Costume

Sigillati tombini e cassonetti,
i tiratori scelti dislocati
un po’ dovunque, sopra il Colosseo,
dietro siepi, colonne, o camuffati
da turisti con guida e cinepresa,
una mimesi questa architettata
per impedire a qualche kamikaze
di sistemare cariche esplosive
nei punti piú affollati del percorso,
o di sparare con il suo kalashnikov
contro il parterre de rois che assisterà
alla sfilata delle Forze armate,
lungo i Fori Imperiali, a rinnovare
le glorie e i fasti dell’antica Roma:
vessilli, gagliardetti, caschi e giubbe,
settemila soldati, e in mezzo a questi
le donne equiparate, centinaia
di cavalli, elicotteri, fanfare
con tamburi, tromboni e clarinetti;
e carri, blindo, anfibi, semoventi.
Uno sfoggio di bellica potenza
non disgiunto da note di colore:
gli alpini con le penne, i bersaglieri
in corsa cadenzata dalle trombe,
quelli della San Marco, i guastatori
con le tute mimetiche, le teste
di cuoio, tanti Rambo nell’aspetto,
e marinai di navi e sommergibili,
avieri, fanti a piedi o trasportati.
E per finire le crocerossine,
asettiche, marziali, soccorrevoli,
danno gioia ai feriti e fiori ai morti.
Un morire che si prospetta nobile,
magari con medaglie, paludato
di iattanza guerresca, supportato
dai piú sofisticati marchingegni
per renderlo piú umano e razionale.
E vanno i morituri virtuali,
recitando la vacua parodia
di un conflitto platonico. Li osservano
dalle tribune ai lati del corteo
e applaudono ministri e Presidente.
La folla già dall’alba qui al bivacco
esulta, guarda in alto dove sfrecciano

le pattuglie acrobatiche: disegnano
a volo raso il tricolore. Tutto
cita la guerra, pure il disperato
pianto del ragazzino che ha smarrito
nella calca festante il suo revolver
ai raggi multifase iperfotonici.
Questi gli eroi militareschi, ormai
specie rara da show, poiché i conflitti
sono affari tra esperti di elettronica:
basta un omino dentro una stanzetta
che prema un tasto, e subito deflagra
l’apocalisse atomica, scodellano
aerei stratosferici migliaia
di superbombe, missili guidati
dagli infrarossi centrano il bersaglio
senza sbagliare. Nella maggioranza
sono i civili a perderci la vita.
E quelli che risparmia l’ecatombe
sono gli eroi di pace, i tartassati:
sfuggiti alla padella dei proiettili
cadono nella brace delle code
per pagare bollette, rimediare
un posto in classe o nell’ospizio, prodi
cittadini qualunque rapinati
in pieno giorno, o messi in lista attesa
per un esame di laboratorio,
azzannati da cani ed usurai,
disoccupati, co.co.co., precari,
casalinghe che reggono il menage
operando il miracolo di Cana
per far quadrare i conti della spesa
con un salario da Burkina Faso,
e i pensionati da trecento euro,
i pendolari, gli sfrattati, i neuro
pazienti, i volontari d’assistenza
ai malati infettati d’AIDS.
Insomma, quelli che l’amor di patria
lo vivono nel trito quotidiano,
i combattenti e reduci dal fronte
di una battaglia senza resoconto,
anonima, testarda, petto in fuori
per salvare decoro e dignità.
Questa è l’armata che dovrà sfilare:
i paladini della civiltà.

Il cronista