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Con la gentilezza si
vinca l’ira, la malvagità con la bontà; si vinca l’avarizia
con la generosità, con la verità la menzogna.
Parla il vero, non
andare in collera, dà quando richiesto anche il poco che hai:
bastano queste tre condizioni a farti salire presso gli Dèi.
Quegli asceti che non
fanno male altrui e domano il loro corpo, vanno alla sede eterna;
ivi giunti, non hanno piú da lamentarsi.
Per quelli che vegliano
costanti e giorno e notte studiano e tendono al nirvana, ogni
passione tramonta.
È antico questo detto,
non del giorno d’oggi: «Dicon male di chi se ne sta zitto,
dicon male di chi parla molto, anche di chi parla poco dicon male:
incensurato non v’è nessuno al mondo».
Ma colui che gli
intelligenti lodano, esaminandolo giorno per giorno, d’integra
condotta, accorto, costumato e sapiente, pari a moneta d’oro,
chi vorrebbe dirne male? Anche gli Dèi lo lodano, anche da
Brahman è lodato.
Guardati dall’azione
commessa nell’impeto dell’ira: sappi frenare il corpo:
lasciando i peccati di azione, opera rettamente.
Guardati dalle parole
dette nell’impeto dell’ira: sappi frenare il tuo dire:
lasciando i peccati di parola, parla rettamente.
Guardati dal pensiero
concepito nell’impeto dell’ira: sappi frenare il pensiero:
lasciando i peccati di pensiero, pensa rettamente.
Gautama Buddha
Da: Testi di morale buddistica
a cura di E. Pavolini, Ed. Carabba, Lanciano s. d.
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