- Continueremo
sempre, noi che crediamo nel futuro, a proclamare quel
vecchio comandamento: «Non uccidere». Questo imperativo
non dovrà mai essere dimenticato, perché è la base di
ogni progresso, di ogni evoluzione umana. Uccidiamo tanto,
noi! Non uccidiamo solamente nel corso di stupide battaglie,
in stupide sparatorie in strada durante le rivoluzioni, in
stupide esecuzioni capitali, no, noi uccidiamo ad ogni
passo. Uccidiamo quando, per ragioni finanziarie, facciamo
intraprendere a dei giovani dotati professioni per le quali
non sono portati. Uccidiamo quando chiudiamo gli occhi di
fronte alla miseria, al bisogno, alla vergogna. Uccidiamo
quando, per comodità, assistiamo passivi al perdurare di
regolamenti ormai morti in seno alla società, allo Stato,
alla scuola, alla religione, e facciamo finta di approvarli
invece di voltare loro decisamente le spalle. Cosí come per
il socialismo coerente la proprietà è un furto, per chi
segue coerentemente una fede come noi, ogni mancato
riconoscimento della vita, ogni atteggiamento di durezza, di
indifferenza, di disprezzo, non è altro che uccidere.
- E si
può uccidere non solo ciò che è presente, ma anche ciò
che è futuro. Con un po’ di scherzoso scetticismo si può
uccidere in un giovane un bel po’ di futuro. La vita
attende ovunque, ovunque fiorisce il futuro, e noi ne
vediamo sempre troppo poco, continuiamo a calpestarne molto
sotto i piedi. Uccidiamo ad ogni passo.
- Ma
ognuno di noi ha nei confronti dell’umanità un solo
compito! Non è quello di far avanzare di un po’ l’intera
umanità né di migliorare una singola istituzione né di
eliminare un singolo modo di uccidere, no, non è questo il
nostro compito, per quanto tutto ciò sia bello e utile. Il
nostro compito come uomini è quello di fare, in seno alla
nostra esclusiva, personale esistenza, un passo avanti nel
cammino che porta all’Uomo.