Sociologia


Se si fosse portati a credere che questo scritto di Massimo Scaligero sia stato superato dagli eventi verificatisi in seguito alla sua scomparsa fisica, basta meditare appena qualche passo del saggio in questione per rendersi immediatamente conto che le cose non stanno affatto cosí.
Infatti Scaligero – come testimonia ancor piú dei suoi profondissimi libri il suo percorso esistenziale, che si potrebbe ben definire un’inarrestabile marcia spirituale – è un autentico rivoluzionario; rimarrebbe quindi deluso chi si accostasse al libro con l’intimo desiderio di vedere concretizzati in uno scritto iniziatico i propri impulsi soggettivi, contraddistinti probabilmente da quell’anticomunismo patologico – che ha certamente caratterizzato la visione di quegli ambienti cosiddetti spirituali – identificantesi in larga parte con la destra tradizionalista, controrivoluzionaria, filoatlantica. Già dalla prima pagina l’Autore fa piazza pulita degli usuali luoghi comuni, elevando immediatamente il tono in una sfera rigorosamente noetica e apolitica o ancor meglio, se il termine non fosse cosí abusato, metapolitica: «Ci viene annunciato da qualche parte che il marxismo è superato. Occorre chiedersi dove è stato superato e se vi sia qualcuno che l’abbia veramente superato, e come. Se non ci fosse il marxismo nel mondo, o sovietico o dei Paesi satelliti, o cinese, o come semplice presenza di partito, la situazione sarebbe grave: perché la marcia del materialismo si effettuerebbe su tutti i fronti terrestri, indisturbata, legittimata, sotto il segno della democrazia e delle tradizioni. La meccanizzazione della vita, religiosa culturale sociale economica, lo scientismo agnostico, l’intellettualismo privo di ispirazione interiore epperò privo di moralità, lo statalismo raffinatamente legalizzato, continuerebbero tranquillamente la loro opera di automatizzazione e animalizzazione dell’uomo, senza contrasto frontale. Per fortuna nel mondo c’è il comunismo, che disturba molti piani» (1).
Sia la democrazia occidentale sia il marxismo, continua lo Scaligero, derivano da un pensiero dialettico, un pensiero morto, dunque, che non ha la capacità di elevarsi a tal punto da concepire l’autentica Rivoluzione, un moto ideale che sovverta veramente la condizione quotidiana dell’uomo, sia esso marxista o euroamericano, che è quella di uomo totalmente condizionato dalle leggi di natura, nel quale non è la viva luce creativa, la pura noesi apsichica, a pensare, ma il meccanicismo fisico, cerebrale, ad imporsi illegittimamente nel suo tessuto spirituale e a segnare cosí, purtroppo tragicamente, tutto il suo percorso esistenziale. «La Rivoluzione in sostanza è mancata di ciò che veramente può farla: l’idea. …È questa la contraddizione sia della esperienza marxista come della civiltà europeo-americana: prendendo le mosse da una serie unidimensionale di determinazioni del pensiero, la persona si trasferisce fuori dell’attualità immanente dell’esperienza, ignorandone l’intima normatività (proprio in quanto non conosce l’intima normatività del pensiero messo in gioco) e realizza unicamente il principio di un’automatica corrispondenza di legge a fenomeno, usando ciecamente della sua oggettività, a soddisfazione inesauribile delle proprie brame» (2).
Consequenziale è quindi, per lo Scaligero, il materialismo metafisico che scaturisce da una tale visione, originariamente proprio fondata sul legittimo valore dell’esperienza e dell’immanenza, un materialismo metafisico che produce, a livello sociale, una medianità collettiva, contraddistinta dalla progressiva e tragica immersione dell’umano in stati di coscienza regressivi, tipici di un modello di civiltà precedente a quella dell’anima cosciente: «Stomaco, egoismo, sesso, qui sono un’unica forza in veste ideale, ora semplicemente razionalistica, ora mistica. Ma a questo punto, il serpente si morde la coda: i grandi materialismi si toccano. L’Oriente moscovita e pekinese vale l’Occidente del jazz, del trust, dello standard: dello statalismo e della nazionalizzazione delle forze economiche. L’uomo automatizzato incontra se stesso, anche se finge di non riconoscersi : non può non conciliarsi con se stesso, per una cieca lotta contro la civiltà» (3).
La risposta dell’autentica Comunità Spirituale al modello di civilizzazione super materialistica angloamericana, ormai imperante a livello planetario, proposta dalla visione iniziatica di Massimo Scaligero, non è quindi politica o improntata a ”neospiritualistiche” esigenze pseudoreligiose, ma è invece contrassegnata dalla missione sacrificale di quegli asceti del pensiero che sappiano veramente incarnare il modello dell’Uomo Autocosciente, mediante la pratica, intensa e ripetuta, dei cinque esercizi caratterizzanti la Via dei Nuovi Tempi, ma soprattutto della concentrazione mentale, una tecnica di realizzazione che, ove sia eseguita con regolarità e sia accompagnata da consapevolezza morale dal libero ricercatore, conduce certamente alla connessione soprasensibile tra pensiero e percezione: «È mancato il pensiero alla percezione sensoria: la forza vitale della percezione sensoria è divenuta piú reale del pensiero che la conosce, per il fatto che tale pensiero non ha la concretezza della percezione, pur essendo ciò che dà il crisma della concretezza alla percezione. Non v’è percezione che s’inveri senza pensiero. Senza il collegamento di una percezione con l’altra, operato dal pensiero, i dati percettivi, ciascuno a sé, non avrebbero senso. ...V’è un pensare che vive nel percepire che incontra, e gli dà veste di realtà, perché questa realtà appartiene al mondo, alla natura, al fatto, è una realtà sensibile, ma non apparirebbe mai in una coscienza percipiente mediante i sensi, se non vi fosse l’uomo conoscente» (4).
Per risolvere dunque gli odierni drammatici eventi, che sempre piú spesso colpiscono con l’indomabile potenza d’un cieco fato anche anime da brevissimo tempo incarnatesi, è necessario, per Massimo Scaligero, sviluppare, rafforzare, far lievitare in noi quella scintilla adamantina, universale, che è nel nostro pensare, ma che è indubbiamente una forza intuitiva, un voler pensare.
Di questo vi è attualmente reale necessità. Massimo Scaligero scrisse questo saggio quando ancora la maggior parte dell’umanità si illudeva che il cosiddetto socialismo reale potesse espandersi a livello planetario; l’Autore viceversa, con la sua solita veggenza, già aveva colto che ben piú possente e temibile era quella particolarissima forma occulta, invisibile, di marxismo cerebrale, assolutamente antisociale ed antispirituale, apparentemente antimarxista, che si era realizzato nel mondo cosiddetto libero: «Ciò a cui non giunge il marxismo, come sovietismo essendo l’applicazione forzata, realizzata con macchinosa ingenuità, viene gradualmente ogni giorno realizzato, sotto parvenze di democrazia, di liberalismo, di moralità e di religione, con sagace consequenzialità e sotto l’etichetta della libertà, da coloro che presumono combattere il comunismo, ritenendosi il ”mondo libero”. ...Escluso che certe personalità responsabili del mondo religioso, della cultura e della politica del cosiddetto ”mondo libero” europeo e americano siano una quinta colonna del marxismo, escluso che si possa trattare di paranoici, o di individui in stato di trance, quasi sonnambuli irresponsabili – come verrebbe fatto di supporre dinanzi a certe situazioni assurde, a certa corruzione dilagante e a certa politica follemente distruttrice dell’economia, ossia dello sforzo quotidiano di milioni di creature umane – ci si deve chiedere: chi sono veramente costoro, quali forze incarnano, chi veramente li muove?» (5).
Senza dubbio penetrante è un medesimo pensiero espresso dallo Scaligero in un altro testo dedicato alla questione sociale: «…L’ideologia muove secondo persuasioni di cui nessuno pensa piú di verificare i presupposti, onde le si esprimono non come dogmi della cui metafisicità si abbia il sospetto, bensí come dogmi la cui forza è il loro essere penetrati nel sangue. Si tratta delle vie razionali all’Irrazionale. …L’Irrazionale ha indubbiamente i suoi diritti nell’economia dell’esistere umano, ma, è chiaro, a patto che non sia esso a manovrare il Razionale: se ciò si verifica, si è dinanzi a una condizione di follia. E se diviene evento generale, coinvolgente la classe intellettuale o quella politica, cessa di essere identificabile.
Il ricostituirsi delle anime di gruppo, come regresso dell’individualità verso strutture tribali dotate di moderna vernice tecnologica, può essere considerato in rapporto al grado di sviluppo dell’autocoscienza e del senso della libertà, ma presso quei Popoli ai quali si possa supporre un’indipendenza dovuta a incremento razionalistico-tecnologico, l’aggruppamento livellatore può essere ravvisato come conseguenza di una metodica penetrazione dell’Irrazionale nella vita, provocata dall’eccesso del razionale: vedi gli Stati Uniti d’America» (6).
L’attuale democrazia sembra infatti ben lontana, purtroppo, dal realizzare e concretizzare i princípi metafisici di Libertà, Uguaglianza, Fraternità: il dominio veramente incontrollabile di determinate oligarchie finanziarie, autentiche incarnazioni di quello che Scaligero definiva il ”supercapitalismo occulto”, la funzione assolutamente conservatrice svolta dallo Stato, che degrada le leggi spirituali caratterizzanti il processo economico e quello, ancora piú delicato, artistico culturale pedagogico, ad affare partitocratico, politicistico, economicistico (quindi antipopolare), rendono chiaramente le attuali democrazie, come conferma la superiore visione dello Scaligero, strumenti di una ben piú raffinata e demoniaca dittatura (dittatura di tipo tecnocratico e plutocratico) rispetto a quella sovietica: «Che lo Stato domini la vita economica, che lo Stato diriga la vita spirituale di un popolo, e di conseguenza involga anche la sfera giuridica, è in verità la sopraffazione in forma moderna, del Princeps huius mundi: è il dominio illegittimo, la dittatura ingiustificata. Il dominio sarebbe legittimo se lo Stato fosse costituito dalle forze e dagli esseri spirituali che hanno formato il mondo. …La società di esseri liberi non può essere aggruppamento: essa sola infatti può educare alla libertà coloro che, ancora non essendo maturi alla libertà, tendono istintivamente all’aggruppamento: marxista o democratico» (7). Nota inoltre l’Autore che l’autentica vocazione dell’Uomo autocosciente è proprio la creazione della comunità umana, spirituale, formata da esseri liberi, come intuirono taluni pensatori antichi, considerati poi comunisti, che non hanno nulla a che fare con il materialismo marxista, vedendo i suddetti anzi nel comunismo una forza mistica, portatrice di libertà spirituale e sociale: «La vocazione dell’uomo attuale è veramente ciò a cui presumeva tendere il comunismo: la formazione di comunità umane, costituite di esseri autonomi: di comunità, o di collegi, o di categorie, il cui interno rapporto non sia la costrizione, ma la libertà, l’essenziale individualità» (8).
In proposito, già Rudolf Steiner nel corso di una sua conferenza aveva affermato che il socialismo, quale giusta ed equa trasformazione in senso sociale dell’individualismo morale, è una mèta del quinto periodo di civiltà post-atlantica: «I socialisti di oggi non hanno ancora alcuna idea di ciò cui necessariamente dovrà collegarsi il vero socialismo, che soltanto nel terzo millennio giungerà a una certa conclusione, se esso si svilupperà giustamente. Si tratta innanzi tutto della necessità che il socialismo si evolva con il giusto senso per l’essere complessivo dell’uomo, vale a dire per la sua parte corporea, animica e spirituale. Le sfumature verranno poi date dai diversi impulsi religiosi etnici; essi contribuiranno affinché l’uomo sia considerato nella sua tripartizione in corpo, anima e spirito» (9).
Riferendosi ancora all’attualità, la vertiginosa caduta del regime sovietico ha aperto la via, nell’Europa Orientale, ad un processo, piuttosto spinto e quantomeno traumatico, di “americanizzazione” (10), che, in molteplici casi, sta già producendo un quasi generale rimpianto per il passato regime, come si è potuto constatare, per fare solo un esempio, con le rivolte popolari di Mosca del 1991 e del 1993; le condizioni di terribile miseria sociale che colpiscono anche minorenni abbandonati, i quali si trovano a vivere in condizioni veramente disumane, che costringono altresí alla emigrazione milioni di europei orientali, hanno certamente peggiorato la situazione generale (11). Ciò, per quanto tragico, è addirittura poca cosa rispetto al tentativo pianificato da determinate logge supermaterialiste angloamericane, fortunatamente fallito negli oltre settant’anni di socialismo reale (fallito grazie a quel “partito russo” slavofilo di cui parla Zjuganov, che ebbe il coraggio di fronteggiare il materialismo dialettico e la russofobia marxista-leninista “cosmopolita” (12), per usare il termine dei patrioti russi; il Partito del nostro Paese”, la Santa Russia, era composto da lavoratori, creatori, mistici cristiani; il Partito di questo Paese”, invece, dai nemici della Santa Russia, intellettuali astratti, burocrati e rapaci capofazioni vari) (13), di «privare di anima e spirito il popolo europeo orientale»: «Il problema è infatti che nei circoli che tengono segreto il loro sapere si cerchi di far sí che certe cose si sviluppino in modo che l’Occidente acquisti in ogni caso il dominio sull’Oriente. Nella propria coscienza dica pure la gente ciò che vuole: quello che si vuole raggiungere è la fondazione di una casta di padroni in Occidente e di una casta economica di schiavi in Oriente, cominciando dal Reno per estendersi verso Oriente fino all’Asia. Non una casta di schiavi nel senso dell’antica Grecia, ma una casta economica di schiavi, una casta di schiavi che deve essere organizzata in maniera socialistica, che deve accogliere tutte le cose impossibili di una struttura sociale, peraltro da non doversi applicare alle popolazioni di lingua inglese. Questo è il punto: far diventare la popolazione di lingua inglese padrona della terra» (14).
A tal proposito, va ricordato che già Simanov, pensatore russo che ha tentato di sviluppare una via spirituale, creativa, alla questione sociale, aveva specificato che «in Russia c’è stata troppa sofferenza e Dio non permetterà che si risolva nella ridicola e meschina nullità democratica. Non ci deve essere nessuna democrazia occidentale tra noi. …Possiamo veramente definire Stati creatori di civiltà, nell’autentico senso della parola, i regimi democratici, che si sono liberati dal problema di risolvere i compiti morali in favore di funzioni puramente fiscali e di polizia?» (15).
Lo stesso Steiner, nel corso di una sua conferenza tenuta a Dornach il 28 ottobre 1917, aveva cosí caratterizzato il processo di “democratizzazione”, che si è ormai consolidato a livello mondiale: «Tutti avranno certo sentito quello che certa gente va strombazzando nel mondo, e cioè che la democrazia deve diffondersi in tutto il mondo civile. La democratizzazione del mondo porterà la salvezza; occorre sfasciare tutto affinché la democrazia si diffonda nel mondo. Cosí è allora possibile che l’illusione si metta al posto della realtà quando si tratta della vita umana, quando si assopiscono gli uomini con soli concetti. Essi credono allora che i loro sforzi tendano a che ognuno possa manifestare la sua volontà nell’àmbito delle diverse strutture democratiche, e non notano che quelle strutture sono tali che sempre un paio di persone ne tirano i fili mentre gli altri vengono guidati. Poiché però viene sempre ripetuto che si è nella democrazia, non ci si accorge di essere guidati dai pochi che guidano. …È interessante come nel 1910 sia stata scritta una delle piú belle frasi, e cioè che il grande capitalismo è riuscito a fare della democrazia lo strumento piú meraviglioso, efficace e duttile per lo sfruttamento della collettività» (16).
Non si può ignorare, peraltro, che Begunov, uno dei piú profondi studiosi di letteratura russa antica e lucidissimo osservatore della Russia post-sovietica, ha in diverse occasioni espresso il sospetto che dietro la maschera della perestrojka e della democratizzazione si nasconda in realtà il progetto di asservire totalmente il popolo russo a lobby russofobe (siano esse compagnie pseudo-religiose o emanazioni dell’alta finanza sopranazionale o, ancor piú precisamente, antinazionale), recidendo cosí la connessione interiore del popolo con l’Anima della Russia spirituale.
Tale progetto, al cui retroterra teorico ha fatto amplio riferimento anche il matematico di fama mondiale “neo-slavofilo” Igor Safarevic nel suo saggio Russofobia (17), conduce alla abnorme valorizzazione sociale della categoria del mercante-milionario, su cui già Dostoevskij si soffermò con pensieri sorprendentemente attuali: «Si capisce che io parlo del nostro mercante-milionario russo solo nel senso di casta. …I vecchi limiti del tipo di mercante d’una volta si sono intanto ampliati in modo straordinario nel nostro tempo. Con lui si affratellano lo speculatore all’europea, prima sconosciuto in Russia, e il giocatore di Borsa. Il mercante odierno non ha piú bisogno di invitare una personalità a pranzo e di dare un ballo in suo onore; egli già si affratella con la “personalità” alla Borsa, alle riunioni delle società anonime, alla banca organizzata insieme alla “personalità”; lui stesso è ormai una personalità. …Io parlavo dell’“uomo migliore” e volevo soltanto dimostrare che l’ideale del vero uomo migliore, anche di uno “naturale”, corre il rischio di intorbidarsi. L’antico ideale è spezzato e consunto, il nuovo ondeggia ancora nella fantasia mentre nella realtà, davanti ai nostri occhi, è apparso qualcosa di ripugnante e in misura inaudita per la Russia. Il fascino attribuito a questa nuova forza, il sacchetto d’oro, ha cominciato a generare perfino spavento in certi cuori, troppo sospettosi anche se preoccupati, per esempio, della sorte del popolo» (18).
Nei successivi passi, Dostoevskij riporta gli innumerevoli casi di patrioti russi che cercano «instancabilmente di operare per la causa di Dio» (19), arrivando, se necessario, fino al sacrificio della propria vita per la glorificazione dell’ideale spirituale e non per la seducente autoaffermazione egoica: questa morale sacrificale era per lo scrittore russo la migliore risposta all’immagine della tentazione materiale, di importazione occidentale, che il borghese urbanizzato o il “corrotto muzik” ponevano come meta da imitare al popolo russo (20).
Fallito il tentativo leninista e trotzkista di annientare l’uomo spirituale slavo-orientale (21), l’Europa Orientale si trova ora di fronte allo spettro ben piú possente del neocolonialismo finanziario occidentale, a cui potrà rispondere saggiamente soltanto mediante una via patriottica (dunque universale, non micronazionale e sciovinista), fondata sulla centralità del destino spirituale del Popolo ed illuminata da una indispensabile prospettiva di giustizia sociale.
Particolarmente significativo, a tal riguardo, è che Massimo Scaligero, verso la conclusione del suo saggio dedicato al marxismo, esprimeva un sentimento di spirituale gratitudine all’eroico popolo russo, la cui missione solare di redenzione universale è certamente salvifica per l’intera umanità (22): «Occorre essere grati al popolo russo, perché su esso si riversano, ed esso sostiene, le finali conseguenze di un tradimento del pensiero che si è perpetrato e continua a perpetrarsi in Occidente, nelle Università e negli Istituti di cultura, ma soprattutto attraverso certa deteriore letteratura» (23).

Luca Fantini

(1) M. Scaligero, Il marxismo accusa il mondo, Ed. Tilopa, Roma 1964, p. 9.
(2)
Ivi, p. 10, 14.
(3) Ivi, p. 16.
(4) Ivi, p. 31.
(5) Ivi, p. 147, 149.
(6) M. Scaligero, Lotta di classe e karma, Ed. Perseo, Roma 1970, p. 78-79.
(7) M. Scaligero, Il marxismo accusa il mondo, p. 77-78.
(8) Ivi, p. 85. È significativo che da Platone a T. Campanella, da T. Moro a G. Mably, tutta una serie di autori abbia visto nel comunismo il principio di una fraternità socio-economica perfettamente aderente ad una visione della società fondata sulla priorità del solidarismo spirituale. Le stesse comunità cristiane originarie (soprattutto quelle paoline) furono considerate esempi di “comunismo metafisico”; Stegemann, Storia sociale del cristianesimo primitivo, EDB, pp. 487-88. Principio fondamentale di questo “comunismo metafisico” è l’impossibilità della felicità fino a quando sulla terra vi sarà un solo essere umano che soffre, principio, come noto, particolarmente caro al cristianesimo slavo.
(9) R. Steiner, Lo studio dei sintomi storici, Editrice Antroposofica, Milano 1991, p. 214.
(10) Secondo lo Steiner «I popoli dell’Europa centrale e dell’Oriente non possono far nulla di peggio che imitare in un campo qualsiasi la cultura dell’Occidente. …Noi che da decenni abbiamo sempre sottolineato che il futuro europeo ha le sue sorgenti nello spirito del popolo russo, nello spirito del popolo dell’Oriente, noi che abbiamo sempre indicato tutte le feconde forze che devono sorgere nell’Oriente europeo, noi dobbiamo oggi mettere una cura particolare per lo studio dell’Oriente». R. Steiner, Risposta della Scienza dello Spirito a problemi sociali e pedagogici, Editrice Antroposofica, Milano 1974, p. 168.
(11) «Quanti sforzi sono stati sprecati per spingere i russi a rifiutare l’“idealismo infruttuoso”, radicatosi nel corso di dieci secoli della storia patria! Invano. Nella profondità del proprio animo non ancora corrotto dal consumismo, il russo capisce che rassegnarsi con la “pancia piena” ad una vita senza ideali e senza valori significherebbe la morte dell’anima. È qui la radice di tutto. Essere russi oggi significa sentire con il cuore, testimoniare con le parole e con i fatti la propria partecipazione alla grande cultura della patria, a quella inestinguibile sete di giustizia e di disponibilità al sacrificio volontario, che nel corso di lunghi secoli ha aiutato la Russia a sorgere, stupendo il mondo con la sua grandezza, con il suo eroismo e con la sua grande tolleranza. Tale via è aperta a tutti, indipendentemente dalle nazionalità del “passaporto”. Alla radice di tutto ciò non vi è la comunanza del sangue, ma una grande fratellanza spirituale», G. Zjuganov, Derzava, a cura di M. Montanari, edizione all’Insegna del Veltro, Parma 1999, p. 71. Si consideri peraltro che fu, molto probabilmente, proprio il popolo russo a pagare, anche in termini quantitativi, il peso piú elevato del secondo conflitto mondiale: una cifra che può essere definita approssimativa per difetto enumera il sacrificio della Russia con la morte di 31 milioni di russi.
(12) Naturalmente, in questo contesto il termine “cosmopolita” ha un significato del tutto differente da quello solitamente dato da Rudolf Steiner al termine “cosmopolitismo micheliano”; cosmopolitismo, in questo ambito, indica un internazionalismo nichilista, anti-universale.
(13) «Per gli uni la Russia, indipendentemente dalla nuova denominazione URSS e senza guardare ai cambiamenti ideologici, alla rivoluzione e alla guerra, era rimasta la patria amata, la terra natale, per il bene della quale essi, con la moderazione del proprio buonsenso, si sforzavano di lavorare. …Per altri rappresentava solo legna da ardere nel fuoco della rivoluzione mondiale “permanente”, la piazza d’armi per la preparazione di nuovi cataclismi, un poligono per esperimenti disumani, una riserva inesauribile di materie prime e di materiale umano. …Il primo partito può essere definito convenzionalmente “Partito del nostro Paese”. …In esso militava la maggior parte dei dirigenti di base e dei funzionari di partito, quelli che hanno tirato la carretta senza posa nei giorni piú difficili per il Paese. Ma, cosa fondamentale, in questo partito erano entrati migliaia di combattenti dei fronti della Grande Guerra Patriottica, e milioni di lavoratori patrioti che, con il loro eroico lavoro, hanno trasformato un Paese in rovina in una grandissima potenza mondiale. Per tutti loro l’URSS, come erede storica della Russia, rappresentava la Patria, che amavano e sentivano vicina: in una parola, il nostro Paese. …Ma c’era anche un altro partito in Unione Sovietica: il “Partito di questo Paese”. Numericamente non reggeva il confronto con il primo, ma il suo peso politico e la sua influenza nelle sfere piú alte del potere erano enormi, al di là di ogni proporzione e, cosa ancora peggiore, risultavano spesso decisive. Ad esso appartenevano quelli per i quali “questo Paese” e “questa gente” erano solo un’arena per realizzare le proprie ambizioni e vanità smisurate e per intrighi di potere, un vero e proprio poligono per esperimenti sociali avventati», G. Zjuganov, Derzava, p. 55, 105-106.
(14) R. Steiner, Esigenze sociali dei tempi nuovi, Editrice Antroposofica, Milano 1994, p. 55, 104-105
(15) Simanov, Ideal’noe gosudarstvo, Lo Stato ideale, Kenston College Archives 1988, pp. 6, 8.
(16) R. Steiner, La caduta degli spiriti delle tenebre, Ed. Antroposofica, Milano 1997, pp. 224-225.
(17) In questo scritto Safarevic mette in luce i violenti attacchi dell’intelligencija cosmopolita alla spiritualità ed alla storia russa, il cui fine è aprire la via a una rapida degenerazione materialista in Russia e al conseguente genocidio spirituale russo. In traduzione italiana lo scritto ha il titolo La setta mondialista contro la Russia, Ed. all’Insegna del Veltro, Parma 1990.
(18) F. Dostoevskij, Diario di uno scrittore, Sansoni, Firenze 1963, pp. 625-628
(19) Ivi, p. 630.
(20) Ibidem.
(21) Va sottolineato che lo Steiner, in vari tratti della sua opera dedicata alla disamina degli eventi sociali, rileva la natura tipicamente anglo-americana del trotzkismo e del leninismo, del tutto estranei tanto allo spirito del popolo russo quanto all’autentico ideale sociale (O.O. 185a, 24.11.1918). La natura illusoria di tale internazionalismo di derivazione marxista emerse in piú casi nella storia sovietica, lasciando il posto ad un puro patriottismo russo, nel quale si identificarono a tratti anche popoli di origine non russa appartenenti allo Stato sovietico. Non può inoltre sfuggire all’attento osservatore che, nella maggioranza dei casi, la definizione “crimini del comunismo” ha assunto, almeno nella storiografia occidentale, un significato meramente politico-propagandistico; pur non essendo questa la sede per esaminare l’eventuale attendibilità delle suddette fonti storiografiche, va oggettivamente considerato che un simile piano propagandistico è servito in primo luogo proprio a riabilitare storicamente e moralmente il leninismo ed il trotzkismo di fronte allo stalinismo, in secondo luogo a legittimare, di fronte all’opinione pubblica mondiale, le liberal-democrazie occidentali, che si sono macchiate o si stanno macchiando di ben altri crimini, la cui potenza nichilistica emerge sempre piú incontrastata: si fa riferimento all’uso della ricerca biotecnologica, dell’occultismo eugenetico, dell’uranio impoverito, dello stesso embargo quali strumenti cinicamente finalizzati al totale annichilimento della libertà dei popoli e dell’Uomo, affermandosi cosí un ingannevole quanto seducente “alternativo” modello esistenziale.
(22) Pur non essendo il luogo adatto per un simile approfondimento, va comunque precisato che lo Steiner attribuisce una cosí alta missione particolarmente al popolo russo, ma generalmente a tutti i popoli slavi; R. Steiner, ivi, p. 165. In particolare, la comunanza spirituale e culturale tra serbi e russi ha fatto sí che si sia parlato in piú casi di popoli fratelli, o addirittura dello stesso popolo abitante in territorio diverso; D. Kalajic, Amerikanskoe Zlo, Mosca 2000, p. 120.
(23) M. Scaligero, Il marxismo accusa il mondo, p. 153.

Immagini:
– Rudolf Steiner «L’uomo slavo con il suo doppio, l’Angelo e il centauro»
Pastello preparatorio per l’affresco della cupola piccola del primo Goetheanum (originale presso la Rudolf Steiner Nachlassverwaltung, Dornach, Svizzera)
«Il mercante usuraio» Salterio, miniatura fiamminga secolo XV, Copenhagen, Danimarca – Biblioteca Reale