Una metafora

 
La Verità, dicono, se ne va nuda e abita in fondo a un pozzo. Un giorno, forse annoiata di quella sua profonda solitudine, uscí dal pozzo e si avviò tra la gente. Bella idea! Subito i primi che la videro se la diedero a gambe. La Verità provò a bussare a qualche casa: le sbatterono la porta in faccia. Nessuno voleva accoglierla. Era notte quando la povera Verità, umiliata e intirizzita, prese una strada che portava verso la campagna.
Ed ecco venirle incontro una bella signora tutta vestita di seta, ricoperta di gioielli sfavillanti: era la Favola.
«Salve! – disse la Favola, cordiale. – Ma che fai cosí sola soletta per questo stradone?».
«Lo vedi – rispose malinconicamente la Verità – sto morendo di freddo. Nessuno vuol saperne di me. Scappano tutti appena mi avvicino».
«Eppure – replicò la Favola – eppure tu e io siamo parenti strette, e io, dove vado, sono assai bene accolta. Però capisco – soggiunse ridendo. – Tu hai un torto: ti presenti troppo poco vestita… No, no! Sai che cosa faremo? Ripàrati sotto il mio mantello e andiamocene insieme, da buone sorelle. Vedrai, converrà a tutte e due. I savi accoglieranno me in grazia della Verità che nascondo e i pazzi faranno festa a te perché sarai frusciante delle mie sete e luccicante dei miei gioielli».

Laura Canotti

da Fiabe e leggende, Edizioni Principato, Milano 1965