Poesia

 

 
emibile, munito di flagelli,
lo staffile del platano si libra
teso nell’aria, sibila, poi scocca
un colpo, e intimidisce sugli spalti
dei muraglioni ingorde procellarie
cui la piena impedisce predazioni.
Morde un vento balcanico, odoroso
di steppe: rende magici gli umori
luminosi che indorano le cupole,
incoraggiando gli angeli ormai pronti
a staccarsi da tetti e cornicioni,
dai muretti dei ponti, e collaudare
finalmente le ali, non piú grave
materia ma flessibili strumenti
di piume, adatti a remigare in alto
oltre le guglie, i campanili e gli alberi:
bianchi vascelli in un oceano azzurro.

Fulvio Di Lieto