Redazione

…Volevo chiedere se dal punto di vista spirituale è indispensabile una relazione di coppia per poter poi sperimentare un amore piú grande verso il prossimo, mi sembra che Scaligero la pensasse cosí, anche se mi rendo conto di ridurre troppo la portata del suo pensiero. Io credo invece che occorre sviluppare la propria affettività, il sentimento di donazione anche nei rapporti di tutti i giorni, da quello con i genitori a quello con la persona che il karma ti ha riservato di conoscere, magari il giorno dopo la presente mail. Infatti mi accorgo a volte che i rapporti di coppia se da un lato ti danno sicurezza e serenità dall’altro ti allontanano da tante persone quasi a coltivare solo il tuo orticello.

P. M.

È vero, secondo quanto dice Scaligero, che l’esperienza di coppia è fondamentale, ma la cosa piú importante è vivere tale esperienza in maniera equilibrata, cioè impegnando ogni parte di noi nel rapporto: pensare, sentire e volere devono essere ugualmente coinvolti. Il predominio di uno dei tre provoca uno scompenso che con il tempo porta all’indifferenza, al distacco, addirittura all’ostilità. Se prevale la passionalità, questa presto si esaurisce per dar luogo a una inevitabile ricerca di nuovi stimoli altrove; se è la sentimentalità a prendere il sopravvento, si rischia di perdere di vista una sana e costruttiva quotidianità; se è poi il pensiero razionale a imporsi, è facile cadere nel calcolo egoistico. Occorre certamente sviluppare la propria affettività verso il prossimo, ma questo non è in contrapposizione con l’amore di coppia, anzi ne è il naturale completamento.
…Sono “libero”, ma rischio di farmi imprigionare da questa Libertà: come posso fare per offrirla (appena nata e nebulosa) alla Guerra Sacra di Michele? È mia ferma convinzione di voler accettare la proposta del negozio michaeliano. …Mia madre è refrattaria alla Concentrazione (nonostante con il suo metodo dica di aver incontrato dei Messaggeri che le hanno comunicato di dovermi riferire che sono ad un passo dalla Soglia e che senza accorgermene ho addirittura incontrato il Piccolo e il Grande Guardiano) …ma è stressatissima e sempre-stanca: un rimedio per ridarle serenità e freschezza? Viviamo (di stenti) di Borsa: devo convincerla a tenersi fuori per il 2006-2007? …Mi pare d’aver capito che in materia di Concentrazione devo imparare a camminare senza stampelle, devo allenarmi a percepire continuamente la Forza (“la vita stessa diviene per lui concentrazione”) o incorro in pericoli? Inoltre, sforo sempre i termini predeterminati dell’Azione Pura: devo eseguirla comunque anche se sbaglio i termini di mezz’ora (o un’ora)? Posso eseguire la stessa azione piú volte al giorno o devo costringermi a variare? 

FdA

Michele saprà ben valutare quale ruolo possiamo assolvere nella Guerra agli Ostacolatori che ci condurrà alla Gerusalemme Celeste, non c’è bisogno di lanciare proposte al Cielo. Egli vede e sa. Quanto al fatto di chiedere ad altri di seguire una Via piuttosto che quella che già sta percorrendo, non c’è nulla che raffermi di piú nei propri convincimenti chi sente di star bene nella propria. E poi, se una persona parla addirittura con i Messaggeri Celesti, non ha davvero bisogno della lunga e faticosa Via sacrificale che seguiamo noi: è già nella Luce! Per questo appare difficile immaginarla stanca e stressata. Forse si tratta di un’impressione soggettiva. Se giunge a contattare il Divino, se riceve comunicazioni dall’Alto, ne ottiene al contempo le necessarie energie per compiere quanto le viene chiesto. A meno che non si tratti di un altro tipo di messaggeri: quelli che le energie le tolgono, perché se ne nutrono… In merito poi al Piccolo e addirittura al Grande Guardiano, è assai dubitabile che si possano incontrare “senza accorgersene”. E ancora, chi vive di Borsa difficilmente viene persuaso a tenersene fuori: è una malattia che tende a cronicizzarsi. Quanto alla concentrazione, compiendola ogni giorno accade naturalmente che il discepolo porti con sé tale clima anche nella vita ordinaria, ma questo deve accadere con naturalezza, senza volerne “percepire continuamente la Forza”. In merito all’azione pura, è essenziale che il termine fissato non venga superato. Se non si riesce a tener fede a un impegno, meglio non prenderlo! Anche se l’azione da compiere dal punto di vista esteriore è di una grande semplicità - come spostare una sedia, o fare tre passi avanti e tre indietro - in realtà tale azione chiama in campo direttamente le Gerarchie, in una sorta di appuntamento il cui punto d’incontro sarà il luogo e il momento dell’azione. Ora, se noi diamo appuntamento, ad esempio, a Piazza Navona a un Senatore della Repubblica, cercheremo di essere lí in anticipo: si tratta di un personaggio importante e non possiamo farlo aspettare! La stessa cosa è per le Entità spirituali evocate, assai piú importanti di un senatore. Già dal giorno prima penseremo che l’indomani, alle dieci del mattino, o alle due del pomeriggio, avremo un incontro importante. Ci addormenteremo fissando bene in mente l’ora, al risveglio la ricorderemo, e col passare del tempo guarderemo ripetutamente l’orologio, cercando di non mancare all’impegno. Qualche minuto prima ci fermeremo dal fare qualunque altra cosa, e nell’attimo in cui l’azione verrà compiuta potremo sentire quale importanza essa rivesta per la nostra interiorità, e quanto sia persino rigenerante per il nostro fisico. Se però, e solo in rari casi e per serie ragioni, avremo tardato all’appuntamento, potremo in qualche modo rimediare fissandone un altro a pochi minuti di distanza, e in quel periodo rimarremo in attesa di compiere l’azione senza distrarci. Non c’è bisogno di ripetere tale esercizio piú volte al giorno: perderebbe di importanza e verrebbe svuotato della sacralità che gli compete.
Ho appena finito di leggere il libricino Fede, amore e speranza di R. Steiner edito da Psiche. A pagina 20 si menziona «Quelli che oltrepassano la porta della morte senza aver volto lo sguardo alla scienza dello spirito nell’attuale incarnazione dovranno attendere la prossima per acquisire nel giusto modo la comprensione dell’avvento del Cristo. Sta di fatto che chi non ne avrà avuto notizia sul piano fisico, non ne potrà avere la comprensione nemmeno fra morte e nuova nascita e dovrà attendere di venirne preparato quando sarà di nuovo sul piano fisico...». Capisco che sia difficile dare sinteticamente una spiegazione, ma ho sempre pensato, dalle letture sino ad oggi di Steiner, che chi oltrepassa la soglia avrà di fronte se stesso nella verità. E perché non può essergli rivelata la verità sul Cristo anche se non ha colto l’antroposofia in questa vita? Cosa succede nel corso della purificazione della propria anima, non si incontra anche il Cristo? 

Cius Po

Il brano di Steiner riportato si riferisce all’“avvento” del Cristo, cioè al Suo ritorno sulla Terra in veste eterica a partire dalla metà del secolo scorso. Non si tratta della comprensione della figura del Cristo in questa vita o dopo la soglia della morte, o dell’incontro con Lui dopo la purificazione. Riguarda invece il Secondo Avvento, quello che era atteso ma che è giunto senza che la maggior parte degli uomini se ne sia resa conto. Secondo l’annuncio di Steiner, il Cristo è di nuovo tra noi: Egli cammina per le strade del mondo e ognuno di noi dovrà incontrarlo. Anzi, può accadere che lo incontriamo senza riconoscerlo. È il misterioso viandante che sulla strada di Emmaus si avvicina ai due discepoli. Essi lo riconoscono solo dopo che Egli ha spezzato il pane. Ma quando gli chiedono di restare con loro “perché si fa sera”, Lui non può farlo, perché deve salire al Padre. Ma sappiamo dall’Annunciatore che il Cristo è ritornato: colui che in passato ha preparato la venuta del Figlio dell’Uomo in veste fisica, ha preparato con l’antroposofia la sua venuta in veste eterica. Se non accoglieremo tale rivelazione in questa vita, dovremo rimandare alla prossima la comprensione di un tale grandioso evento, fondamentale per il destino di tutta l’umanità.
 
Quando cerco di fare la concentrazione, per riuscire a mantenere l’oggetto al centro dell’attenzione mi accorgo di tendermi con tutto il corpo, e tutta la muscolatura diventa poi dolorante. Ma senza questa tensione cado subito in distrazione e il pensiero vaga, quindi preferisco affrontare in seguito la sofferenza fisica ma intanto aver fatto bene l’esercizio.

Walter Draghi

Una sofferenza alquanto inutile, dato che l’esercizio non può certo dirsi giustamente eseguito. Quello che Massimo Scaligero ha cosí ben specificato nei suoi scritti, in particolare nel Trattato del pensiero vivente, è che l’oggetto della concentrazione «va pensato con le forze che vengono dal pensare stesso, non da tensione psico-fisica. Non si deve pensare con l’essere che si è, ma con il pensare che è malgrado e oltre questo essere». Al beneficio interiore conquistato si accompagnerà allora anche quello muscolare!

Silenzio e gelo tutt’intorno, ma
sotto la scorza repentino il fuoco:
un èmpito lunare che solleva
vaste maree di linfe e polle nuove
scioglie la terra prossima al solstizio.
Già nell’oscuro grembo forze ignote
schiudono semi ai fremiti stellari.
E il vischio opalescente, l’uvaspina,
l’agrifoglio in ardore sono festa
tra le bacche, le foglie e l’acre incenso
delle pigne gelose pronte al soffio
tiepido e lieve di correnti alcionie.
Il tempo è qui, mai cosí a lungo atteso,

mai cosí piena l’ansia e l’invisibile
fervore cui si accendono le cose
tutte impegnate a tessere, plasmare
le future stagioni, i fiori, i frutti
e i giorni umani ora dopo ora.
Mai cosí tanta vita in un respiro
che scuote il mondo: un lampo ed ecco viene
chi passa indenne tra roveti e sassi,
chi dona senza chiedere, l’amico.
La sua mano ci tocca e siamo desti
in una luce vivida, sonora,
uomini Dèi, divinità incarnate,
i nostri occhi aperti sull’aurora.

Fulvio Di Lieto