Poesia


Dopo voci e fruscii crepuscolari
e sbattimenti d’ali alle finestre
e mischie di bagliori e lame d’ombra,
ecco la sera lenta scivolare
nella solenne calma che riporta
pace di sonno e l’armonioso ritmo
di placati respiri. Tutto acquieta
l’oscurità profonda. E il cuore veglia.
Sente il vento cadere, sa che fuori
veli di nebbia coprono i fossati
e i canali che rosa nel mattino
poi dorati al crepuscolo ora specchiano
torbidi non il cielo, ma oscillanti
spettri di foglie, tenebre e silenzio.
Il cuore ascolta, riconosce il suono
dei Tuoi passi fidati, che esorcizzano
il grave fiato marcescente e l’ansia
di trovarmi difeso da risibili
muri e perduto dentro labirinti
in cui i vaghi pensieri si smarriscono.
Reca pegni di fuoco la Tua essenza,
sa cercare il mio uscio, senza indugio
lo varca penetrando i piú gelosi
palpiti del mio sangue e inconfessabili
li protegge dal mondo, li fortifica,
vulnerabili oggetti, sottraendoli
all’oltraggio degli occhi che feriscono.
Oh, supera la soglia, nell’incerto
dominio della fiamma! Siedi, è Tuo
quel posto, Tu sei l’ospite al cui sguardo
svaniscono le subdole penombre.
Irradia intorno la Tua luce, l’altra,
inesausta e piú forte, l’indicibile.
Ché, propiziato da lunari influssi,
preme intorno un assedio, si ridestano
rumori di boscaglia e di palude.
E il cuore freme, veglia, sente il grido
del rapace notturno, e la sua preda
gemere in fuga tra canneti e rami.
Ma quando parli, piú serene e lievi
lo avvolgono le sillabe del canto,
pervadono ogni fibra del suo essere.
E lui, sopito, attende che ritorni
l’allodola nell’alba e il suo richiamo.

Fulvio Di Lieto