Costume

La visione dei Fori nel dorato
bagno di luce del tramonto, l’alta
concertazione di gorgheggi e trilli
a fare un’armonia di sottofondo,
il silenzio, sublime contrappunto,
s’incrinano alle bieche dissonanze,
alle ossesse “rappate” cacofoniche
effuse dalla voce di uno stereo
dal volume assordante, collocato
a metà della rampa che conduce
dall’Arco di Settimio al Campidoglio.
Una coppia di assurde figurine
a colori sgargianti si dimena

assecondata da quel baccanale.
I due pupazzi, avvinti in una danza,
roteano senza sosta in sintonia,
sincronizzati sulla musichetta
che un magrebino ottiene manovrando
con zelo e abilità il registratore.
Se l’inferno di Dante è cosa vera,
dopo la morte l’avido ambulante
nell’Aldilà, tra ghiaccio e fuoco ardente,
verrà fatto ballare a suon di musica
sui ritmi di violini assatanati,
con indosso un vestito da pagliaccio,
senza riposo, per l’eternità…

Il cronista