Poesia


A stabilire limiti e confini
dividiamo la terra in tetri lotti:
di là di qua dalle segnate tracce
uomini prigionieri che si illudono
d’essere carcerieri, convincendosi
di possedere tutto il mondo, e invece
altro non hanno che la potestà
di governare l’area di una gabbia
breve di spazio e di respiro, dove
si nutrono coi semi dell’accidia
innaffiati dai calici dell’odio.
E il canto che si leva dalle sbarre
è lamento penoso, trenodía
come di creature condannate
a scandire le stragi ininterrotte:
cruento, vicendevole tormento

che da se stesso prende linfa e dura
nel tempo, ignoto per utilità
a chi la vita toglie, a chi la perde.
Che senso ha tutto questo, quale dunque
è la vittoria umana? Frutti amari
danno le picche dei cancelli, e tralci
dagli aromi funesti le volute
dei cavalli di frisia. Troppo tardi
verranno le parole che disciolgono
gravi nodi nel cuore. Sentiremo
dal vento sillabare i nostri nomi
negati a ogni perdono, dalla polvere
delle pietre cadute nasceranno
deserti senza voci né stagioni.
Soltanto allora capiremo, forse,
soltanto allora ci verremo incontro
.

Fulvio Di Lieto