Società

Se era bella Giovanna, uno splendore!
In pieno Sessantotto, a sedici anni,
occupava le aule e le officine
in prima fila; per manifestare
brandiva il pugno, recitava slogan.
Ardente e battagliera, somigliava
nel furore all’omonima francese
eroina pulzella d’Orléans.
Ma non divenne santa, la Giovanna
barricadiera che voleva dare
potere agli operai e cloro al clero.
Fu parte attiva con l’Intellighenzia
radical-chic nei vari movimenti
culturali impegnati a sovvertire
l’ordine catto-clerico-fascista
per rimpiazzarlo con l’oligarchia
demo-proletar-ateo-comunista.
Convisse, si sposò, ebbe esperienze
nel segno della piena libertà
di stimoli e rapporti, disprezzando
il conformismo becero e coatto.
Poi mutò il clima. Alla rivoluzione,
come capita sempre, fece seguito
una restaurazione, cui Giovanna
si uniformò. Cambiò pettinatura:

una crocchia composta, invece della
capigliatura sciolta. Ha ereditato
dalla famiglia un attico e un garage
in un palazzo di un quartiere-bene.
Ha un marito, due figli, svolge varie
consulenze per banche e ministeri.
L’altro giorno l’ho udita che parlava
con l’amministratore dello stabile
sull’opportunità di provvedere
di un’uniforme, consona al decoro
del condominio, il filippino assunto
come portiere, e stabiliva il budget
da concordare in corso d’assemblea,
e via dicendo, con la stessa foga
che metteva in passato nei discorsi
al collettivo studentesco. In fondo
Giovanna è sempre stata una borghese
e ha professato, nel momento giusto,
ideali di comodo, modelli
da suggerire al volgo proletario
perché fornisse un’arma di ricatto,
il numero per muovere la piazza:
esercito inquadrato e uniformato,
disposto anche a morire, o a fare il matto.

Il cronista