…È
da circa un mese che ho iniziato una terapia posturale
francese, “Mezières”, che prende il nome da una
terapista della riabilitazione, nata in Francia nel 1937, e
che si ispirava per la forma corporea perfetta alle statue
greche. Mi è stata consigliata dal mio medico antroposofo
per curare un’ernia del disco che non mi permette piú di
fare sport. Per mia sorpresa ho notato, dalle prime sedute,
che molto si basa sulle manipolazioni della terapeuta ma
anche sulla respirazione ed il pensiero del paziente che
deve collaborare per la distensione di alcuni muscoli che
sono contratti e che non permettono il riallineamento delle
vertebre. Mi sono chiesto, ma come è possibile che l’uomo
moderno possa ancora agire sul proprio corpo, quando si è
detto piú volte che per esempio lo yoga non è piú adatto
per quest’epoca?
PdR
Certo che l’uomo può agire sul
proprio corpo in quest’epoca! Anzi, dovrà farlo sempre di
piú, e in piena coscienza, fino a non aver piú bisogno di
medici e terapie: egli in futuro potrà, portando
un’azione cosciente “risanatrice” sulla parte malata,
riequilibrare ciò che eventi esterni o squilibri astrali,
interiori, avranno reso non efficiente. Nulla a che vedere,
questo, con lo yoga, che era una maniera per
“trascendere” attraverso il corpo, tornando alle origini
di un fisico integro ancora riconducibile al divino per via
di sangue, e non ancora pienamente contaminato, come invece
è oggi il nostro, dall’astralità che lo condiziona. Una
delle cose che dovremo conquistare è il dono del Cristo
agli Apostoli attraverso la Pentecoste, lo Spirito Santo,
che si esprime, oltre che nella “lingua universale”,
soprattutto nel carisma delle guarigioni. La vera
fratellanza si manifesterà infatti anche con la capacità
di imporre le mani sugli altri “rimettendo i peccati”,
cioè sanando l’anima e di conseguenza anche il corpo: un
dono che viene concesso dall’Alto agli individui che si
pongano in una condizione di vera spiritualità. Ogni
discepolo della Scienza dello Spirito dovrebbe rendersi
degno di tale dono, simbolicamente adombrato nella Chiesa di
Pietro col sacramento della confessione. Il nostro
ricollegarci alla Via di Giovanni, alla luminosa Via dei
Catari, attraverso l’insegnamento di Rudolf Steiner, che
è il catarismo dei Nuovi Tempi, renderà possibile per noi
quel che già i Catari avevano ottenuto: il risanare gli
altri con l’imposizione delle mani. Se faremo vivere in
noi l’insegnamento antroposofico, non come astratta
dottrina, o peggio ancora come dogma, ma come una realtà
vivente, saremo in grado di restaurare il nostro fisico e
rendere la salute anche ai nostri fratelli sofferenti.
Tutti
i miei propositi spirituali acquisiti attraverso
l’insegnamento steineriano, che seguo individualmente da
diversi anni, s’infrangono quando affronto la lotta
quotidiana nell’ambiente di lavoro, dove non c’è spazio
per la loro applicazione…
Anita Ianni
Eppure, è proprio quello il banco
di prova di ciò che non può rimanere solo teoria, ma deve
divenire pratica vivente. Ce lo dice Rudolf Steiner, in una
conferenza tenuta a Kassel nel 1916 (O.O. 168) di cui
riportiamo un passo tradotto per noi dalla cara amica e
fedele seguace dell’antroposofia, signora Giovanna Scotto:
«La Scienza dello Spirito ci immerge nella vita in modo
pratico. Ma si deve andare oltre quello che si fa oggi. Oggi
si crede ancora troppo di aver praticato abbastanza la
Scienza dello Spirito quando si è ascoltato un poco e
quando si crede che essa abbia agito sulla nostra anima
abbellendola e nobilitandola. Non basta! La Scienza dello
Spirito deve compenetrare in modo pratico tutte le nostre
attività». E dunque, la teoria deve diventare pratica,
deve cioè trovare spazio nel nostro quotidiano, anche
nell’ambiente di lavoro, nel quale dovremmo riuscire a
fornire agli altri un modello cui ispirarsi.
Il
seguire la Via della Scienza dello Spirito e le molte
letture fatte negli anni mi hanno insegnato che il nostro
sentire e il nostro volere si svolgono in uno stato di
coscienza illusorio. Come acquistare allora piena e libera
coscienza dei nostri atti, se sappiamo che lo stesso pensare
di cui ci serviamo è astratto? E qual è la via d’uscita?
Michele Tardivo
Il sentire e il volere sono
effettivamente mobilitati da un pensare illusorio, ma nostro
còmpito è sperimentare quella illusione cosí com’è. Il
pensiero va sperimentato come ci si presenta. Dobbiamo usare
il pensare che abbiamo, e in esso inserirvi l’esperienza
del pensiero libero. Se noi già possedessimo un pensare
“vero”, saremmo degli esseri perfetti; la realtà
sarebbe nostra, perché il pensare ci mostrerebbe una
realtà bell’e fatta. Noi invece viviamo nell’errore, ma
lo scoprire questo errore è importante, perché è la via
della nostra libertà. Il mondo chiede di essere osservato,
conosciuto, partendo dalla sua forma illusoria. In quella
forma noi dobbiamo inserire una corrente di coscienza
sviluppata attraverso la meditazione, l’esperienza
interiore. Quando compiamo un tale atto, si può dire che
l’Io viene inserito nel mondo. Perché questa nostra
attività di conoscenza della vita del pensiero è ciò che
il Mondo Spirituale attende da noi: è un vero atto di
libertà. La conoscenza diventa allora una reintegrazione
dello Spirito nella materia. Noi abbiamo il dovere di capire
che cos’è la natura che vediamo intorno a noi, di
conoscere la Terra su cui viviamo, e di rapportarci quindi
nel giusto modo rispetto a tale conoscenza. E allo stesso
tempo abbiamo il dovere di capire che cosa si oppone
veramente allo Spirito. Questa opposizione è possibile in
tutte le forme, anche in quella spiritualistica, se
nell’esperienza non si riesce a riconoscere quel movimento
del pensiero che ci permette di rivivere ogni volta quello
che rievochiamo nella meditazione. Se noi riportiamo alla
mente argomenti o nozioni spirituali senza un pensiero che
le faccia rivivere, accade che un pensato che non ci
appartiene, ma a cui diamo un’anima, possa dominarci,
senza che noi sappiamo in realtà chi è a dominarci. Forze
cosmiche che operano in opposizione all’uomo hanno
interesse a impedire che l’uomo compenetri con lo Spirito
la forma della sua attività conoscitiva. Saperlo, e
combatterlo, è la via d’uscita.
…Secondo
quanto scrive Steiner in Filosofia della Libertà,
durante l’attività pensante si arrestano i processi
organici. Come ovviare ai guasti della materia cerebrale?
Saverio Evangelisti
Effettivamente sappiamo che il
pensiero ordinario si attua a spese di una forza vitale che
riguarda la testa. Tale logorio delle forze eteriche della
testa accade perché si verifichi l’esperienza
dell’anima cosciente. Steiner dice anche però che se tale
esperienza logoratrice supera un determinato limite, può
causare malattia e condurre l’uomo a una decadenza fisica.
L’esperienza del pensiero in forma cosciente, necessaria
per l’uomo moderno, cominciò a verificarsi già per
l’antico uomo greco, il quale, per elaborare quel pensiero
che ci è pervenuto attraverso la filosofia, iniziò a
contraddire la propria piú alta natura. Questo riguardava
allora solo un ristretto numero di uomini, mentre oggi
l’esperienza dell’anima cosciente è estesa a tutta
l’umanità. Secondo l’insegnamento del Maestro
d’Occidente, noi oggi dovremmo condurre piú a fondo tale
esperienza: in quel caso, i processi distruttivi della
cerebralità andrebbero ancora piú in profondità, cosí
che dalla profondità le forze del volere stimolate
insorgerebbero nella coscienza operando una ricostituzione
delle forze. L’uomo compenserebbe in tal modo con le forze
superiori l’inevitabile distruzione dei processi organici.
È un’operazione che può essere attuata solo dall’Io, e
passa attraverso la luce limpida e chiara del pensiero
vivente. Quando, come sperimentatori, avremo conosciuto
questa sfera di chiarezza, potremo avere anche altre
esperienze, come quella della vera conoscenza della natura e
i suoi contenuti esoterici. È importante per noi aver
elaborato la logica del pensiero ordinario, ma ora dobbiamo
conquistare una logica superiore, che è un’esperienza
lucida del pensiero. In maniera che di ogni situazione
possiamo afferrare il contenuto oltre la parvenza, intuire
il nucleo del problema. E dobbiamo essere sicuri che le piú
alte forze ci saranno d’aiuto.
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