- Contestare, anche a ragione,
vuol dire, dal punto di vista spirituale, ignorare quel
«pensare che è la verità di tutte le teorie e di
nessuna, essendone la sostanza predialettica», è scritto
nell’introduzione al Trattato del pensiero vivente
di Massimo Scaligero, e può divenire esperienza dell’uomo.
- Disputare, contestare,
discutere, vuol dire quindi contraddire, sempre secondo la
citata introduzione, la «potenza della “concentrazione”,
o la tangibile presenza dello Spirito». Che invece può
essere il fulcro della nostra vita.
- Perché, dunque, trascurare la
via al pensiero vivente, che riguarda l’uomo cosmico,
per seguire il demone della polemica, che contrassegna la
nostra quotidianità?
- La via del pensiero-luce non ci
fa perdere la nostra umanità, che anzi risulta potenziata
dalla acquisizione di una forza che comprende senza
riprovare e ama senza giudicare. In realtà siamo tutti in
cammino e il nostro traguardo è il “Cristo nel pensiero”,
che significa ricchezza nuova del sentire e potenza
indomabile della volontà. Chi tende a questo traguardo
non può che essere amico fervido della verità,
messaggero di amore nel mondo, e quindi fratello dell’umanità.
- I segni dei tempi indicano l’urgente
necessità di questi messaggeri di vita, per i quali
contestare significa addirittura tradire il loro compito,
che è conoscere, comprendere, amare.
- Se vogliamo restare sulla scia
di questi messaggeri sacri, dobbiamo sempre piú rendere
cosciente l’atmosfera spirituale di ogni notte, in cui,
mano nella mano, ci avviamo, uniti, verso l’incontro con
il Cristo resurrettore.