Costume


Non è mai stata facile la vita
per l’uomo. Sin dai tempi dei primordi
e lungo tutto l’arco della storia
ha lottato per tana e nutrimento,
contro giganti e fiere, per risolvere
gli enigmi della Sfinge, conquistare
il Vello d’Oro, uscire senza danni
dal Labirinto, e mentre era impegnato
in queste dure imprese da titano
subiva gli accidenti naturali:
fulmini, incendi, siccità e diluvi,
terremoti, locuste, pandemíe:
una guerra vessante e senza tregua.
E non bastando le difficoltà
derivanti dal cosmo e dal destino,
ci metteva del suo, tessendo intrighi,
architettando trame e sotterfugi,
giochi di corridoio e di salotto;
con maneggi cercava di ottenere
quello che gli negavano la sorte,
il talento o la forza dei bicipiti.
Un vivere comunque assai precario,
cui rimediava ricorrendo all’arte,
ai godimenti estetici, alla fede
se era credente, o alla filosofia
se agnostico e legato alla ragione.
Santi, maestri, taumaturghi e vati,
drammaturghi, pittori e musicisti,
pensatori, profeti e ierofanti
spingendo massi su per la diruta
e ripida pendice dello scibile
e delle conoscenze superiori,
hanno tentato di carpire il fuoco
divino che splendeva sulla cima
e farne luce per l’umanità
brancolante nel buio del prosaico.
Inutilmente, ché passati i secoli
variano modi e metodi, ma uguale
resta lo smarrimento degli umani
e il loro deragliare dal cammino
tracciato da un volere trascendente.
Anzi, per tanti versi piú letale
e subdolo risulta l’operare

del Male che raffina i suoi strumenti,
per cui sotto una scorza seducente
nasconde micidiali trabocchetti,
e lo scenario infiocchettato e lustro,
fiaba del comfort ipertecnologico,
è una terrificante roulette russa:
pallottole vaganti, candeggina
nell’acqua minerale, mucca pazza,
particolato, polveri e diossina,
piombo, fenoli, ceneri e atrazina,
elettrosmog, transgenico, mercurio
nei pesci, zolfo e radon in cantina,
il buco nell’ozono, il reattore
che spande morte atomica, le bombe
a grappolo, all’uranio impoverito,
l’amore spaventato dai fantasmi
del virus dell’immunodeficienza
acquisita, e il cielo che dovrebbe
consolarci con l’oro dei tramonti
e mille favolosi arcobaleni
ci irradia con vapori cancerogeni,
quando non ci colpisce coi frammenti
caduti da satelliti impazziti.
Quanto ai rapporti umani, se accettate
l’invito del vicino per un tè,
ignorando che è un killer sado-maso
con istinti antropofagi, rischiate
di finire tagliati a pezzettini
e cucinati in umido o in salmí.
Anticamente usava, per fuggire
le insidie del Maligno e i deleteri
pericoli del mondo, guadagnare
i romitaggi in grotte di montagna,
in remote regioni inaccessibili,
o nelle brulle vastità desertiche.
Ma nei deserti hanno ricavato
siti d’esperimenti nucleari,
piste per raid di fuoristrada e moto,
e le montagne e grotte sono invase
da scalatori, hiker e speleologi,
talmente numerosi da causare
frane, slavine e tragiche valanghe.
Capita quindi che di fronte a tale

torbida e riprovevole realtà
di fallimenti etici e sociali,
consci che gli sviluppi sostenibili
siano chimere, insieme alle dottrine
consacrate dall’uso, e inaffidabili
gli enti preposti a governare il mondo,
non essendovi ormai piú luogo in grado
di garantire pace e sicurezza,
sempre piú numerosi adolescenti
giapponesi si votano alla trappa,
rendendosi coatti motu proprio
nella loro tranquilla cameretta.
Anacoreti metropolitani,
rifiutano la scuola e la balera,
sola cultura i manga e i DVD,
niente amicizie, niente parentele
da frequentare, vitto certosino
che la madre è costretta a far passare
attraverso uno spazio fra le ante
come la ruota delle mantellate,
o lasciare alla base della porta
finché il recluso non si degni prenderlo
furtivamente, senza ringraziare.
Segregati per anni, alla domanda
di genitori e affini: «Come stai?»
rispondono inviando un messaggino
con foto digitale che rivela
la loro metamorfosi somatica.
Questa nuova tebaide ha già un vocabolo
che la contraddistingue: “hikikomori”,
e sta fissando un trend globalizzato,
un modello che presto imiteranno
i giovani di tutti i continenti.
I quali, contestando la presente
vorace civiltà contraddittoria
che fa strame di ogni sentimento,
letamaio di boschi, mari e fiumi,
riducendo a macchietta gli ideali,
invece di affrontare l’esistenza
battono in ritirata, praticando
la nuova casalinga desistenza.

Il cronista