Medicina

Prima di parlare della prospettiva in cui possono esser visti i sintomi e le malattie dalla medicina convenzionale e da quella non convenzionale, è importante fare chiarezza su quale ruolo quest’ultima oggi può avere e se esiste una effettiva possibilità di incontro.
Se non si riesce a far chiarezza in questo senso, ogni discorso sarà sempre monco e partigiano, si parlerà sempre da una posizione che non permette incontri di nessun tipo ma solo contrapposizioni.
L’incontro tra la Medicina convenzionale e le Medicine non convenzionali (questo è il termine piú usato per indicare quelle tecniche diagnostico-terapeutiche che non rientrano ancora nel curriculum di studi per la laurea in Medicina e Chirurgia; nel corso dell’articolo si approfondirà questa definizione) è una realtà solo per le persone che ne fanno uso contemporaneo, e seppur queste persone rappresentano il 25% degli italiani, per la maggior parte dei medici e terapeuti si tratta ancora di scontro.
Vediamo di fare chiarezza.
Fare chiarezza significa rinunciare da tutte e due le parti ad atteggiamenti pregiudiziali emotivi, bisogna avere la capacità di riconoscere i pensieri che non sono sostenuti da una reale attività pensante con continua capacità di rinnovamento, ma da rigide rappresentazioni sostenute da stati d’animo.
Vediamo di riconoscere quali sono queste rappresentazioni e quale potrebbe essere un atteggiamento pensante lucido.

La rappresentazione del sostenitore della Medicina convenzionale:

  • il progresso della Medicina è dovuto unicamente alla Medicina convenzionale che procede con rigorosa metodologia scientifica, basata sulla sperimentazione e sulla possibilità di riprodurre in maniera ben definita tale sperimentazione; il progresso è innegabile, oggi si conoscono e si curano, spesso si guariscono, molte piú situazioni morbose di anche pochi decenni fa;

  • le tecniche diagnostiche attuali ci permettono non solo di fare diagnosi precise ma anche di fare diagnosi molto precoci che permettono delle possibilità di guarigione fino a poco tempo fa impensabili;

  • ultimamente, con la nascita della Medicina basata sulle prove di efficacia che si fonda sulla epidemiologia clinica, abbiamo la possibilità di verificare l’effettiva efficacia di qualsiasi nuova terapia;

  • dall’altra parte abbiamo un insieme di fumose teorie (meridiani di agopuntura, efficacia di diluizioni che non contengono piú nessuna molecola, ed altro) con un limitatissimo numero di studi scientifici degni di questo nome;

  • queste fumose teorie il piú delle volte richiedono una completa adesione ad una metodologia che si fonda unicamente sulla tradizione delle teorie stesse, senza nessuna base sperimentale che non sia, nel migliore dei casi, qualche singola osservazione non verificata in maniera rigorosa.

La rappresentazione del sostenitore delle Medicine non convenzionali:

  • tutta la Medicina moderna sta trattando l’uomo come fosse una macchina, come se la terapia fosse una semplice riparazione di organi che non funzionano;

  • non esiste un organo ammalato, ma una persona che, nel suo insieme, è in uno stato di squilibrio che si manifesta con la patologia di un organo;

  • il grande peccato della Medicina moderna è stato quello di perdere l’uomo;

  • per avere un risultato terapeutico che, non tenendo conto dell’uomo nel suo insieme, non può che essere provvisorio ed illusorio, la Medicina usa sostanze che intossicano ancora maggiormente, provocando nel tempo effetti deleteri;

  • la cosa piú grave è che questi farmaci sono sostenuti da precisi interessi economici, che hanno la capacità di condizionare tutto il sistema sanitario in modo che non solo non ci sia spazio per altre visioni della salute, ma che sia vissuto con senso di colpa da parte dell’ammalato o della sua famiglia un loro rifiuto;

  • le Medicine non convenzionali hanno, alle volte, una storia millenaria che testimonia della loro efficacia: sono sempre rivolte all’uomo nella sua interezza ed inoltre, negli ultimi vent’anni, sono usciti molti lavori scientifici che ne testimoniano l’efficacia.

Detto questo, consiglio il lettore, prima di procedere, di immedesimarsi con convinzione nella posizione opposta alla propria, cercando di comprenderla e farla propria, riconoscendone i punti validi al di là di ogni ragionevole dubbio. Questo passaggio è fondamentale: se molti uomini ritengono valida un’opinione che noi istintivamente siamo portati a rifiutare, prima di procedere alla critica dobbiamo scoprire cosa in essa c’è di cosí convincente e valido.
Alle volte, proprio nell’opinione opposta alla nostra ci possono essere degli aspetti che possono rendere piú completa ed approfondita la nostra opinione.
Dobbiamo perdere la paura di entrare nel dubbio, dobbiamo avere il coraggio di lasciare quella presa che ci fa aggrappare alle nostre opinioni con un vigore degno di miglior causa.
Riprendiamo le due posizioni e cerchiamo di selezionare cosa può esser salvato di entrambe.
Una posizione interiore molto utile è quella, dapprima, di passare da una posizione all’altra, quindi di contemplare con imparzialità ambedue le posizioni senza nessun atteggiamento di simpatia o antipatia, di adesione o di rifiuto.
Questo lavoro è di certo assolutamente individuale: nel corso del lavoro, inevitabilmente ci accorgeremo che ci mancano delle informazioni indispensabili per prendere una posizione lucida.
Se siamo onesti con noi stessi, alle volte ci mancherà la capacità intellettiva per giudicare.
Avvertire questi limiti è sicuramente il segno che si sta procedendo con rigore: dobbiamo avere il coraggio di sostenere la difficile posizione interiore del dubbio con la fiducia che sarà proprio questa posizione di apertura interiore dovuta al dubbio a permetterci nel tempo di approfondire le tematiche.
Dopo questo lungo preambolo sul metodo esporrò le mie considerazioni.
È indubbiamente vero che il rigore e la documentazione scientifica della Medicina convenzionale sono decisamente superiori a quelli delle Medicine non Convenzionali.
Bisogna però riconoscere che nella pratica medica convenzionale si usufruisce solo in parte molto modesta di questo rigore, molti atti medici sono ancora basati sull’abitudine: cito ad esempio l’uso incongruo degli antibiotici in molte patologie virali.
Con ciò non voglio assolutamente criticare per questo la sanità: la società è strutturata in maniera tale che il seguire la prassi usuale mette maggiormente al riparo da contenziosi di qualsiasi tipo e noie legali.
Molte volte il vantaggio di una terapia rispetto al non fare alcuna terapia è molto modesto (questo accade per alcune chemioterapie per i tumori) oppure una terapia è spacciata come sicuramente valida troppo precipitosamente, senza avere ancora una documentazione scientifica sufficiente (come esempio porto la terapia sostitutiva ormonale in menopausa, presentata fino a 2 anni fa come la panacea per tutte le donne, con rare eccezioni, al punto di far sentire in colpa le donne che non la seguivano. La stessa è oggi, presentata come una terapia da seguire solo in casi particolari e per meno tempo possibile).
L’altro punto da tenere in considerazione è che la ricerca medica e l’informazione medica sono gestite per lo piú dalle aziende farmaceutiche.
Questo inevitabilmente porta ad un particolare orientamento sia della ricerca che dell’informazione, in quanto, giustamente, le aziende mirano al profitto.
Bisogna far molta attenzione a non demonizzare le aziende in quanto, mirando al profitto, perseguono il loro fine; il problema, ancora una volta è nella struttura complessiva della società, l’azienda farmaceutica è solo un organo della società.
Si rimanda per un approfondimento di questo tema e per indicazioni pratiche all’opera di Rudolf Steiner sulla Tripartizione dell’organismo sociale.
Chi, in particolare, si occupa di Medicine non convenzionali dovrebbe accorgersi che accusare le aziende significa fare lo stesso errore della Medicina convenzionale, che riconosce solo la patologia dell’organo non accorgendosi che se un organo soffre è perché tutto l’organismo, tutto l’insieme psico-fisico è in una situazione di squilibrio.
Per finire bisogna affrontare il problema dei costi della medicina convenzionale che aumentano di pari passo con l’avanzare dei progressi diagnostico-terapeutici.
La Medicina ipertecnologica, oltre a correre il rischio di essere disumanizzante, non è piú alla portata delle tasche dei Paesi occidentali (degli altri Paesi non lo è mai stata).
Veniamo ad affrontare il problema delle Medicine non convenzionali.
Per prima cosa va considerata la posizione della fitoterapia. Di fatto è una terapia convenzionale sotto tutti i punti di vista, non c’è bisogno di uscire dal paradigma scientifico(1) odierno per spiegare l’azione fitoterapeutica: è sufficiente conoscere la biochimica e la farmacologia. È oltremodo interessante vedere perché è cosí poco utilizzata anche in quei campi dove la sua efficacia è stata abbondantemente dimostrata (tanto per ricordare alcuni casi citerò l’azione dell’iperico nella depressione, della cimicifuga nei disturbi della menopausa, del ginko biloba in alcune encelopatie). Evidentemente la fitoterapia non è sufficientemente interessante dal punto di vista economico.
Diverso è il caso delle altre Medicine non convenzionali che partono da paradigmi scientifici differenti. Le odierne conoscenze di fisiologia, biochimica e chimica non spiegano l’esistenza dei meridiani di agopuntura, né l’azione terapeutica delle diluizioni omeopatiche. Esistono però sufficienti lavori scientifici che ci indicano che queste terapie hanno un’azione biologica, ci sono cioè dei lavori scientifici, non molti in verità, che dimostrano che queste terapie sono efficaci in alcune malattie. Questo non significa che tutto il corpo dottrinale di queste discipline sia corretto ma, piú modestamente, che esistono alcuni fatti non spiegabili con il paradigma scientifico attuale.
Se consideriamo il punto di vista ideale che ci fa avvicinare alle Medicine non convenzionali, ovvero il ricercare non una Medicina d’organo ma di tutto il sistema psico-fisico, questi fatti ci fanno sperare che esista la possibilità di evolvere l’attuale paradigma scientifico che porta inevitabilmente alla Medicina d’organo.
Solo una ricerca scientifica fondata evidentemente su basi completamente nuove ci potrà dire se queste speranze sono ben riposte.
Nell’attesa, il medico pratico dovrà sempre tener conto di quanto è stato dimostrato dalla Medicina convenzionale cosí come da quella non convenzionale, imparando a gestire per la salute del paziente tutte le informazioni possibili.
A questo proposito diventa di importanza fondamentale creare una figura di medico con le capacità di gestire queste informazioni ed una struttura pubblica o una associazione slegata da interessi economici di profitto, che raccolgano queste informazioni e le diffondano, ai medici in primis, e quindi anche alla popolazione interessata.
Facciamo ancora un passo: la realtà su cui si basa la Medicina è la realtà misurabile, tutto ciò che non è misurabile gli è precluso. Tutte le esperienze piú intime non significano niente, il medico non prende parte alla pienezza dell’essere.
Il mondo obiettivo della Medicina è diventato uno strano mondo relativo ad uno strano osservatore. Si tratta di un soggetto anonimo, l’osservatore potenziale, fantoccio senza né sangue né cuore, il cui solo compito consiste nel leggere numeri.
Attraverso questa lente del “solo misurabile” non si affronta il mondo della sofferenza; le storie degli uomini non sono piú il mondo degli occhi, delle mani e del cuore.
Il futuro della Medicina non può non affrontare questo problema: di fatto le Medicine non convenzionali sono il tentativo di animare questo fantoccio e questo mondo: si tratta dell’embrione di quella che ci auguriamo sarà la nuova Medicina.

Fabio Burigana

(1) La definizione “paradigma scientifico” è stata tratta dall’opera La struttura delle rivoluzioni scientifiche di Thomas S. Kuhn, professore di Storia della Scienza all’Università di Princeton. Considerata l’estrema importanza del concetto cosí definito, ritengo utile attingere direttamente dall’opera citata di Thomas S. Kuhn: «In questo saggio, “scienza normale” significa una ricerca stabilmente fondata su uno o piú risultati raggiunti dalla scienza del passato, ai quali una particolare comunità scientifica, per la possibilità di un certo periodo di tempo, riconosce il fondamento della sua prassi ulteriore. Oggi tali punti fermi sono elencati dai manuali scientifici. Questi manuali espongono il corpo della teoria riconosciuta come valida, illustrano molte o tutte le sue applicazioni coronate da successo e confrontano queste applicazioni con osservazioni ed esperimenti esemplari. Prima che questi testi diventassero popolari, molti famosi classici della scienza svolgevano questa funzione di definire implicitamente i problemi ed i metodi legittimi in un determinato campo di ricerca per numerose generazioni di scienziati. Essi erano in grado di fare ciò poiché possedevano in comune due caratteristiche: i risultati che presentavano erano sufficientemente nuovi per attrarre uno stabile gruppo di seguaci, distogliendoli da forme di attività scientifica contrastanti con essi; erano sufficientemente aperti da lasciare al gruppo di scienziati costituitosi su queste nuove basi la possibilità di risolvere problemi d’ogni genere. D’ora in avanti, per indicare i risultati che hanno in comune queste due caratteristiche, userò il termine di “paradigmi”, che ha una precisa relazione con la scienza normale. Con la scelta di questo termine ho voluto far presente il fatto che alcuni esempi di effettiva prassi scientifica riconosciuti come validi esempi, che comprendono globalmente leggi, teorie, applicazioni e strumenti, forniscono modelli che danno origine a particolari tradizioni di ricerca scientifica con una loro coerenza».

Immagine: I meridiani dell’agopuntura