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…La
sera della vigilia di Natale ho dato un regalo ai miei. Si
trattava di un libro fotografico su Roma dal 1920 al 1950
e quindi con tutti i personaggi, gli eventi e la Roma di
quei tempi... compresa ahimè la guerra. Ad un certo punto
vedo la foto del filosofo Gentile, che io associavo ad una
cosa letta in ambito antroposofico. Mi sembra che fosse
interessato alla Filosofia della Libertà di Steiner e che
scrisse un’opera simile e dello stesso titolo. Poi mio
padre mi ha detto che Gentile è stato tra gli ideatori
del fascismo ed anche ministro dell’istruzione... Allora
mi è preso un colpo, perché mi sono detto: come è
possibile che Steiner abbia influenzato il pensiero di
Gentile? Che nessi ci sono? E poi che importanza ha per la
mia generazione “ricordare” attraverso la memoria
fotografica quel periodo brutto della nostra storia, ossia
il fascismo?...
Cius Po
- Il dono di un libro fotografico
di Roma della prima metà del Novecento è sicuramente una
buona scelta. Mostra una città assai diversa, perché i
tempi erano diversi: meno caos del traffico, meno
affollamento nelle vie del centro, e anche meno
delinquenza. C’era certo piú povertà, ma anche piú
morigeratezza. Una maggiore austerità che si esprimeva
nel rispetto dell’autorità, dei genitori, dei maestri,
dei ministri del culto. Il filosofo Gentile, grande
pensatore ed educatore, aveva elaborato un sistema
scolastico sano e ben articolato per i giovani della sua
epoca, e abbiamo vissuto molti anni, nel dopoguerra, a
credito della sua illuminata riforma. Naturalmente tutto
va avanti e si trasforma, ma non per questo bisogna
denigrare il lavoro serio e impegnato dei nostri genitori,
nonni e bisnonni. Pensiamo solo a quante scoperte
scientifiche, tecniche, mediche si sono fatte proprio
nella prima metà del Novecento; a quanta arte e
letteratura sono fiorite in quel periodo, alle piaghe
debellate – come la malaria che da secoli mieteva
vittime – con il risanamento delle paludi. C’era del
buono e del meno buono, come sempre in ogni epoca. Ma
guardiamoci intorno e rendiamoci conto di quanti manufatti
da noi attualmente utilizzati, le stesse case in cui
alcuni di noi abitano, ci vengano dall’alacre e onesto
lavoro di tante persone che hanno impiegato la loro
operosità, il “sudore della propria fronte”, a
beneficio di chi li ha seguiti, dei posteri, che siamo
noi. E i posteri non possono ignorarlo, sarebbe ingiusto,
oltre che poco intelligente. Il ricordare è giusto e
doveroso, e le foto possono a volte rendere un’atmosfera
piú che tante parole. Dovremmo in particolare soffermarci
sulle immagini della guerra, le devastazioni portate a
quanto con fatica s’era costruito, i lutti delle
famiglie, i drammi personali e collettivi immortalati in
istantanee che rendono superfluo ogni commento. Guardare e
meditare su quello che vorremmo non fosse giunto fino alla
nostra epoca, in una società cosiddetta democratica, che
consideriamo piú scaltra, saggia e adulta. Confrontare le
foto drammatiche del periodo bellico, che ora sembra tanto
lontano, con quelle piú recenti di tanti conflitti che
stanno insanguinando lo scenario mondiale, e ritrovarvi le
stesse macerie, le stesse tragedie umane che si
presumerebbero del tutto cancellate dalla conquistata
maggiore consapevolezza. Guardare, e soprattutto meditare.
Ho
una certa difficoltà a spendere il denaro, che forse mi
deriva da una insicurezza provata da piccola, quando in
famiglia si doveva necessariamente fare una grande
economia. Ora però mi rendo conto che questo ha molto
inasprito il mio carattere, rendendomi guardinga verso le
persone e poco incline alle amicizie. Ad esempio, sono
timorosa, quando frequento qualcuno, di dover ricambiare
un regalo che mi viene fatto, o di dover offrire dopo che
una persona mi ha a sua volta offerto una consumazione al
bar, cosa che gli altri invece vedo che fanno con
naturalezza e senza soffrirne. Come ovviare a questa mia
eccessiva sensibilità?
Barbara Nesci
Una “sensibilità” assai poco
sensibile nei riguardi degli altri. È molto importante
stabilire un giusto rapporto con il denaro, che non ci
appartiene: il denaro è del divino, noi ne siamo solo gli
amministratori. E mai denaro è meglio amministrato che
quando ne doniamo ad altri. Non si tratta di scialacquare,
ma di condividere generosamente il frutto dei nostri
guadagni, o le nostre personali risorse. Per ovviare ad una
naturale difficoltà a tale condivisione, dovremmo forse
riportare alla mente e al cuore il motto del Poeta: “Io ho
quel che ho donato”.
Il
tempo mi sembra che corra ogni giorno di piú e mi pare di
non riuscire a stargli dietro. È solo una mia
impressione? Però sento anche altre persone che la
pensano come me. Mi chiedo se le conoscenze esoteriche ci
possono rivelare l’effettiva durata delle ore, e se
queste sono sempre uguali oppure da un periodo all’altro
cambia lo scorrere delle lancette dell’orologio senza
che noi ce ne accorgiamo.
Ferdinando Baglivi
- All’inizio il tempo fu
brevissimo, poi andò gradatamente rallentando, finché la
vita dell’uomo divenne lunghissima. In seguito è andata
accelerando, fino al momento attuale, in cui scorre con
grande rapidità. Non si tratta però del tempo segnato
dalle lancette dell’orologio: quello resta sempre
uguale. È la percezione interiore del tempo che varia per
l’uomo. Nell’epoca presente si avverte una corsa del
tempo che non si conosceva appena mezzo secolo fa. Un
giorno la vita dell’uomo sarà ridotta allo spazio di
un’ora, poi di un attimo, finché si rientrerà
nell’eternità. Questo dovrà divenire possibile per
tutti, mentre oggi lo è soltanto per l’Iniziato.
Ho
la tendenza ad infuriarmi con una certa facilità, spesso,
lo riconosco, per cose di poco conto, lasciandomi andare a
una notevole violenza verbale. Questo ha fatto allontanare
da me non solo diversi amici, ma persino alcune persone
della mia famiglia. Anche se seguo da tempo con un certo
impegno la Scienza dello Spirito, leggo e cerco di
praticare gli esercizi, e pur ripromettendomi sempre di
non ricascarci, mi capita a volte di non riuscire a
dominare la mia naturale istintività. Vorrei sapere se
c’è un’opera di Steiner che parla di questo problema
e se esiste un’azione da compiere sull’anima per
correggere il mio temperamento
Tony Del Guasto
- L’argomento è stato trattato
da Rudolf Steiner in Metamorfosi della vita
dell’anima (O.O. n° 59). Le varie gradazioni della
collera partono dalla critica reiterata e puntigliosa e
vanno fino alla vera e propria ira, che diviene
assolutamente irrazionale, per giungere addirittura al
furore distruttivo. Secondo il Dottore, la missione
dell’ira nel tempo attuale è assolutamente terminata.
Se essa si desta in noi, torniamo a dar vita a qualcosa
che non dovrebbe esistere piú. Nella collera vive il
demonio. È lui a darci la forza che esprimiamo
nell’ira. Poi la forza se ne va e resta solo l’effetto
che l’Ostacolatore ha prodotto su di noi. Sbollita la
collera, se esaminiamo quello che è accaduto nella nostra
interiorità, ci accorgiamo che è stato distrutto quello
che avevamo faticosamente costruito durante la
meditazione. In pochi minuti se n’è andato quello che
avevamo impiegato mesi, talvolta anni, a raggiungere. Non
solo la collera distrugge il delicatissimo costrutto
interiore della meditazione, ma logora anche il sistema
nervoso mediante cui si esprime. Se noi potessimo
confrontarci con la forza della collera senza lasciare che
essa entri nella rete nervosa, allora avremmo
l’esperienza di una potenza creatrice. Ma questa è
l’esperienza di grandi personalità, che hanno
sviluppato un’alta consapevolezza dell’Io. È una
conquista cui dovremo arrivare, andando avanti nel cammino
spirituale. Intanto, dobbiamo dominare l’ira che ci
assale. Non prestiamo ascolto a chi ci suggerisce di dare
libero sfogo alla nostra collera: tale sfogo è per noi la
peggiore debolezza, perché oltre a fare del male a noi
stessi, fa allontanare esseri invisibili che attingono
forza da noi. Viene dunque distrutto non solo ciò che
riguarda noi, ma anche occulti rapporti che stiamo
intessendo con altri. C’è da dire che occorrerebbe
anche controllare il fisico, perché alcune disfunzioni,
ad esempio una malattia di fegato, possono a volte essere
la causa prima di un temperamento collerico. Temperamento
che il seguace di una Via spirituale deve comunque
decidere di modificare, lavorando con pazienza e tenacia a
un vero e profondo miglioramento di sé entro sette anni,
per arrivare, dopo ulteriori sette anni, a non adirarsi
piú. Se infine otterrà che la collera venga dominata
dall’amore, si troverà ad essere impetuoso in senso
positivo: la trasformazione della collera diverrà allora
una potenza dell’Io.
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Gli attori si
preparano a indossare costumi e maschere per l’entrata in scena
Mosaico pompeiano conservato al Museo Nazionale di Napoli
La
maschera
- Presso le culture superiori dell’antichità,
in particolare quella greca, la rappresentazione teatrale
faceva parte delle cerimonie religiose. Serviva cioè a
realizzare l’aleteia, lo svelamento dell’invisibile,
attraverso l’evocazione di una divinità o essere
soprannaturale, con cui il pubblico si sarebbe collegato
grazie a una sorta di transfert emozionale. Affinché tale
processo di immedesimazione si realizzasse al meglio, gli
attori si servivano di espedienti scenici e di tecniche
gestuali che esaltassero al piú alto grado di realismo e
plausibilità i tratti caratteristici dell’entità o
personaggio mitico/misterico che si voleva “rivelare” allo
spettatore.
- Oltre alla loro abilità
interpretativa, gli attori si servivano anche di supporti e
oggetti catartici. La maschera fu uno degli strumenti piú
efficaci in tal senso. Mentre agiva da elemento catalizzatore
di emozioni e pathos in chi assisteva all’evento scenico,
conferiva all’interprete dello stesso una estrema capacità
di identificazione con la materia e l’oggetto da
rappresentare, esprimendone in armoniosa sintesi l’ineffabile
essenza, come le qualità e gli attributi fisici e
psicologici. Per questo, gli attori piú celebri usavano
consacrare a Dioniso o ad Apollo la loro maschera abituale,
che li avrebbe connotati per l’intera durata della loro
carriera.
- Sapiente artefice di simboli, l’uomo
è altrettanto ingegnoso nel travisarne il significato
iniziale, adattandolo alle proprie esigenze utilitaristiche.
Nata per rivelare un’identità sovrumana, la maschera si è
ridotta a celare identità umane, che nell’anonimato
somatico e nell’ambiguità dei ruoli cercano facile
impunità per le loro trasgressioni.
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