Redazione

Mosso dal convincimento di fare cosa giusta esprimo la necessità di portare a conoscenza dell’amico, per mezzo dell’Archetipo, una correzione che a suo tempo (oltre cinquant’anni fa) il dott. Giovanni Colazza ebbe, in privato e in riunione pubblica, occasione di evidenziare. La non precisa rappresentazione del passaggio delle forze relative al primo esercizio dei cinque esercizi preliminari. Effettivamente sembra essere diffusa questa errata rappresentazione persino negli ambienti dell’Antroposofia per cosí dire ufficiale. Leggendo l’articolo dell’amico Piscitelli, giunti al punto dove viene descritto il passaggio delle forze, cosí si legge: «…Al termine della concentrazione, avvertendo in sé il sentimento di fermezza e di sicurezza, lo si concentri in un punto interno della fronte, all’altezza dello spazio tra gli occhi. Da quel punto sorge una corrente eterica che avanza sino alla fronte e si divide in due linee, che cerchiano il capo verso destra e verso sinistra e si ricongiungono alla nuca per ricadere dietro la schiena, lungo la spina dorsale. A questa corrente che discende ...collegare le parole fermezza e sicurezza».
Ora riportiamo il punto come viene descritto da Massimo Scaligero in Manuale Pratico della meditazione: «.…alla fine dell’esercizio (II tempo), si cerchi di portare a piena consapevolezza il sentimento di interiore fermezza e sicurezza che, con attenzione piú sottile, si potrà presto notare nella propria anima: lo si concentri in un punto alquanto interno alla fronte, tra le sopracciglia. Si concluda (III tempo) con l’immaginare una linea movente direttamente da questo punto verso la nuca e scendente lungo il solco mediano della schiena (dal cervello alla colonna vertebrale), come se si volesse riversare quel sentimento in tale parte del corpo».
Ed infine portiamo a confronto il testo della fonte da cui sono stati tratti questi esercizi, Dai contenuti della scuola esoterica di Rudolf Steiner, O.O. 245: «…Alla fine dell’esercizio, si cerchi di portare a piena consapevolezza l’interiore sentimento di fermezza e di sicurezza che, con piú sottile attenzione, si potrà presto notare nella propria anima. Si concluda l’esercizio, concentrando questa forza in un punto interno alla testa, tra le sopracciglia, conducendolo poi lungo la linea mediana della schiena (cervello – cervelletto – midollo spinale), come se si volesse riversare quel sentimento in questa parte del corpo».
Confrontando i testi si può rilevare la sostanziale coincidenza del testo di Massimo Scaligero con quello del dott. Steiner, mentre nella descrizione del nostro amico si nota una divergenza in alcuni punti per sfumature che però hanno rilevanza.
Data la delicata materia, il punto all’altezza dello spazio tra gli occhi non è preciso; il Dottore dice: «in un punto interno alla testa, tra le sopracciglia», e Massimo Scaligero nella sua opera dice: «in un punto alquanto interno alla fronte, tra le sopracciglia». Non si tratta di essere pignoli, ma molto precisi. È il rigore che esige la Scienza dello Spirito che noi non dovremmo dimenticare. Come si è potuto constatare, in nessun caso si parla di divaricare la forza dal punto centrale, dal punto interno della testa, facendolo riemergere nella fronte e fasciando con movimento divaricato a destra e a sinistra. È detto «...conducendola poi lungo la linea mediana della testa. Qui il dott. Colazza fece un disegno alla lavagna che riproduco, allegandolo alla presente. È evidente che l’amico Piscitelli riporta fedelmente, in buona fede, quanto a lui trasmesso. Tuttavia io posso testimoniare con fedeltà ciò che dicono il dott. Colazza, discepolo diretto del Dottore, e Massimo Scaligero, discepolo diretto di Colazza.
Vorrei richiamare l’attenzione ancora su di un punto. La precisione espositiva, corrispondente allo stato di fatto al quale si riferisce una qualsiasi descrizione, è della massima importanza e valore. Questi esercizi, oltre al loro valore formativo di capacità interiori, hanno anche virtú protettive contro gli eventuali possibili errori nella vita meditativa futura del discepolo; da qui la importanza della precisione relativa alla descrizione del movimento delle correnti eteriche.

Romolo Benvenuti

Una doverosa precisazione per il pubblico, oltre che per l’autore dell’articolo che ne terrà sicuramente conto nelle sue future meditazioni.

Mi kiamo Pietro di Roma ed ho 32 anni di cui 12 passati abbastanza male. Infatti soffro di disturbi psicosomatici che non mi fanno vivere bene anzi... mi fanno soffrire molto. In questo momento sono tormentato da pensieri ossessivi che cerco di spiegare sperando di non tediare. Ho iniziato a studiare l’antroposofia seriamente da 5 mesi perké il mio medico omeopatico mi ha suggerito alcuni libri quali l’Iniziazione ed altri. Mi interessa da morire ma allo stesso tempo a livello di vibrazioni o comunque di cuore non sento nessuna risposta, anzi la mia mente risponde in maniera ossessiva alle risposte che Steiner dà dell’esistenza. Per esempio proprio adesso sono ossessionato dall’idea che forze arimaniche e luciferine si possano impossessare di me senza capire quali siano invece le forze cristiche. Piú ci penso e piú non controllo la mente che sfocia poi in somatizzazioni (sudorazione) e assenza di concentrazione sul tempo presente. È come se non vivessi piú perké controllo qualsiasi mia mossa. …Vorrei dei consigli perké credo che sia fuori strada rispetto a come reagisco all’antroposofia e soprattutto al concetto di libertà.
…È facile dire di fare gli esercizi ma si sa, lo dice lo stesso Steiner, che ci vuole tempo per essere padroni della concentrazione...

Pietro di Roma

Non c’è tedio nell’ascoltare i problemi delle persone, solo una piena coscienza delle difficoltà che si incontrano se le si vogliono aiutare. Soprattutto, ben sapendo che nessuno in verità vuole veramente essere aiutato a cambiare, perché in quel modo è abituato a sentirsi, e non vorrebbe divenire diverso, anche se migliore, per tema di essere meno se stesso. E inoltre, i cambiamenti veri avvengono solo quando si ha la volontà di conoscersi fino in fondo, e da quel che si trova s’inizia a costruire qualcosa di migliore. L’aiuto dei libri di Steiner è possente, cosí come lo è quello dei libri di Massimo Scaligero, di cui consiglio la lettura, che vale come meditazione ed esercizio di pensiero. Quanto alle ossessioni, occorre non dar loro troppa importanza: se si comincia a lavorare seriamente con gli esercizi, primo fra tutti quello della concentrazione, esse si sgonfiano e mostrano la loro inconsistenza. Piuttosto curerei il disturbo dell’ortografia: variare un “ch” in “k” lede la dignità non solo della lingua, ma della Tradizione dei Padri, che si deve onorare e rispettare. Non si può confondere il concetto di libertà con quello dell’arbitrio. Se attraverso una piena dedizione allo studio e alla pratica dell’antroposofia si arriva a distinguere fra le due cose, già si sono fatti i primi giusti passi che conducono alle soglie del divino.
In merito agli esercizi, non si tratta di esserne padroni, ma di decidere di dedicare ad essi pochi minuti al giorno, non aspettandosi di vedere subito grandi risultati, bensí lasciando che siano essi ad agire, lentamente, rimettendo ordine tra i nostri elementi costitutivi: pensare, sentire e volere. Dobbiamo solo attivare il nostro Io per breve tempo, in modo che una volta tanto sia lui a determinare un’azione e non gli eventi che ci fanno agire di riflesso. Quanto agli Ostacolatori, essi svolgono il loro còmpito: ci sono necessari per conquistare la nostra libertà individuale attraverso il superamento dei tranelli che continuamente ci tendono. Man mano che avanziamo nel lavoro interiore, ci troviamo a oltrepassare barriere luciferiche e arimaniche che credevamo insormontabili, e ci rendiamo al contempo conto che la funzione dei nostri Avversari è di spronarci alla lotta contro la nostra istintività, per procedere verso la luce del Logos da cui ci siamo staccati all’inizio e alla quale, liberamente, dobbiamo tornare.
 

Il movimento degli occhi consente espressioni estremamente varie. Gli altri atteggiamenti del viso sono soltanto le consonanti aggiunte alle vocali degli occhi. La fisionomia è dunque il linguaggio mimico del viso. “Quello ha molta fisionomia” significa: “il suo viso è un organo vocale compiuto, preciso e idealizzante”. Specialmente le donne hanno una fisionomia idealizzante. Esse sono capaci di esprimere le sensazioni non solo con verità, ma anche con fascino e bellezza, in modo ideale. La lunga consuetudine insegna a comprendere il linguaggio del viso. La fisionomia piú perfetta deve essere universalmente e assolutamente comprensibile. Si potrebbero chiamare gli occhi un pianoforte luminoso. L’occhio si esprime in modo simile alla gola con toni piú alti e piú bassi (le vocali), con lampeggiamenti piú deboli e piú forti. I colori sarebbero forse le consonanti della luce?

Novalis

da: Frammenti (N. 1165)

immagine: Raffaello «Dama con liocorno» (particolare)