Redazione

Ieri una mia amica mi ha raccontato di una cartomante astrologa che chiedendo pochi euro è capace di prevedere il futuro nell’arco di sei mesi. La cosa sconcertante è che ha azzeccato tutto nei minimi particolari. Certe volte rimango attonito anche se il mio futuro lo voglio creare io. Come si pone la Scienza dello Spirito di fronte alla cartomanzia... o meglio di fronte all’avverarsi di certe premonizioni?

P. Ledro

La cartomanzia, come la bassa chiaroveggenza di ogni tipo (sabbia, fondi di caffè, lettura della mano ecc.), quando non è esercitata in maniera truffaldina, è una forma di medianità che può raggiungere livelli di premonizione anche di una certa precisione. Di queste premonizioni, però, il discepolo della Scienza dello Spirito non sa che farsene. Noi perseguiamo una Via dell’Io che ci rende autonomi rispetto alle tendenze predisposte dall’astralità. Se diciamo che il Cristo è il Signore del karma, questo significa che l’Io decide liberamente e muta con piena e diretta azione della volontà quello che gli verrebbe incontro se attendesse passivamente ciò che il destino gli riserva. E dunque l’affermazione “il mio futuro lo voglio creare io” è la piú giusta che si possa fare! Dice Maître Philippe: «Voler conoscere l’avvenire vuol dire mancare di fiducia in Dio. Ecco perché io condanno tutti i procedimenti per tentare di prevedere l’avve­nire. Non insultiamo mai l’avvenire volendolo interrogare, perché equivarrebbe ad insultare Dio. Se noi fossimo tanto forti da poter vedere in anticipo le prove che dobbiamo avere, conosceremmo l’avvenire, ma Dio ha messo un velo davanti ai nostri occhi quando ci ha creati, e ci ha detto: “Cammina, lavora, guadagnati la vita col sudore della tua fronte; ricevi degli affronti; abbi delle grandi difficoltà; fai il male per colpa della tua ignoranza, per conoscere tutto e sopportarne le conseguenze, e quando la tua anima si sarà purificata, dopo aver superato innumerevoli insidie, tu ritornerai da me”».
 
Vinto spesso dalle paure, indecisioni, sofferenze fisiche e psicologiche, teso ad una ricerca di pace spirituale e volontà di progresso su un cammino che non so riconoscere, mi sono avvicinato alla via della ricerca dello Spirito; e allo stesso tempo ne ho profondo timore, intuendo che ciò potrebbe condurmi a maggiore sofferenza. Fortunatamente un caro amico (da anni sul sentiero della Verità di Steiner e Scaligero) mi sorregge nei momenti peggiori, ma questo non mi dà la Forza necessaria a proseguire da “solo”. Riesco solo nella Preghiera (tradizionale) penso sincera, a trovare sollievo, ma temo solo di sviluppare ancor piú egoismo ed allontanarmi dal Sentiero che intuisco mio. Cerco obiettivi che non raggiungo (uno dei tanti miei errori), e confuso... continuo a vagare. Sento profondamente la Sofferenza del mondo e vorrei con tutto me stesso donarmi come strumento dello Spirito, ma al minimo ostacolo... demordo! Conscio che la via dello Spirito cerca “guerrieri”, mi perdo nelle mie debolezze e affranto dalla consapevolezza di non esserlo, invoco la Divina Misericordia di sorgere al mio fianco perché mi liberi dalla confusione e dalle paure. Trovo grande conforto nella lettura dei testi di Steiner e Scaligero (sebbene il mio grado di cultura talvolta mi impedisca di “leggere” in profondità) ma erroneamente mi lascio ancora “attrarre” da Yogananda, conscio della “pericolosità” che tale attrazione esercita sul mio ego. Grazie per ogni vostra parola che potrà farmi “riflettere”.

Mario Panico

La Via intrapresa, se seguita con disciplina e piena partecipazione interiore, dovrebbe arrivare, attraverso gli esercizi, a rafforzare una condizione di instabilità emotiva che spesso deriva da una grande sensibilità. Il sentire la sofferenza del mondo è profonda partecipazione al karma collettivo. A tale karma collettivo collaborano le forze individuali degli uomini, ognuno secondo il proprio karma individuale. Le difficoltà di un’epoca pesano su tutti, non vi si sottrae nessuno, sia quelli che le subiscono e ne soffrono, sia quelli che a queste difficoltà partecipano attivamente, in quanto per la loro direzione animica agiscono in modo da peggiorare il karma dell’uomo (come dice il Dottore, per qualcuno che sale bisogna che qualcuno scenda: è sempre stato cosí!). Quando si riconoscono le proprie debolezze, si è però sulla via di risolverle. Ogni giornata ci porta incontro le sue piccole e grandi lotte. L’impor­tante per noi è assumerle come materia di esperienza interiore e lavorare ad esse con il pensiero e con le forze della meditazione. Le difficoltà quotidiane, per coloro che mancano di conoscenze spirituali, sono un cieco e ingiusto castigo, cui è necessario sottrarsi perché immeritato; per noi invece devono divenire occasione di crescita interiore, senza opporre recriminazioni, in quanto per legge karmica tutto quel che ci viene incontro dall’esterno è stato preparato dalle nostre precedenti azioni. Dobbiamo riuscire ad essere indipendenti dai fatti di ogni giorno, anche spiacevoli o dolorosi, e non esserne travolti. È soprattutto importante non prendere troppo sul serio né tali fatti né i sentimenti che tendono a sorgere spontaneamente riguardo ad essi, altrimenti veniamo privati delle forze che ci giungono dalla meditazione. Noi dobbiamo far lavorare il pensiero su ogni accadimento della giornata, sviluppando un grande senso di sopportazione riguardo alle prove che ci vengono incontro, con la certezza che esse riguardano tutti, ognuno a suo modo, e che “chi più ha la possibilità di sopportare piú avrà da sopportare”. La preghiera è un grande aiuto, e la sua pratica, rafforzata da quella degli esercizi, ci eleva, mettendoci in contatto con le Gerarchie. Quanto alla lettura delle opere di Steiner e di Scaligero, non è il grado culturale che permette la loro comprensione (spesso anzi un forte intellettualismo ne pregiudica l’accesso), bensí la disposizione dell’anima a ricevere il giusto insegnamento, il quale si farà strada scavando in noi un solco sicuro su cui procedere, senza tema di deviazioni pericolose o illusorie.
Sono stata consigliata da un amico molto avanti nell’antroposofia di leggere alcuni testi di Steiner e di Scaligero. A seguito della lettura ho deciso di iniziare per conto mio a fare regolarmente la concentrazione, ma non ho ancora visto dei risultati. Poi recentemente questo amico, esperto negli esercizi, mi ha detto che per me leggere va bene ma che non devo fare la concentrazione e che è inutile provare ancora perché sono una donna e per una donna è praticamente impossibile riuscirci. È vero?

Adriana Sbariglia

Il suo amico non mi sembra poi cosí avanti nell’antroposofia. Per prima cosa, occorre dire che non si deve avere fretta di vedere risultati tangibili: agendo sui corpi sottili, a volte si verificano variazioni importanti che restano per lungo tempo non percepibili. Passando poi alla sconcertante affermazione del sedicente esperto, possiamo precisare che, pur se l’Io non differisce nei due sessi, in effetti una diversa colorazione animica caratterizza l’attività meditativa nell’uomo e nella donna. Naturalmente entrambi possono dedicarsi con pari efficacia alla concentrazione, ma si deve riconoscere che alquanto dissimile è l’uso della forza interiore messa in atto durante l’esercizio: per l’uomo l’uso di tale forza è piú facile, ma per questo egli arriva con maggiore difficoltà a uno svincolamento dalla cerebralità; per la donna lo svincolamento è più facile, ma appunto per questo durante la concentrazione è per lei di maggiore difficoltà attenersi al pensiero senza scivolare nell’immaginazione. L’importante però nei due casi è non darsi per vinti, insistendo e tornando con impegno alla pratica quotidiana, tenendo anche presente che la concentrazione non deve rappresentare soltanto la possibilità di isolarsi per alcuni minuti e dedicarsi al mondo dello Spirito, ma è essenziale che abbia un esito nella vita di tutti i giorni rispetto alle relazioni umane, al ménage familiare e ai doveri professionali. E questo si equivale per i due sessi, con buona pace del suo amico. E delle femministe.
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Raul Lovisoni «Trasformazione di pietre lunari»

«La Vergine impersona quelle originarie forze della Luna che ebbero il potere di staccare dalla Terra le entità solari, che dovevano operare sulla Terra a condizione di separarsi da essa.
La Vergine simboleggia le forze superiori della Luna, che dominano il potere raggelante e materializzante».

Massimo Scaligero

Da: Iside-Sophia, la dea ignota, Ed. Mediterranee, Roma 1980.