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Esiste un solo piano d’esistenza? La realtà che ci permea e noi registriamo è unica ed uguale per tutti, anche se l’assorbiamo in maniera diversa, addirittura contrapposta in certe reazioni? O è la nostra sensibilità e disponibilità a informarci in quale dimensione, di una generale e piú vasta realtà, ognuno di noi si proietta? Naturalmente questo genere di quesiti ha molte vie di risposta, in varie discipline, la piú frequente delle quali è la razionalità dei cinque sensi che ci trasmettono questa realtà. Oggi però le tecnologie e le raffinatezze psicologiche ci portano spesso piú in là e ci mostrano delle fessure, a volte aperture a volte addirittura voragini momentanee su piani di realtà piú sorprendenti e meno lineari. In tale teatro la letteratura è uno dei grimaldelli piú adatti ad aprire porte su panorami ed orizzonti vertiginosi, che vanno dalla fantascienza alla favolistica, dallo spirito fiabesco alla penetrazione d’un vasto raggio di percezioni a rovesciare la comune visione della quotidianità. In tali aperture esistono direzioni e canali antichi e magici fra altri piú moderni ed elettronici che possono diventare la base di un racconto, a volte irreale ma altre volte carico di quelle misteriose risorse che noi pensiamo esistano nelle parti del cervello di cui conosciamo poco il meccanismo ma di cui accettiamo il funzionamento, seppur raro, che ha del miracolistico a volte.
Il prologo è finito, ma era necessario per introdurre un racconto decisamente avveniristico e al tempo stesso antico, il R.E.S Solaris di Raul Lovisoni. L’autore è alla sua prima opera narrativa, scrittore di 50 anni, laureato in iterazione della musica contemporanea, compositore e polistrumentista, amante della montagna e della narrazione fantastica. Un’ottima sorgente per questo lavoro, che sgorga dal nerbo della necessità di dare alla letteratura d’oggi un senso di vivida realtà e dinamismo accanto all’attenzione verso i sentimenti e le emozioni piú antiche che l’homo sapiens possiede. È il primo volume di una trilogia dedicata all’archeologo veggente. E cos’è oggi un veggente? E un archeologo con questa peculiarità? L’esser veggenti è una dote profetica che si diparte da quell’area del cervello che meno conosciamo e si avvale di una capacità creativa e di fantasia che spesso si acquista, da bambini, quando si è aperti a tutto, al peggio e al meglio, all’alto e al basso, al terrore e all’entusiasmo, cioè ai cavalieri dei grandi sentimenti dell’emozione umana. Lovisoni ha avuto due guide d’infanzia sapienti, una nonna e una “tata”, che era una anziana contadina slovena, che gli hanno dato questo senso della realtà, certamente piú ricco di una civile ma scrupolosamente razionale educazione. Sono doti e doni a volte troppo emotivi, ma è un allenamento romantico all’esistenza che è una qualità di fondo, come la creatività o la curiosità spericolata. In questa temperie libera della mente, l’autore si affida ad un’operazione che lo mette in contatto con gli spiriti dei luoghi attraversati, spiriti buoni e malvagi, che si scontrano com’è loro consuetudine. Gli uni sono Benandanti, spiriti del tempo e pensieri dell’umanità, gli altri Emptied. L’autore spiega che essi si legano reciprocamente attraverso un rito demoniaco che utilizza le forze terrestri. Tutto ciò richiama i primi a riunirsi in un castello friulano, Colloredo, che diventa una sorta di astronave dove realtà geografica e potenza cosmica di spiriti si scontrano.
Marius Solari, protagonista e Maestro dei Benandanti, guida il gruppo con doti paranormali molto spiccate. Possiede un terzo occhio, vede il passato, fisicamente. Tra formule e canti adatti si sposta in tempi diversi. Benandanti del passato, veri spiriti con attenzione per l’oggi, vanno e vengono ad aiutare lui e i suoi seguaci. Il teatro dell’azione, del libro, è realtà d’oggi in quest’area collinare del Friuli. Ma l’arena dello scontro – e questo è il fulcro centrale dell’opera – sta nel castello stesso, dove fra l’altro sono stati scritti, da grandi autori di secoli diversi, dei famosi libri di letteratura. L’azione si sviluppa attorno a questo luogo, quasi un tappeto volante dove i due schieramenti, angeli e demoni, si incontrano e scontrano, al modo dei cavalieri antichi, in singolari e plurali sfide, con le movenze e gli atteggiamenti mentali e fisici piú diversi, ma sempre storicamente legati ad un periodo o ad un’epoca. Petrantigua, Pablo, Barzabel, Michaela, Miriel, Paracelsi e Hariman sono alcuni dei personaggi, assieme a Solari, che si muovono sotto stemmi araldici e sconvolgimenti tellurici, fra gallerie antiche e terremoti d’anima, richiami belanti del male e terrifuli di strade innaturali. È il mondo aereo o sotterraneo d’un vascello di pietra, come il castello, che sta per essere travolto da uno scontro di anime e di corpi spietati del bene e del male. Preda dei malvagi i bambini di Colloredo, preda dei buoni la vita stessa da conservare. Finché il terremoto riprende ad unire anime e corpi, nella danza finale degli spiriti del tempo.
È un racconto che possiamo definire mirabile, dalla vastità d’orizzonti mentali, che solo un armonioso e crudo scontro di idee contrapposte e prive di razionale consuetudine può offrire dalle righe scritte con inusuale maestria.

Stanis Nievo

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