Quando
un essere umano che persegua le vie dello Spirito ha
raggiunto lo stato di coscienza opportuno, gli si fa
incontro il Maestro opportuno. Al momento altrettanto
opportuno della vita l’incontro è certo, sicurissimo. E
si potrà sempre ringraziarne la Provvidenza. Si sa che
Rudolf Steiner poteva ormai contare, nel primo decennio
del secolo XX, su tanti discepoli sparsi per l’Europa,
la maggior parte divenuti tali in seguito a lettura di
opere del Dottore o per aver avuto il privilegio di
assistere direttamente alle Sue conferenze. Ad un certo
momento (1913) Rudolf Steiner, il Maestro, volle conoscere
l’italiano Giovanni Colazza, un medico poco piú che
trentenne, già buon amico della signora Marie von Sivers.
Mi è stato riferito che l’incontro avvenne per
appuntamento a piazza di Spagna, piú o meno in questo
modo: Rudolf Steiner era accompagnato da Marie von Sivers,
che doveva fare le presentazioni. Lasciando indietro di
qualche passo la von Sivers, lo Steiner mosse con passo
deciso verso il Colazza, consegnando nelle Sue mani senza
preamboli un libro. Il libro era in francese e il suo
titolo era L’Initiation. Massimo Scaligero (come
riferí alla persona che scrive in uno dei tanti incontri
personali), al vedere questo volume – che poi Giovanni
Colazza aveva fatto rilegare in pergamena interponendo tra
le pagine stampate tante pagine bianche per appuntarvi i
suoi memoranda di studio – si meravigliò che fosse in
francese, sapendo che il Colazza conosceva bene il
tedesco, ma è verosimile che, a quel momento, il
destinatario del prezioso dono non possedesse ancora tanto
la lingua, quanto nel seguito per via dei suoi assidui
rapporti con Dornach. Il libro, L’Iniziazione,
era tradotto in un eccellente francese da Jules Sauerwein,
il diretto discepolo francofono del Dottore, la cui
bellissima introduzione rivela l’intimità del
traduttore con l’altissimo e diretto Magistero. Massimo
Scaligero non può nascondere il suo disappunto, nelle
note autobiografiche pubblicate col titolo Dallo Yoga
alla Rosacroce, per il fatto che un libro come quello
sia andato a finire in una rivendita di libri usati (non
un carrettino, come Lui scrive), pur se per tal via
è tornato poi nelle mani devote di un cultore di Scienza
dello Spirito. È interessante notare che sulle pagine
bianche interposte tra le pagine del testo, Giovanni
Colazza aveva marcato con segni a matita di varia e
significativa incidenza tutte le frasi “chiave”, quali
poi si ritroveranno rielaborate in forma di magistrale
esegesi nelle conferenze pubblicate sulla rivista
«Graal» (1-18, 1983-87) e nel libro Dell’Iniziazione
di G. Colazza, Ed. Tilopa 1992. Su alcune delle pagine
bianche Colazza aveva anche scritto, sempre a matita, non
pochi appunti. Essi purtroppo sono stati cancellati, forse
dagli eredi prima di disfarsi del libro, o dal libraio
acquirente; se ne scorgono appena le tracce. Ma è lecito
credere che quest’ultima circostanza rappresenti un
nesso karmico, onde nessuno violasse [come scrive l’editore
nella prefazione all’opera summenzionata], «il magico
silenzio del quale Egli [Colazza] rivestí il suo
magistero».
Valmes
- Ringraziamo il lettore per
questa testimonianza che ci offre l’occasione di
ricordare un Maestro come Giovanni Colazza e il suo
prezioso insegnamento, fulcro centrale verso cui è
orientata la nostra rivista.
…Mi
sapreste dire se Zviad Gamsakhurdia, il primo presidente
della Georgia post-sovietica, era iscritto alla Società
Antroposofica? So già per certo che era antroposofo.
Lorenzo Santi
- Le biografie del grande statista
Zviad Gamsakhurdia – nato a Tblisi, in Georgia, il 31
marzo 1939 e scomparso il 31 dicembre 1993 nella regione di
Tsalenjikha, nella Georgia occidentale, in circostanze
definite tragiche e misteriose – parlano di lui come di
una figura di spicco, sin dall’adolescenza, nell’organizzazione
di una decisa opposizione al regime sovietico e di una sua
rivendicazione dell’indipendenza nazionale, che fu poi
ottenuta con il sacrificio dei patrioti ma anche con il suo
energico, sostanziale e illuminato apporto. Oltre a una
grande devozione per la fede ortodossa, viene ricordato un
suo coinvolgimento nell’antroposofia. Gamsakhurdia è
autore di una pubblicazione, che sarebbe per noi di sicuro
interesse ma purtroppo non ancora tradotta, intitolata La
concezione goethiana del mondo dal punto di vista
antroposofico, apparsa su «Tsiskari», Tblisi, n. 5,
1985. Svolse un indefesso lavoro per il riconoscimento dei
diritti umani e per una duratura pace nel mondo – ciò che
lo rese ufficialmente candidato al Premio Nobel per la Pace
nel 1978 – e si dedicò a numerose iniziative in campo
sociale e culturale, soprattutto nel periodo che l’ha
visto Presidente della Repubblica georgiana, dal 1991 alla
sua morte. Se fra i nostri lettori vi sarà qualcuno in
grado di fornire notizie piú precise, ospiteremo volentieri
un approfondimento sull’argomento.
A
proposito dell’articolo a pag. 9 de «L’Archetipo»
del febbraio 2002 sull’Euritmia Mantrica, che credo
significhi meditativa, non capisco quale sia la
peculiarità di questa Euritmia: essendo sempre l’Euritmia
anche meditazione. Anch’io pratico l’Euritmia –
terapeutica – e mentre la eseguo, sempre piú la vivo in
collegamento con il Mondo Spirituale, con le Gerarchie:
cosí mi ha sempre guidata la mia ottima terapeuta, che si
è preparata per 5 anni in Germania in questa Arte; e
molte volte, di mia iniziativa, a casa, mi preparo agli
esercizi proprio recitando e meditando il mantra
riportato nel suddetto articolo. Ho letto che il Dottore,
ad una amica che gli chiedeva quale meditazione ritenesse
giusta per lei, rispose: «Ma Lei non fa Euritmia?».
Ida Celli
Tutta l’euritmia è spirituale
– tanto quella terapeutica quanto l’artistica o la
pedagogica o la meditativa – riferendosi essa ai movimenti
sovrasensibili delle forze solari eteriche. Chi esegue l’euritmia
nel giusto modo entra in connessione con tali forze.
Ovviamente però, come è indicato già dalle diverse
denominazioni, ogni tipo di euritmia assume una particolare
coloritura, uno specifico compito. Con questo non si intende
dichiarare la superiorità dell’una sull’altra, perché
ciascuna ha un ruolo nell’àmbito che le è peculiare. Non
possiamo dire che la terapeutica sia superiore alla
pedagogica, all’artistica, alla meditativa o viceversa.
All’interno di tali àmbiti ci sono però differenze
prodotte dal diverso ruolo. La meditativa, o mantrica,
semplicemente si riferisce all’atto meditativo e alle
forze ivi operanti, come la terapeutica si riferisce al
riequilibrio di forze non in armonia, ottenuto attraverso
determinati movimenti. Funzioni diverse nello stesso
àmbito: quello eterico-immaginativo. Un contenuto
meditativo trae origine dalla saggezza spirituale e contiene
in sé forze oggettive obbedienti a leggi cosmiche,
trascendenti l’umano, le quali hanno una forma che è loro
data dalle forze formatrici macrocosmiche operanti anche nel
microcosmo umano. Attraverso le figurazioni euritmiche –
realizzate nello spazio, per lo piú accompagnate da mantram
di Rudolf Steiner – è possibile portare tale forma sul
piano visibile. Teniamo sempre presente che può essere vero
anche ciò che si ignora. Occorre rendersi conto di quanto
sia importante, in un momento cosí tragico per la storia
della nostra epoca, evitare critica e giudizi,
lavorare con umiltà, ciascuno nel proprio campo,
realizzando amore e dedizione verso lo Spirito e l’umanità:
l’euritmia “tutta” costituisce uno strumento
particolarmente attivo e valido per aiutare le forze
evolutive della Terra.
Riguardo poi a quanto riferito
sulle indicazioni di Rudolf Steiner, il fatto cioè che l’euritmia
sia già di per sé meditativa, questo non ci esime dal
seguire la Via attraverso gli esercizi e la meditazione. Una
cosa non esclude l’altra, ma al contrario la integra.
Ho
letto sull’ultimo numero dell’Archetipo di maggio che
San Giovanni Battista non si nutriva di locuste. Ma è
proprio il Vangelo a dircelo, e so anche che questo è
stato interpretato da molti Padri della Chiesa come un
cibarsi di ciò che nuoce alle colture e quindi come un
servigio reso all’umanità. Perché disconoscere questo
lato positivo del Santo?
Vanni D’Oreste
Nella conferenza tenuta a Berlino
il 23 novembre 1909, Profondi misteri del divenire dell’umanità
alla luce del Vangelo di Matteo («Graal» XIII, 51-52,
Tilopa, Roma 1995, p. 111), Rudolf Steiner ci parla dei
Nazirei e della preparazione al nazireato, durante la quale
i discepoli dovevano tenersi lontani dall’elemento
animale, cibandosi esclusivamente di alimenti vegetali. A
tale proposito, precisa: «Una disciplina di vita simile fu
scelta anche da Giovanni Battista quando si nutriva di
carrube e di miele selvatico. Nei Vangeli è scritto che il
suo nutrimento consisteva in locuste e miele selvatico, ma
si tratta di un errore di trascrizione, perché molto
difficilmente nel deserto avrebbe potuto dar la caccia alle
locuste. Già in altre occasioni vi ho fatto notare errori
simili». Ora, l’albero del carrubo è del tutto
assimilabile, nelle zone desertiche della Palestina, a
quello dell’acacia selvatica citato nell’articolo di
Ovidio Tufelli, essendo entrambi appartenenti alla famiglia
delle Leguminose. Quanto al servigio della “disinfestazione”,
crediamo che siano stati altri, e ben piú grandiosi, i
servigi resi dal Battista all’umanità!
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