Poesia

 

Affresco da una villa dell’antica Stabia

Sotto il magma rappreso cova il miele
della ginestra. Qui la vita dura
nutrendo le sue alchímie portentose
da combuste rovine, si perpetua
traendo linfe da sedate fiamme
e fiori prodigiosi riconfortano
l’arida pietra folgorata, sventolano
iridate bandiere. Ad essi uguale,
superi in volo gli anni, sconosciuta.
Romba il fiume dei secoli, ma tu,
sospesa eternamente, ne risparmi
i vortici al tuo corpo, senza dèi
né cielo, cherubino privo d’ali,
scorri indenne la furia che distrugge.
Anche la morte, cenere e silenzio,
ti rende omaggio, schiava dei tuoi occhi.
E tutto intorno, al segno delle dita
distese come a imporre la tua legge,
il nepente che il glicine distilla
dai pampini tenaci, dai turiboli
irti sui gambi roridi, gli incensi
di rose e gigli, versano l’oblio
lungo vene gelose fino al cuore.
Cosí non duole piú, diventa perla
ogni amore incompiuto, si raggelano
in vermiglio corallo le parole
che le tue labbra piú non sillabarono.
E oro fonde la memoria se
pone al crogiolo la tua storia, i gesti
e le profferte della tua bellezza
chiusa nei tratti che una mano ignota
volle salvare, perché tu provassi
la forza delle cose inestinguibili.
Poiché tu vivi in un affresco dove,
passata al fuoco, l’anima s’incide
sublimando le scorie in pura luce.
E restano di te l’idillio impresso
nella suadente immagine librata,
la perfetta armonia delle tue forme,
lo sguardo che dipinge, oltre pareti
d’ocra e carminio, imperituro un sogno
di spazi eterei, lune, primavere,
cerchi danzanti dove in abbandono
stringevi a te la favola e l’incanto.

Fulvio Di Lieto