Redazione

Gradirei conoscere l’interpretazione antroposofica, se c’è, del fenomeno dei cerchi nel grano e dei tanti avvistamenti di UFO di cui si è parlato negli ultimi anni.

Maria Caporale

In merito ai cerchi nel grano, a parte quelli maldestramente imitati da ragazzi burloni, si tratta di un linguaggio che l’uomo dovrà arrivare a decifrare. Se lavoreremo con serietà e vero impegno agli esercizi fondamentali della Scienza dello Spirito, libereremo quelle potenzialità latenti in noi che ci faranno cogliere il significato profondo delle “segnature”: le iscrizioni che, partendo dal mondo eterico, vengono impresse in quello materiale, sia nelle grandi dimensioni, come quelle dei cerchi nel grano, sia nelle dimensioni per noi piú percepibili, relative ad esempio al mondo vegetale che ci circonda, nella cui crescita è impresso l’archetipo della pianta, sia ancora nelle dimensioni infinitesime, da noi oggi visibili ancora solo attraverso il microscopio. Quanto ai nostri “fratelli dello spazio”, sappiamo, e il Dottore ne parla in molte sue opere, che ogni pianeta è abitato, anche se su piani assai diversi dal nostro, perché ogni civiltà – terrestre, planetaria o stellare – segue le sue leggi e le esperienze che le sono necessarie. Parlando del Buddha, ad esempio, Steiner ci dice che egli ha compiuto su Marte, pianeta in cui la bellicosità era arrivata a un punto estremo, un sacrificio simile a quello che il Cristo ha compiuto sulla Terra, a seguito del quale la concordia e l’armonia sono state ristabilite presso quelle popolazioni. È previsto che nel futuro entreremo in contatto con abitanti di altri pianeti, anche se possiamo dire che questo in molti casi è già accaduto, e accade tuttora, senza che ce ne rendiamo conto: alcune guide spirituali di altri corpi celesti, ad esempio, sono venute fra noi per aiutare la nostra civiltà a progredire. Maître Philippe testimonia con grande naturalezza i suoi viaggi su altri mondi, e afferma che verrà il tempo in cui avremo anche noi la possibilità di farlo. Già ora questo ci accade ogni notte – in un modo però che non riportiamo alla coscienza di veglia – quando l’Io, l’astrale e l’eterico superiore lasciano l’involucro fisico addormentato e si espandono nel nostro sistema solare. E questo avviene anche dopo la morte, quando passiamo i vari stadi, dalla Luna, attraverso i pianeti, sino al Sole. Ci sono anche altri esseri, altrettanto “terrestri” di noi, con i quali ci sarà dato in futuro di entrare in contatto: sono gli abitatori del centro della Terra. Anche con loro saranno necessari degli scambi, per ora ancora alquanto difficili, data la nostra differente conformazione. Essi abitano quel luogo dove si è recato il Cristo nei “tre giorni” (che in quella dimensione hanno una diversa durata) dopo la sua morte. Il Vangelo ci dice che Egli “è disceso agli Inferi”. Non si tratta dell’“Inferno”, ma dell’interno della nostra Terra, al cui centro splende un Sole che è stato spiritualmente irradiato e potenziato dal Cristo al momento del sacrificio del Golgotha. Gli abitanti della “Terra cava”, pur vivendo in una dimensione attigua alla nostra, sono da noi ignorati, e se ne trova traccia solo in qualche leggenda o racconto mitico. E poi ancora, dovremo esplorare il mondo elementare, popolato di elfi, folletti, gnomi, fate ecc. Scopriremo che le antiche favole nascondevano una realtà vivente senza la quale il nostro mondo fisico non sarebbe che inerte materia.
Una mia collega mi ha raccontato che le riesce di dormire poco poiché suo figlio (6 anni) regolarmente di notte si sveglia e chiede di poter essere accompagnato in bagno. Ha infatti paura dei “mostri” ed anche alla sera chiede che la madre gli stia accanto fino a che non si addormenta. Certo che parte di questo comportamento dipende dai genitori che in diverse occasioni hanno regalato o hanno permesso che venissero regalati al figlio appunto dei “mostri” come giocattoli, alimentando cosí qualcosa che in realtà andava corretto. Di che cosa ha bisogno questo bambino per poter essere un po’ piú autonomo? 

Aurelio Riccioli

Molti bambini hanno i problemi di cui soffre il figlio di questa signora. Sono fenomeni che fortunatamente spariscono con la crescita, dopo i sette anni di età, con la prima dentizione. Non si tratta di qualcosa di attuale: da sempre l’infanzia ha dovuto lottare con le proprie paure, da quella del buio al “bau-bau” con cui si minacciavano i pargoli capricciosi. Una volta i piccoli riuscivano a esorcizzare tali paure con le favole in cui mostri, orchi e draghi venivano battuti dal cavaliere forte e coraggioso. I cartoni animati di oggi fanno piú o meno la stessa cosa, anche se in forma meno epica e poetica, spesso alquanto grossolana. I bambini dotati di una tale forte sensibilità ed emotività, retaggio di una vita precedente, sono quelli che nel futuro comprenderanno meglio gli altri e sapranno a loro volta aiutare e consolare. Bisogna non stancarsi di rassicurare il bimbo, senza mostrare impazienza o fastidio. La presenza di un adulto comprensivo, soprattutto se è la mamma, fugherà in breve questa insicurezza. È comprensibile il desiderio, e la necessità, di dormire un sonno ininterrotto, ma la collega può consolarsi pensando che il periodo della prima infanzia di suo figlio passerà anche troppo velocemente, e un giorno le sarà dolce ricordare come quella manina ricevesse dalla sua sostegno e conforto.
Mi chiedo perché l’antroposofia non venga diffusa in modo piú capillare. Credo che la cosa sia del tutto ingiustificata. Sono un’insegnante, e trovo che sarebbe ormai tempo, dopo un secolo, che tale corrente di pensiero entri a far parte del patrimonio culturale e sia inserita a buon diritto nei programmi di apprendimento scolastico, come e non meno di tante correnti filosofiche, la maggior parte delle quali meno incisive e determinanti. 

Luciana Barabassi

Non crucciamoci troppo per la lacuna. Il pensiero di Massimo Scaligero sull’argomento è assai illuminante: «Un’opera esoterica non chiede né propaganda né volgarizzazione: solo chi sia mosso dal subconscio intento di ucciderla può pretendere diffonderla mediante manifestazioni culturali, o sistemarla secondo quel moderno “sistemare” valido unicamente per la molteplicità astratta: che chiede essere sistemata dal pensiero, ossia dall’attività interiore che può sistemare, non essere sistemata».
 
Due miei figli sono entrati in contatto con ambienti evoliani, e per tranquillizzarmi, sentendomi alquanto apprensiva al riguardo, mi ripetono che proprio io non dovrei preoccuparmi, dato che apprezzo e seguo la corrente steineriana di Scaligero, che a suo tempo è stato discepolo di Evola, e lo ha sempre considerato un Maestro, conservando in molte cose, anche se non in tutto, un’identità di vedute.

Marilena Conca

Un’identità difficile da conservare quando si lavora su posizioni che spiritualmente si fronteggiano. Anche se per un periodo della sua vita Massimo Scaligero è stato discepolo di Evola, sappiamo che presto egli se ne è distaccato. Conservò sempre un rapporto umano cordiale e rispettoso verso l’antico Maestro, ma quanto all’opera, egli ne traccia un significativo profilo nel terzo capitolo del suo libro autobiografico Dallo yoga alla Rosacroce. In una dedica vergata sulla pagina iniziale della Teoria dell’individuo assoluto di Evola, si può leggere una considerazione assai illuminante: «Evola, essendo in sostanza un materialista, in quanto ritiene il concetto una semplice spiegazione mentale, cerca una realtà. Mentre il materialista ingenuo si rivolge alla realtà materiale e costruisce il mondo meccanico, Evola si rivolge a una realtà magica, eludendo il processo sintetico del pensiero; ma in fondo Evola e un materialista sono nella stessa posizione. Non potendo riconoscere oggettività al contenuto della mediazione conoscitiva, vuole rivolgersi a un mondo piú ricco di vita e passa al mondo corporeo (mondo della sensazione magica e del misticismo titanico) ignorando che questa ricchezza di vita dovrebbe trovarla proprio attraverso quel pensare che in quanto mediazione dialettica è senza vita, ma sciolto dalla sua forma è proprio la forza pensiero che lo ha condotto fino al punto critico». Comunque, a parte queste considerazioni sull’opera evoliana, non è il caso di preoccuparsi troppo per le frequentazioni dei ragazzi: è una ineludibile necessità di ricerca, da parte dei giovani, l’entrare in ambienti dai forti ideali, più o meno condivisibili dagli adulti. La maturazione si acquista osservando, studiando, trasformando, scegliendo e scartando, sempre però conoscendo, non certo evitando i forti stimoli e magari fittiziamente ricreandoli, come tanti fanno, davanti a un videogame.

L’evoluzione attraversata dalla donna durante l’epoca lemurica fece sí che le fosse assegnata una parte importante …Mercè la sua vita contemplativa, la donna si era acquistata la comprensione della natura, e dall’osservazione della natura traeva le rappresentazioni secondo le quali dirigeva l’attività degli uomini. Le guide avevano ordinato le cose in modo che per opera dell’anima della donna la forza di volontà e il vigore eccessivo degli uomini venissero elevati e purificati.
…Attraverso la risvegliata vita dell’anima femminile le guide svilupparono cosí la vita interiore dell’uomo. Perciò l’influenza delle donne era grandissima; ad esse si ricorreva per interpretare i segni della natura. Ma tutta la vita della loro anima era ancora dominata dalle forze occulte dell’anima umana, e non è del tutto ma approssimativamente adeguato il dire che esse avevano una visione sonnambolica. In una specie di sogno superiore si rivelavano a quelle donne i misteri della natura e fluivano gli impulsi all’azione. Tutte le cose erano per loro animate, e apparivano come forze e manifestazioni animiche; esse si abbandonavano al lavorío misterioso delle loro forze animiche. Venivano spinte all’azione da “voci interiori” e da ciò che dicevano loro le piante, gli animali, le pietre, il vento e le nubi, lo stormire degli alberi ecc.
Da tale atteggiamento dell’anima ebbe origine ciò che si può chiamare “religione umana”. Si cominciò a venerare e adorare l’elemento animico, sia nella natura sia nella vita umana. Alcune donne acquistarono un predominio speciale perché erano in grado di interpretare, dalle piú misteriose profondità della loro anima, ciò che l’universo contiene.
Avvenne cosí che in queste donne ciò che viveva nel loro intimo si traducesse in una specie di linguaggio naturale, poiché i princípi del linguaggio stanno in qualcosa di simile al canto. La forza del pensiero si trasformò nella sonorità della parola; il ritmo recondito della natura risonò dalle labbra di quelle donne “sagge”. Tutti si riunivano intorno a loro e nelle loro frasi ritmiche sentivano le manifestazioni di potenze superiori. Cosí ebbero inizio nell’umanità le funzioni sacre; ma si cercherebbe invano un senso in quelle parole; non vi si sentiva altro che suono e ritmo. Non si formavano concetti su ciò che veniva udito, ma se ne accoglieva nell’anima la forza. Tutto questo processo era diretto dalle guide superiori. Esse avevano infuso ritmi e armonie nelle “savie” sacerdotesse; potevano cosí agire, nobilitandole, sulle anime degli uomini, e si può dire che in tal modo cominciasse appunto a risvegliarsi la vera vita dell’anima.
La cronaca dell’Akasha ci mostra, in questo campo, scene bellissime. Ne descriveremo una. Siamo in un bosco presso un albero maestoso; il sole è appena sorto in oriente, e il grande albero, simile a una palma, intorno al quale sono stati tolti tutti gli altri alberi, getta ombre possenti all’intorno. La sacerdotessa, estatica, con gli occhi rivolti a oriente, siede su di un seggio formato di rari prodotti naturali e di piante. Lente, in ritmica progressione, scorrono dalle sue labbra poche meravigliose note che continuamente si ripetono. Seduti in circolo intorno a lei, uomini e donne dai volti estatici assorbono vita interiore da quegli accenti.
Altre scene si possono vedere: in un altro luogo simile, “canta” un’altra sacerdotessa, ma i suoi accenti sono piú forti, piú possenti e le persone intorno a lei si muovono in danze ritmiche. Era, questo, l’altro modo per infondere l’anima negli uomini. I misteriosi ritmi appresi dalla natura venivano imitati nei movimenti delle membra: si sentiva cosí la fusione con la natura e con le forze in essa dominanti.

Rudolf Steiner

Da Cronaca dell’Akasha, O.O. n° 11, Bocca Editori, Milano 1953