Poesia

Noi tutti qui, nella penombra muta,
ardore di candele, grave incenso,
aggrappati, in ginocchio o eretti intorno
a questo monolito di dolore:
la Madre e il Figlio, modellati in gesso
dipinto, e con il crudo realismo
dei rivoli di sangue alle ferite.
Sul volto travagliato non ha lacrime
la Sophia Dolorosa. Nei suoi occhi
di vetro, vuoti di dolcezza, brillano
ai riflessi dei lumi vacillanti
i crudeli baleni dell’assenza.
Materia di tormento siamo noi,
noi tutti qui, feticci in carne ed ossa,
idoli deperibili, precari,
noi lacrimosi, intenti a trasformare
giorno per giorno, alla bontà del tempo,
in umana sostanza i simulacri,
a mutare il volubile in eterno.
E infine, puri, decantata in noi
ogni venale essenza, sublimati,
prestare il nostro corpo al Dio remoto
perché si incarni e viva, perché dia
il nostro cuore voce al Suo silenzio.

Fulvio Di Lieto