Fiaba

Superba era la Morte; si sentiva la grande, vera Giustiziera del mondo e aveva preso con sé, come simbolo, la falce, che pareggia tutte le erbe del prato.
Nel suo eterno percorso, un giorno tuttavia tremò. Era giunta nella casa di una vedova malata e vide che era circondata da molti figli ancora in tenera età, piangenti e supplicanti. La sua falce si arrestò a mezz’aria e si disse:
«Non è giusto, non è buono questo!» e corse da Gesú.
Gesú l’ascoltò e, a mano a mano che la Morte enunciava le sue motivazioni e il suo timore, l’occhio di nostro Signore sempre piú si velava. Ad un certo punto la interruppe e le porse una pietra.
«Mordila» disse.
La Morte cominciò a mordere: i denti le facevano molto male, ma ella ubbidí e continuò a sbriciolare la roccia.
«Ferma!» comandò ad un tratto il Cristo, e prese dal centro della pietra un piccolo verme e se lo pose nel cavo della mano.
«Ecco vedi? – disse con severità alla Morte. – Se io ho cura di un verme piccolo cosí, credi che non mi preoccupi degli orfanelli?».
La Morte allora comprese che accanto a sé aveva due sorelle maggiori, la Fiducia e la Speranza, e umilmente si inginocchiò davanti a Gesú.

Maria Grazia Moscardelli

Libero rifacimento di una fiaba polacca tratta dal volume Occhio del Mare
Valentino Tecchi ed., Roma 1987, p. 92