e avremo vissuto il momento attuale completamente
isolato dal Passato e dal Futuro: dagli errori e dalle
ansie.
- Quando
si procede nell’esecuzione dell’esercizio, immergersi
soltanto nel momento presente.
- Si
acquisterà cosí il potere di vivere coscientemente il
momento presente anche in molti altri accadimenti della
vita: base per una produttività feconda, per l’armonia
e la contentezza interiore.
- Quando
si entra nel luogo che si è scelto per il raccoglimento
profondo, tutte le questioni non pertinenti all’esercizio
interiore vanno abbandonate.
- Spegnere
il cellulare, chiudere porta e finestre, allontanare con
accuratezza ogni fonte di disturbo per quanto ciò sia
possibile. Isolarsi da tutte le ulteriori distrazioni
(oggetti o pensieri) che possono sedurre dove e quando si
compie il rito.
- Se l’invadenza
di un impulso «devo assolutamente ricordarmi di
telefonare a X» è sopraffacente, alzarsi con calma,
scrivere su un foglio di carta ciò che sembra
improcrastinabile non dimenticare, poi riprendere l’esercizio
dall’inizio; non drammatizzare fatti consimili: sono
semplici scaramucce.
- È
possibile, giunto il tempo della vera autodisciplina e
della maturità, eseguire le operazioni piú delicate nei
momenti in cui i pensieri ed i turbamenti generali sono
vicini allo zero, ad esempio nelle ore tributate dagli
altri uomini al sonno.
- Evitare
per molto tempo l’approccio sbagliato alla disciplina
che si produce inserendola tra due attività assai
impegnative.
- Dedicare
a questa il tempo necessario per poter svolgere l’esercizio
senza sentire la pressione non necessaria del tempo.
- Il
tempo dedicato all’opera interiore deve essere sentito e
voluto come sacro.
- Quando
gravi emergenze costringono all’interruzione del rito,
“staccare” con imperturbabilità: ricordarsi,
parafrasando i Vangeli, che gli esercizi sono per l’uomo
e non viceversa.
- In
fondo l’arte nostra è una sequenza di atti di
equilibrio continuamente compromessi.
- Al
contempo gli esercizi devono venir protetti e rispettati:
sono momenti in cui ci addestriamo a venire inghiottiti
dall’ignoto.
- Dobbiamo
porre un no deciso alle intrusioni della famiglia o del
piú caro amico.
- Non
farlo mai per adornarsi di originalità o per alienarsi
dalla famiglia e dagli amici.
- Farlo
per proteggere ed onorare il sacro, vivente percorso che
ci è stato donato, e per l’impegno devoto che ci siamo
assunti accogliendolo.
- Senza
una tale convinta applicazione, il nostro fare sarà
sempre troppo scarso: cerchiamo di non coltivare illusioni
in questa direzione.
- La
vita non è infinita. Se si vuole il meglio, bisogna
operare al meglio possibile, su base regolare, per tutto
il tempo concesso.
- Quando
si inizia il rito bisogna entrare in un altro mondo: è il
Tempio.
- Farlo
su base regolare permette anche al progresso dei nostri
sforzi di entrare in un altro mondo.