Redazione

…Seguo sempre con interesse, e sempre primario, l’Archetipo. Ho appena finito di leggere La Via d’uscita del Prof. Bellia. …Per quello che ho letto e per quanto ho capito, il pensiero del vostro giornale (Arcady e Ruoli in primis) non si discosta di molto dal nucleo centrale del pensiero di Bellia…

Marco De Berardinis

Difficile valutare con esattezza, e forse anche con approssimazione, quanto il pensiero portato avanti dall’Archetipo in materia di Tripartizione possa avvicinarsi a quello del professor Bellia. La cosa importante è che ognuno cerchi di lavorare a suo modo, con tutte le proprie forze e in piena dedizione, nel solco dell’insegnamento che Rudolf Steiner e Massimo Scaligero hanno tracciato per noi: in quest’epoca di forti contraddizioni, in cui la fitta tenebra viene a tratti squarciata da vividi lampi, nella società che ci circonda possiamo avvertire, insieme a drammatici segnali di violenza e involuzione, anche i germi di quella fioritura umana che riuscirà a far fruttificare quanto da loro è stato seminato.
Sebbene sappia che molti bambini usino a casa il computer, regalato loro dai genitori, ho molte perplessità circa il suo uso nella prima età, e soprattutto circa il progetto di introduzione dell’informatica nelle scuole elementari. Voi de «L’Archetipo» cosa ne pensate? 

Alba Galliani

Le epoche di reggenza di Michele, come quella attuale, sono segnate dalla globalizzazione delle conoscenze e delle comunicazioni. Nella precedente epoca infatti, tra il VI e il II secolo a.C., i popoli del Mediterraneo usavano come lingua franca il greco e possedevano una cultura unitaria, la cosiddetta koiné ellenistica. Oggi sono il computer e Internet gli strumenti irrinunciabili per far circolare le idee in tutto il mondo. Questo ha un risvolto negativo, nel caso si tratti di cattive idee, e uno positivo, se ciò che facciamo circolare è corretto moralmente e spiritualmente. Posto ciò, per quanto attiene alla pedagogia e all’uso del computer nelle scuole elementari è necessario tenere presente quanto ha spiegato Rudolf Steiner a proposito della costituzione animico-fisica del bambino: dalla nascita ai sette anni il piccolo elabora il corpo fisico, è “tutto organo di senso”, e quando a sette anni s’incarna il corpo eterico, egli può disporre completamente delle forze vitali in esso contenute, che si liberano attraverso la creatività e la fantasia. È bene che tali forze possano dispiegarsi pienamente e in tutta libertà mediante un insegnamento adatto all’evoluzione mentale del bambino, che fino ai 9 anni pensa per immagini, non per concetti astratti. Interferire in questo processo dello sviluppo eterico, sollecitando la nascita precoce del pensiero astratto, che è a disposizione dell’ado­lescente solo dal 12°/14° anno in poi, in seguito all’incarnazione del corpo astrale, ha come conseguenza la distruzione, quantomeno parziale, delle forze eteriche e comunque il loro non corretto dispiegamento. L’astrale, chiamato anzitempo a operare nella compagine animico-fisica del bambino, “premerebbe” sul­l’eterico e lo opprimerebbe, impedendone il corretto sviluppo e ponendo le basi per uno squilibrio interiore e quindi per future malattie psicofisiche dell’adulto. Massimo Scaligero diceva che la concentrazione si può fare dai 15 anni in poi, proprio in considerazione della discesa dell’astrale. Rudolf Steiner fondò le scuole Waldorf per donare un’alternativa al dominio dell’istruzione pubblica e privata, fondata sulla non conoscenza del processo evolutivo del bambino e su una concezione materialistica dell’uomo. Spiegò inoltre che sarebbe venuto un tempo in cui si sarebbero incarnate anime molto alte, destinate ad aiutare l’umanità, le quali avrebbero conservato le delicate forze spirituali di cui sarebbero state portatrici, a patto che crescessero in modo corretto. I tempi di cui parlava Steiner sono i nostri. Sappiamo che in alcuni istituti, sin dalla prima media, i ragazzi hanno già cominciato a usare il computer. Si tratta di giochi, e comunque l’età è ben piú vicina ai 12/14 anni. In conclusione, bisogna riconoscere che purtroppo persino tra gli antroposofi sono rare le persone pienamente consapevoli del problema, se si escludono coloro che, non solo insegnanti, hanno avuto modo di interessarsi alla pedagogia steineriana.
Mi sono sempre chiesto se colui che per virtú del karma incontra la Scienza dello Spirito debba darsi come scopo l’Iniziazione, e se questo è il fine ultimo come conseguirlo senza il pericolo di scantonare in pericolose deviazioni. 

Nicola Angelillo

Lo scopo della Scienza dello Spirito è proprio l’Iniziazione. Perché essa sia conseguita, occorre meritare che il Mondo Spirituale divenga per il discepolo una guida sicura. Prima però che questo possa accadere, bisogna essere capaci di guidarsi da sé. Si può seguire la Scienza dello Spirito in una forma mistica, o in una forma intellettuale, o lasciando agire su di sé i suoi contenuti, ma Rudolf Steiner ha dato qualcosa che va oltre tutto questo, e se il discepolo sente di avere la forza, la volontà, l’animo di fare di piú, di preparare cioè la propria interiorità attraverso il metodo esoterico, questo lo porterà all’Iniziazione. Tale metodo esoterico deve essere seguito con volontà di consacrazione, una consacrazione che non venga dal solo sentimento, ma che coinvolga la volontà. L’Io deve poter entrare come una forza nella coscienza. L’Io è l’essere che apre il varco alle forze che hanno costruito l’uomo. Si verifica allora un evento preciso dell’Iniziazione: la trasmissione diretta, da Maestro a discepolo, di un insegnamento esatto. Esattezza che non è quella di una grammatica o di una sintassi, ma di un linguaggio spirituale unico, primordiale, atto a preparare il discepolo ad accogliere il reale significato della libertà. Naturalmente è necessario prima liberare il pensiero da Ahrimane. Il pensiero deve lottare con tutte le sue forze per uscire dalla sfera di Ahrimane. Ogni uomo ha dentro di sé istinti e passioni ed è portatore di una istintività malvagia, ma c’è in lui una zona che può raggiungere un’autonomia dagli Ostacolatori e compiere una conversione. Può allora percorrere quel tratto che lui solo, autonomamente, è in grado di percorrere per collegarsi alla potenza di Michele: quella potenza che è l’intelligenza originaria dell’uomo e che lo ha accompagnato sin dagli inizi della sua evoluzione, ma con la quale egli ha perso il contatto perché è stato necessario che si separasse dal Divino. L’organo preposto ad attuare tale separazione è stato il cervello fisico, in cui il pensiero entra carico di forza eterica ma, nel riflettersi, diviene contrario al pensiero originario. Risalendo a ritroso la corrente di tale pensiero divenuto astratto, decaduto nella cerebralità, si giunge al pensiero vivente, attuando quella conversione che renderà il discepolo degno di raggiungere il fine ultimo del suo lavoro spirituale: l’Iniziazione.
 
Oggi osservavo mio padre mentre lo aiutavo, preoccupandomi che non si affaticasse troppo, a scaricare in macchina dei pesi. Pensavo all’invecchiarsi del suo corpo fisico e di conseguenza anche al calo delle sue forze (energia vitale). Mi domandavo allora …come fosse possibile un ringiovanimento del corpo eterico man mano che avanza l’età e che cosa si intendesse per ringiovanimento dello stesso. E poi, non riesco a capire il significato del ritorno di Cristo nel corpo eterico dell’uomo.

P d R

Rispondiamo con una citazione tratta dal recente libro di A. Mazzoccone, G. Sculco, D. Testa, segnalato sull’Archetipo di novembre 2003, dal titolo Il percorso cosmico dell’uomo da morte a nuova nascita, che ripropone con grande esattezza frasi e concetti espressi da Rudolf Steiner: «In merito al corpo eterico va detto che rispetto all’invecchiamento del corpo fisico esso procede in senso inverso, ossia quando nasce il corpo fisico, quello eterico è estremamente compresso in un solo punto dell’uni­verso, che è appunto il corpo fisico del bambino, che esso deve costruire con grande impiego di forze, pertanto per se stesso è alquanto indebolito. Man mano che il corpo fisico invecchia, quello eterico si accresce, in quanto è meno assorbito dal fisico, pertanto piú fresco e sempre piú inserito nel Cosmo». Quanto all’incontro dell’uomo con il Cristo eterico, questo incontro avviene “in forma eterica”, in quanto il corpo fisico del Cristo è divenuto corpo di luce (nel Vangelo si dice che “passa attraverso le porte chiuse”) assumendo nell’eterico la sua consistenza materica che, sappiamo, può arrivare fino alla tangibilità («Metti la mano nel mio costato...»).

…La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre per paura dei Giudei le porte del luogo dove si trovavano i discepoli erano chiuse, Gesú venne, stette in mezzo a loro e disse: «La pace sia con voi!». E ciò detto mostrò loro le mani e il costato. Nel vedere il Signore, i discepoli furono pieni di gioia. Egli disse di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». E ciò detto alitò su di essi e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi li riterrete saranno ritenuti».
Tommaso, però, uno dei dodici, quello che era chiamato Didimo, non era con loro quando era venuto Gesú. Gli altri discepoli gli dicevano: «Abbiamo veduto il Signore!» ma egli rispondeva: «Se non vedo nelle sue mani l’impronta dei chiodi e non metto il mio dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso si trovava con loro. Gesú venne a porte chiuse, stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi rivolto a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e tocca le mie mani, stendi la tua mano e mettila nel mio costato, e non essere incredulo, ma abbi fede!». Rispose Tommaso: «Signore mio e Iddio mio!». E Gesú gli disse: «Perché hai veduto, hai creduto? Beati quelli che credono senza aver visto!».

(Giovanni 20, 19-29)