Spiritualità

 

Quando l’uomo vede gli ostacoli moltiplicarsi intorno a sé, vuol dire che è abbandonato a se stesso. Ma che preghi, e troverà la forza e la consolazione nella preghiera. Dio non abbandona mai i suoi figli, chiede soltanto che facciamo degli sforzi per diventare migliori, e persino non abbandona chi rifiuta di diventare migliore.
Le preghiere degli uomini vengono ascoltate e oltrepassano la materia da quando il Verbo s’è fatto carne, perché il Cristo è venuto affinché potessimo rivolgerci al Padre.
Bisogna chiedere prima a Dio, poi al proprio angelo custode.
Non rivolgetevi ad uno spirito, rivolgetevi a Dio.
Pregate Dio. Poco importa se un antico apostolo o un santo che si trova dall’altra parte vi aiuta a far pervenire la vostra preghiera, voi non dovete occuparvene.
La sola preghiera non può salvare, ma essa dà modo al nostro angelo custode di condurci. È necessario pregare spesso, prima di dormire, al risveglio, e infine elevare continuamente la nostra anima verso Dio.
Piú si procede, piú si è fragili e piú bisogna pregare, perché gli attacchi del nemico sono piú numerosi.
È utile pregare, non per alleviare le proprie pene, le sofferenze, ma per domandare la forza, il coraggio. La nostra preghiera non viene sempre ascoltata, e per fortuna, perché se Dio ascoltasse le nostre preghiere, spesso esse l’offenderebbero. Ma è utile pregare, perché ci mantiene allenati. Smettere di pregare, vuol dire non poter piú pregare un giorno.
Perché la preghiera sia intesa, deve partire dal fondo del cuore. Per questo dobbiamo aver sofferto, perché la sofferenza eleva l’anima. Non bisogna evitare il dolore, sottomettersi alla volontà di Colui che ci manda e amare il nostro prossimo.

Maître Philippe

Sel. da Vita e parole di Maître Philippe, Edel, Roma 1988