Costume

Anticamente chi giocava al lotto,
la smorfia per il popolo minuto,
aspettava che in sogno gli apparisse
lo spirito di un avo trapassato
e gli fornisse i numeri capaci
di fargli realizzare un ambo o un terno,
e se il defunto gli voleva bene
ed era assai quotato in paradiso
finanche una quaterna, o caso raro
eccezionale a dirsi, una cinquina.
Miracolo veniva proclamato
un tale exploit dal volgo e dai giornali.
Si trattava cioè di un prodigioso
evento metafisico piuttosto
che un colpo di fortuna o coincidenza:
di novanta azzeccare quattro o cinque
numeri su una ruota, richiamava
i segreti di cabala e magia,
oppure la divina provvidenza,
che voleva in tal modo riscattare
qualcuno da miseria e servitú.
Si giocava per minime speranze
e modeste ricchezze: un letto nuovo,
scarpe, un armadio, un pranzo con gli amici,
un pezzetto di terra se avanzava
qualcosa della vincita, sottratte
le spese voluttuarie e qualche messa
a suffragio dell’anima che aveva
suggerito l’enplein dall’altro mondo.
Non piú quel tempo: adesso dallo Stelvio
a Siracusa è tutto un risuonare
di slot-machine, roulette e videopoker,
un frullare di palle e bussolotti,
dadi, gettoni, fiches e monetine.
La gente punta, gratta, azzarda, elucubra
sistemi garantiti per sbancare
il Casinò, o vincere alla grande
il montepremi multimiliardario.
Organizza scommesse clandestine
su corse d’automobili truccate,
lotte tra cani, galli e gladiatori
di nuovo conio esperti in karatè,
pur di avvertire il brivido proibito
che mette un po’ di fuoco nel grigiore
di una vita preclusa al trascendente.
Bingo, schedine, carte e macchinette
promettendo fortune clamorose
covano invece quella Bestia che
subdolamente avvolge nelle spire
soggetti d’ogni ceto e professione,
meccanici, dottori e casalinghe,
e fa del gioco droga e dannazione.
S’immolano stipendi e proprietà
oltre ai valori umani e ai sentimenti

 
Kunrat von Ammenhausen «Il giocatore»
miniatura, Svizzera tedesca, fine del XIV secolo

sull’altare del moloch aleatorio.
E colossali come i premi sono
i progetti dei tanti adoratori
di questo dio soltanto in apparenza
prodigo e facoltoso: una crociera
intorno al mondo con la cover girl
piú gettonata, un’auto fuoriserie,
ville, pellicce, rolex diamantati,
l’acquisto di un atollo tropicale
completo di eliporto e bungalow.
Follie, chimere, voi direte, sogni.
Eppure hanno convinto il Ministero
delle Finanze e dell’Economia
a rimpiazzare mangiasoldi e simili
nei pubblici esercizi, club e circoli
con apparecchi propri, che daranno
un gettito di quasi due miliardi,
d’euro, s’intende, ai conti dell’erario,
e un pool d’appartenenza trasversale
politica richiede con proposte
aderenti al decalogo bipartisan
case da gioco, riffe e lotterie
per sanare bilanci e patrimoni
di comuni e regioni in bancarotta.
Come succede col tabacco, tanto
esecrato nell’uso dei privati,
ma che, spacciato a cura del Governo
in regime di stretto monopolio,
da vizio si trasforma in contributo
per la finanza pubblica depressa.
Da tutto questo si deduce che
la tassa colma il vuoto della cassa
e fa tutti contenti coi contanti.
Ma l’oro vero non è quel che luce
e non lo vinceremo indovinando
una sestina al Superenalotto.
Lo sterco del demonio si dissolve
e ci abbandona alla mercé del nulla.
Un giorno finalmente capiremo
che quanto ci mancava, l’introvabile
smisurata ricchezza ricercata
per vie remote, l’avevamo dentro!

Il cronista