Poesia


Zolla per zolla schiude il paesaggio
campi distesi all’infinito, giallo
ondulato miraggio dove ormai
solo un ricordo è il grano e la fiammante
levità dei papaveri bruciati
nel rogo dell’estate. Lungo i solchi
uccelli mendicanti saltabeccano
tra le reste, guadagnano la vita
chicco su chicco. Questo fu promesso
dal Dio che tutto vede e generoso
alle creature minime provvede.
E qui, dove gabbiani si cimentano
oscillando sul vuoto dalle rupi,
ali gonfie di vento come vele,
elusive morgane all’orizzonte,
la pietà di quel Dio darà figura
ai mille spettri persi nella bruma
luminosa del mare: saliranno
bisbigliando sommessi, balza a balza,
e verranno fra noi, riprenderanno
i colloqui interrotti, carne e sangue
nel nostro fiato diverranno. Infine
avranno pace e riconforto d’ombra.
E sarà dono portentoso e nobile
all’agave assetata che si torce
nella vana speranza di fuggire
la pietra cui la lega il suo destino,
un glorioso fiorire dentro l’aria.
E al pendolo del cuore, dubitoso
tra domani e passato, l’ora certa,
ferma al presente: l’attimo celeste
fitto per sempre in un quadrante d’oro.

Fulvio Di Lieto