Etica

Alcuni brillanti quanto temerari biologi hanno avanzato l’ipotesi che lavorando sui resti fossili sia possibile rigenerare, attraverso il DNA, tali e quali i dinosauri, e renderli vivi e vegeti come erano milioni di anni fa. Pur se questo azzardato progetto genetico, come è auspicabile, rimarrà nel dominio della fantascienza e i funambolismi chimici dei novelli dottor Mabuse non li resusciteranno dalle nebbie della protostoria terrestre, i dinosauri la fanno in ogni caso da padroni sia nella paleontologia sia nella letteratura e cinematografia recenti, che ne hanno diffuso il culto persino tra i bambini. Libri, film, gadget e giocattoli si ispirano abbondantemente a questi mastodonti vissuti nelle ère antidiluviane del nostro pianeta.
Peraltro, il mistero che li circonda è forse maggiore dell’interesse scientifico e ludico di cui sono oggetto. Quando e come apparvero sul palcoscenico naturale? Come riuscirono a vivere in un ambiente tanto ostile, e quale immane e subdolo incidente cosmico ne provocò la repentina e totale estinzione? Questi gli abituali interrogativi riguardanti i grandi sauri che furono protagonisti di un periodo primordiale della vita sulla Terra. La scienza, aiutata dalla realtà virtuale, ha tentato di rispondervi con elaborate e fantasiose ricostruzioni, che hanno soltanto portato a piú discutibili congetture.
Un particolare comunque non è stato mai indagato, ed è il perché della diversa propensione alimentare di queste creature che le divide in due gruppi ben distinti: da una parte i carnivori e dall’altra gli erbivori. È, a lume di conoscenza, la prima scelta vegetariana di una specie animale. Ci si chiede quindi quale tipo di pulsione spinse i megarettili a optare per l’una o l’altra dieta. La scienza positivistica risponde con una scontata enunciazione, attribuendo la loro opzione a una fortuita combinazione cromosomica, dunque a una casualità biochimica. Piú complessa è invece la risposta della scienza esoterica, la quale sa che le specie animali si conformano, attraverso un processo simbiotico sottile, agli umori emanati dalla psiche umana, e quindi particolari inclinazioni, cosí come mostruosità e deformazioni, altro non sono che il rispecchiamento di uguali caratteristiche e degenerazioni interiori umane. Il Minotauro cretese insegna.
In chiave materialistica si obietterà che al tempo dei dinosauri, stando alle notizie che le documentazioni evoluzionistiche ci forniscono, la Terra non conosceva ancora la creatura umana. Sappiamo invece, alla luce delle rivelazioni esoteriche, che pur non comparendo in veste fisica l’uomo era già presente e influenzava gli elementi intorno a lui, a sua volta influenzato dalle forze del dualismo cosmico superiori e inferiori. In ogni epoca e situazione biologica forze esteriori, dall’alto o dal basso, hanno permeato l’ordine cosmico e gli elementi che lo compongono. Le antiche dottrine teistiche arrivarono a ritenere per questo fausti o infausti persino i luoghi su cui edificare abitazioni, templi o intere città. Roma venne fondata secondo le valenze magico-misteriche del 7, e i cinesi elaborarono la teoria del Feng Shui per stabilire se le energie di un dato luogo fossero piú o meno positive per l’insediamento di una comunità.
Gli antichi Veda indiani spinsero all’estremo il concetto della simbiosi tra l’uomo, gli esseri animati e gli elementi che formavano l’atma, l’universo assoluto, fino a concepire la totale interdipendenza tra essi, per cui l’estinzione di uno induceva ogni altra creatura a ritenersi totalmente coinvolta. Ecco allora il rispetto, ai limiti del parossismo, di ogni forma di vita. Si narra dell’imperatore Ashoka, che girava per le stanze del suo palazzo con una garza sulla bocca per evitare che persino i moscerini potessero venir aspirati e uccisi dal suo respiro. La pratica vegetariana nacque da questi princípi morali e ideali, oltre che religiosi.
Dall’India il vegetarianesimo, inteso come norma liturgica, passò alle comunità essene del Medio Oriente, approdò poi in Grecia, dove venne adottato dai culti orfici, e Pitagora ne introdusse le regole di restrizione alimentare nei suoi collegi.
In base all’antica chiaroveggenza, tutte le conoscenze riguardo alla natura delle cose, alle loro qualità e virtù, alla loro disponibilità ad aprirsi alle forze positive o negative agenti nell’ordine cosmico, venivano fissate in codici e rigorosi decaloghi. Tuttavia, erano soprattutto agli animali superiori e agli uomini che tali dettami si riferivano. Ma qual era il principio che rendeva pura o immonda una creatura, e attraverso quale veicolo biologico o altro le energie capaci di degradarla o di nobilitarla penetravano il suo organismo? Tutto avveniva attraverso il sangue, e gli Iniziati attribuivano a questo elemento proprietà misteriche e sacrali.
Omero nel canto XI dell’Odissea racconta della discesa di Ulisse nell’Ade, dove intende interrogare l’indovino tebano Tiresia, e farsi predire l’esito del suo interminabile viaggio. Per formulare il suo vaticinio, Tiresia chiede di poter bere il sangue delle vittime immolate dall’eroe greco. Soltanto quella mirabile sostanza può infatti dargli la facoltà di ricollegarsi al mondo fisico dei viventi.
In epoche piú vicine a noi, è da Goethe che riceviamo un’ennesima attestazione della particolare qualità del sangue. Ecco quanto avviene in proposito nella prima parte del Faust, quanto questi, insoddisfatto e deluso di ogni aspetto della vita e della scienza, stringe un patto con Mefistofele. La scena si svolge nello studio di Faust:
In cosa consiste la peculiarità del prodigioso succo di cui si alimenta la vita degli animali e degli uomini? Ce lo spiega Rudolf Steiner nella sua conferenza tenuta a Berlino il 25 ottobre 1906:
«Tutto ciò che si trova in merito al sangue nelle saghe e nelle antiche concezioni del mondo è di grande importanza, perché in quegli antichissimi tempi si aveva una saggezza che ben sapeva in merito al sangue, quel succo peculiare che è la stessa vita umana che scorre, e alla sua importanza per il mondo. …Si deve indicare che l’uomo consiste di corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale ed Io, ossia della vera e propria vita interiore; che in tale vita interiore vi sono i germi dei tre ulteriori gradini dell’evoluzione che nasceranno dal sangue, vale a dire per manas, budhi e atma, oppure con parole moderne per “sé spirituale” (manas), in contrapposizione al sé corporeo, “spirito vitale” (budhi),”uomo spirituale” (atma). …Il sangue è l’espressione del corpo eterico individualizzato, come il cervello e il midollo spinale sono un’espressione del corpo astrale individualizzato. Attraverso tale individualizzazione nasce ciò che si esprime nell’Io. …Il sangue è l’espressione dell’Io»(2).
L’antica chiaroveggenza era avvertita delle leggi che regolano l’universo, la natura e l’uomo; sapeva che tutto parte dall’uno e all’uno ritorna, dopo cicli di evoluzioni e di reincarnazioni, dalla materia fisica inerte fino all’atma. E che quindi tutto ciò che esiste è strumento finalizzato a tale realizzazione, e pertanto va rispettato, protetto, venerato come emanazione della divinità e della sua incessante opera creatrice che si realizza attraverso la sublimazione della materia e dell’essere umano. Grazie a queste conoscenze profonde gli uomini avevano la consapevolezza estrema di essere parte del grande corpo universale, insieme ad animali e insetti, fiori e pietre, acqua e polvere, aria e fuoco, vento e pioggia.
Oggi ci muoviamo come orchi maldestri e recidivi in uno scenario naturale che risente della nostra alienazione dal sacro e dal trascendente. Per cui tutti gli oggetti, le creature e gli elementi vengono considerati alla stregua di puri e semplici supporti materiali alla nostra necessità esistenziale. A tal fine è lecito tutto consumare, usare, logorare, persino offendere, in un’impunita smania di predazione.
È tempo, se vogliamo salvarci e salvare la terra, di praticare rinunce e temperanze. Oltre all’antica legge del Decalogo, “non uccidere” (la vita nella sua totalità), la nuova del Vangelo, che ci dice di amare il prossimo come noi stessi, cioè rispettare i minerali, le piante, gli animali e gli altri uomini, che insieme a noi si sacrificano e soffrono portando a termine l’ineffabile progetto che ci renderà divini.

Ovidio Tufelli

(1) W. Goethe, Faust (traduzione di V. Errante).
(2) R. Steiner, Il sangue è un succo molto peculiare, Editrice Antroposofica, Milano 1989.