Tripartizione

Le evoluzioni successive sempre piú crescenti sono la materia della storia. Ciò che non raggiunge oggi il perfezionamento lo raggiungerà in un tentativo futuro o ripetuto; ciò che la storia ha affermato non è caduco, ma rinasce da infinite metamorfosi, rinnovandosi in forme sempre piú ricche.

Novalis

Da La cristianità ossia l’Europa, Ed. SE, Milano 1991.

Della Tripartizione come polifonia sociale

La Tripartizione nacque come una polifonia sociale e non fu meno complessa di un’opera dell’ingegno artistico. Volendo proseguire con la metafora musicale possiamo dire che ancor oggi, è possibile nel nostro mondo (cosí avanzato rispetto a quell’epoca) ascoltare l’antichissima e sempre grande musica di Ludwig van Beethoven cosí come ancor oggi percepiamo i benefici sociali della Tripartizione.
Una sinfonia per espletarsi ha necessità molto complesse: stampatori di spartiti, costruttori di sedie e leggii, sarti, liutai, negozi di strumenti, idraulici ed elettricisti per il riscaldamento e la refrigerazione delle sale, architetti e finanziatori, maestri strumentisti che si esercitano per decenni, insegnanti che tramandano nei conservatori una tradizione musicale, un direttore che riesce ad imporsi per le proprie qualità e infine un pubblico capace di apprezzarla. Un tempo, occorrevano persino i gatti per fabbricare le corde degli strumenti ad arco con le loro budella; oggi, grazie ai progressi della chimica, ci è permesso di superare questa barbara necessità. Tutti questi elementi non sono che una piccola parte di quanto richiesto da una sinfonia, ma essi rendono l’idea della complessità degli elementi in campo. Senza questo corollario infinitamente complicato non ci sarebbe la possibilità di ascoltare le composizioni dei grandi musicisti.
Ebbene, anche i cambiamenti sociali per realizzarsi hanno necessità di una simile concomitanza, di condizioni storiche adatte. Naturalmente, anche in questo caso è richiesto un compositore che scriva la partitura ed un Maestro d’orchestra che diriga gli eventi. Se il Risorgimento italiano non avesse avuto Garibaldi o Mazzini, la storia si sarebbe sviluppata in modo diverso.
La “partitura” della Tripartizione era stata scritta nei primi decenni del Novecento da Rudolf Steiner, ma chi sarebbe stato il Direttore d’orchestra, colui che avrebbe trasformato in suono quello straordinario pensiero sociale?
A questa domanda nei primi anni del Millennio non era stata ancora data risposta, ma le condizioni storiche stavano già mutando.

Della presa di coscienza

Fu allora che i popoli delle province europee iniziarono a prendere coscienza della loro sudditanza all’Impero d’Occidente. Al risveglio, ogni mattino, qualche europeo in piú apriva gli occhi e sentiva che la società mondiale cosí conformata non era piú accettabile. Certamente durante la giornata, in quell’epoca, la coscienza umana veniva lesa con ogni mezzo. Accadeva cosí, che moltissimi uomini passassero il loro tempo oscillando tra un buio interiore cupo e dilaniante ed un vuoto perdersi nei divertimenti elargiti dall’Impero. La Scatola Ipnotica Televisivis e mille altri stordimenti psichici, chimici ed elettronici allontanavano ancor piú gli uomini dalla loro realtà. Eppure una nuova consapevolezza emergeva e penetrava dolorosamente nelle anime. Panem et circenses non erano piú sufficienti per blandire un malessere profondo dovuto allo scontro fra ciò che l’uomo era e ciò che invece trovava sulla terra. Laddove non esisteva questa dolorosa presa di coscienza, regnavano incontrastati gli automatismi medianici di lenimento.
Tutto ciò produceva già in vita, per una legge di contrappasso, condizioni ancora piú dolorose nelle coscienze che rifiutavano il degrado interiore proposto dalla cultura dominante. Questo dolore persistente e diffuso ormai chiedeva un senso ed una ragione.
La Chiesa di Pietro o le Chiese Protestanti, ormai laicizzate, non potevano piú dare risposte adeguate. Le sette pseudo-esoteriche si rivelavano squallidi luoghi di truffa. La cultura si rivelava fallace ed illusoria, assoggettata com’era al relativismo ed alle mode passeggere. La politica incapace di trasformare il mondo. Le famiglie, senza un cardine spirituale, si sfasciavano con enorme facilità.
Si era creato un vuoto, che poteva esser riempito soltanto dallo Spirito.

Della maturazione culturale e spirituale

Dopo la svolta del Millennio, avvenne un fatto nuovo. L’avversione all’Impero Occidentale iniziò a palesarsi su un piano culturale e spirituale: una reazione profonda, tutt’altro che superficiale, quindi non ideologica o politica.
Ciò che era letteralmente inspiegabile per gli Imperiali era il fatto che questa ostilità alle scelte dello Stato Guida si palesasse ovunque in Europa, anche fra quei cosiddetti ceti moderati, che per mezzo secolo erano apparsi mitemente integrati in quel sistema economico.
Avvenne cosí che moltissimi europei, sia che vagamente propendessero per le idee cristiano-liberali sia che aspirassero a modelli piú socialistici, si trovassero in disaccordo con l’aggressiva politica di potenza e con i modelli culturali dello Stato Guida. Costoro non erano affatto una tribú marginale: erano il centro gravitazionale delle società europee. Inoltre questi europei, a differenza di tanti asiatici e mediorientali, erano tanto maturi da comprendere che la risposta all’Impero non poteva nascere su premesse militari né tanto meno politiche.
Anche questa era una condizione favorevole per una profonda revisione sociale.

Del superamento della dualità

Il mondo progrediva. L’idea che gli Stati e la politica non dovessero intervenire nella vita economica e spirituale degli uomini avanzava inesorabilmente. Altrettanto inesorabilmente, però, in Europa avanzava un’idea di solidarietà sociale che chiedeva un minimo vitale garantito per ogni appartenente alla comunità. Queste due concezioni per tutto il 1900 furono considerate in totale antitesi. Un mondo senza tasse sul lavoro e con un welfare diffuso sembrava un’utopia irrealizzabile, e cosí sarebbe stato senza il pensiero sulla Tripartizione di Rudolf Steiner, che permetteva la sintesi di queste due aspirazioni: libertà e fraternità.
Gli uomini chiamati a realizzare questo compito (come furono chiamati, per compiti diversi, Cesare, Garibaldi, Ghandi o Alessandro il Grande), avrebbero congiunto due lembi ideali d’una dualità non piú antitetica. Una visione apparentemente ultraliberista e l’altra apparentemente comunista stavano per congiungersi in una prospettiva scientifico-spirituale.

Del denaro di decumulo

Gli stessi mezzi digitali, a quell’epoca, resero possibile il concepimento di nuovi modelli di organizzazione socio-economica, come il decumulo monetario e la cessione automatica di una parte della ricchezza all’organo economico predisposto alla ridistribuzione. Questa parte devoluta alla comunità sarebbe stata donata in parti uguali, creando un minimo vitale garantito per tutti. Si superava cosí l’idea d’uno Stato politico esattore e redistributore di servizi sociali.
Ai primi del 1900 questa possibilità del decumulo era stata intravista da un economista tedesco: Silvius Gesell. La logica di Gesell era che il denaro debba essere un puro strumento di misura degli scambi. Con questa intuizione Gesell fu molto lungimirante, in quanto si rese conto che l’irruzione del denaro cartaceo modificava in modo radicale la stessa natura del denaro. Ma all’epoca di Gesell e di Rudolf Steiner, il decumulo doveva essere realizzato con complicati sistemi di affrancatura sulla carta moneta.
Alla fine del 1900, con l’avvento dei sistemi digitali si rese concretamente possibile assoggettare il denaro a tassazione. La complessità e la varietà dei pagamenti effettuati quotidianamente nel mondo con sistemi digitali rese quindi concepibile questa idea molto complessa ma feconda: nasceva il denaro a tempo. (Se oggi chi scrive gli Annali usa ancora i Crediti informatici e gode di un reddito vitale, è perché in quell’epoca furono gettate le basi di questa grande innovazione).

Dell’evoluzione spirituale delle nuove generazioni

Molti giovani europei, che avevano guardato con enorme diffidenza la vecchia politica di delega, scoprirono per la prima volta la dimensione sociale in chiave spirituale tripartita. Rispetto agli ultimi decenni del secolo precedente, il primo secolo del Millennio rappresentò questa straordinaria novità: stavano nascendo generazioni in grado di concepire dei progetti sociali profondamente innovatori.
Le conoscenze tecnico-informatiche e la cultura economica diffusa in quegli anni stavano dando dei frutti insperati, perché a differenza delle generazioni precedenti molti nuovi nati avevano la forza interiore per coniugare aspirazioni spirituali, metodo scientifico e capacità tecnologiche estremamente avanzate.
Un dato di fatto era ormai incontrovertibile: in quegli anni si incarnarono sulla terra tantissime individualità molto evolute dal punto di vista del pensiero. Chi si trovò a vivere in quell’epoca, difficilmente si rese conto di ciò che stava accadendo, ma noi, a distanza di secoli, sappiamo che la Storia non evolve con le ideologie, ma per mezzo dello Spirito degli uomini che decidono di scendere sulla Terra.

Salvino Ruoli
(6. continua)

Immagine: Raul Lovisoni «Giovane rosicruciano»