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Scrivo
perché c’è una cosa che mi turba un po’. Tempo fa,
ho scoperto su Internet un sito pieno di tutto di piú,
dal problema del signoraggio delle Banche Centrali, alla
massoneria, alla setta degli Illuminati, agli UFO. Nel “minestrone”
generale, ho scoperto e letto con interesse le tesi di
Giacinto Auriti e di Nicolò Bellia. Colgo, però, nelle
intuizioni morali e nelle battaglie, sicuramente
apprezzabili, di questi autori (il secondo, tra l’altro,
vicino a Massimo Scaligero e ad Argo Villella), un che
di... pessimistico, e questo, secondo me, non va bene (non
prevalebunt! dice il Cristo). È come una sfumatura
quella che ho colto, uno stato d’animo di impotenza, che
in alcuni momenti mi ha assalito quasi invincibilmente.
Ammesso che quegli “Illuminati” al servizio cosciente
di Arimane e Lucifero esistano effettivamente, davvero in
pochi secoli ci ridurranno loro schiavi? E il Mondo
Spirituale permetterebbe tutto questo? Penso che una
prospettiva del genere ha ben poco di cristiano. Certo,
non bisogna cadere nell’errore di rimanere inerti,
aspettando passivamente che passi la tempesta; ma non
bisogna neppure avere una visione cosí catastrofica, come
se gli esercizi dei seguaci della Scienza dello Spirito e
le preghiere di tanti uomini nel mondo non contassero
nulla! Confesso che sono rimasto molto turbato ed
angosciato da queste letture, quasi che il Cristo si fosse
dimenticato di noi tutti...
Francesco
Dobbiamo essere convinti che “il
Cristo ha già vinto”! Se ce ne rendiamo conto, potremo agire di
conseguenza. Tutto ciò che gli Ostacolatori sventolano davanti ai nostri
occhi è maya, non esce dalla dimensione terrestre, non ha
consistenza effettiva. Nulla potranno i cosiddetti “Illuminati”,
posseduti o meno dagli Avversari dell’uomo. Ma dobbiamo saperlo. Solo
allora ci convinceremo del fatto che la vera contromisura è l’affidarsi –
naturalmente in maniera attiva, non passiva e fatalista – al Divino, che
sa ciò che è giusto per noi. Il karma che ci viene portato incontro siamo
noi stessi a tesserlo giorno per giorno, e cosí come possiamo renderlo
complicato, annodato, indistricabile, con le nostre azioni negative,
possiamo anche farlo diventare uno splendido tessuto di azioni morali e
giuste, che siano di esempio per gli altri. Quanto facciamo nel nostro
piccolo àmbito di vita si estende a macchia d’olio nella società che ci
circonda. È da noi che dobbiamo cominciare perché il bene dilaghi, senza
attenderci trasformazioni dalle istituzioni, dalla politica, insomma “dagli
altri”. Il resto verrà, e del buono che avremo fatto ci sarà reso il
mille per cento. Pensare che “il Cristo si sia dimenticato di noi tutti”
è una grave offesa alla scintilla divina che è in ognuno di noi, e che sa
perfettamente che Egli è vivente, tra noi, per tutta l’umanità. Rudolf
Steiner è venuto ad annunciarci il Suo ritorno in veste eterica. È una
grande verità che forse alcuni, tra gli stessi antroposofi, non hanno
ancora ben assimilato. Egli è qui, sulla Terra, e ognuno di noi
sperimenterà l’incontro con Lui. Dobbiamo meritarlo, soprattutto dobbiamo
meritare, quando ci accadrà, di riconoscerLo.
…Spesso
nelle discussioni, nei litigi, tendo a cedere, ad incassare, ad analizzare
poi interiormente le cose dette e fatte e a cercare di risolverle dentro di
me piuttosto che continuare a litigare o discutere. Alle volte di questo
comportamento mi lodo, reputandolo virtuoso (è cosí facile e soddisfacente
illudersi!) eppure spesso so che dovrei avere piú coraggio e forza, e
continuare a parlare. …Come dobbiamo comportarci riguardo al carattere che
abbiamo? Bisogna lavorare per cambiarlo oppure accettarlo? Credo che un uomo
libero dovrebbe poter agire indipendentemente dal proprio carattere, ma è
vero? Spesso il modo di comportarci è influenzato fortemente dalle nostre
reazioni “naturali”, forse si dovrebbe cercare di comportarsi facendo
“la cosa giusta”, intuendola al di là di quello che ci viene suggerito
dall’istintualità, ma quando cerco di agire cosí mi pare difficile
capire quale sia la cosa giusta da fare! …Quando faccio gli esercizi come
la concentrazione, quello che sono nella vita ordinaria non dovrebbe avere
nulla a che fare con l’operazione che compio, ma quando torno “nel mondo”
sento comunque la necessità di continuare a lavorare sulla mia
interiorità.
Daniele
Una scarsa disponibilità alla
polemica può essere considerata una virtú, c’è però una disponibilità
ulteriore che andrebbe sviluppata, ed è quella dell’amorevolezza verso l’altra
persona, che sia un familiare, un amico o un semplice conoscente. Questa
ulteriore apertura verso l’altro evita la chiusura a riccio, dovuta spesso
alla timidezza o alla difficoltà di sostenere un contraddittorio, e fa
aprire l’anima alla volontà di chiarire, di riportare l’armonia, di
andare incontro alle altrui esigenze. Il dettame evangelico «non fare agli
altri ciò che non vorresti fosse fatto a te» va spinto ulteriormente: «fa’
agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te». E noi vorremmo essere
compresi, non tacitati con evidente o malcelato disinteresse. Inoltre, non
dovremmo mai rimandare le spiegazioni ad altra data: il karma potrebbe non
accordarci piú l’occasione di farlo. Quanto al legame tra la
concentrazione e la vita ordinaria, esso c’è e non potrebbe essere
altrimenti: attraverso gli esercizi interiori sviluppiamo degli organi di
conoscenza che necessariamente influenzano la nostra percezione del
quotidiano, e che ci rendono, se sono ben eseguiti, piú attenti, operosi e
sensibili.
Una
volta Massimo Scaligero disse: «Quando porto giú il sacchetto della
spazzatura sto ben attento a non sporcare le scale…», e continuò
ricordando l’importanza dell’agire rettamente, secondo la famosa frase
del Dottore: «A ogni passo sul cammino della conoscenza ne devono
corrispondere tre sulla via della morale». Ho incontrato parenti e amici di
persone del nostro gruppo e ho sentito osservazioni di questo tipo: «Mio
marito parla molto bene di corpo eterico, di corpo astrale e di Io, ma fa
scenate terribili a ogni minimo pretesto»… «Mia moglie segue
regolarmente le conferenze, ma non si accorge di quando sono stanco e mi
assilla con problemi insignificanti»… «Da quando sono andato ad abitare
lontano, nessuno degli amici “ha tempo” per venirmi a trovare»… «Mia
figlia legge con la massima attenzione i libri di Steiner e di Scaligero, ma
quando le chiedo di darmi una mano risponde che non ha tempo o se lo
dimentica»… All’osservazione che la Scienza dello Spirito a tali
persone non basta, si potrebbe ribattere che esse sarebbero ancora peggiori
se non seguissero questi Maestri. Credo che dovremmo però impegnarci in una
dedizione totale, ricordando la grande bontà e coerenza del Dottore, e
quella di Massimo, di cui abbiamo avuto la fortuna di poter seguire la vita
piú da vicino.
Giovanna Scotto
Quanto meraviglioso sarebbe che i
discepoli della Scienza dello Spirito avessero già realizzato un cammino di
santità ed emanassero profumo di violette! Ma invece ognuno di noi è
carico degli stessi problemi di ordine pratico e caratteriale che affliggono
la società che ci circonda: problemi da conoscere, domare e superare. L’importante
è lavorare su di noi, non solo leggendo e studiando, ma soprattutto
meditando e riversando il frutto degli esercizi nella vita di tutti i
giorni. Ad esempio, se compiamo con regolarità l’esercizio della
positività, lentamente esso ci conformerà in modo tale da farci cogliere
degli altri, o degli avvenimenti, in prevalenza l’aspetto positivo
piuttosto che quello negativo. E cosí l’esercizio dell’atto puro che,
disciplinando la nostra volontà, ci impedirà di tardare agli appuntamenti,
o disattendere le altrui aspettative. E gli esercizi volti a sviluppare il
puro sentire, in particolare quello della Rosacroce, ci apriranno all’amore
verso il prossimo, ad accogliere il loro dolore o a partecipare alle loro
gioie. E dunque, se alcuni fra noi ancora si attardano in atteggiamenti non
consoni a un vero discepolo dello Spirito, è solo questione di tempo e di
insistenza: la trasformazione avverrà, a testimonianza della giustezza
della Via che abbiamo intrapreso. Riportiamo in proposito quello che scrisse
Mimma Benvenuti riferendosi alle osservazioni della lettrice: «È
urgente ricordare che la Scienza dello Spirito non è una teoria, ma una
pratica: a ciò siamo stati educati da Steiner, Colazza, Massimo; e a coloro
che, pur guardandoci dal di fuori col fucile puntato, ci rivolgono critiche
e appunti, dobbiamo grande gratitudine, perché sono in quel momento i
nostri maestri. Da chi, se non da noi, dipendono molte cose di valore
collettivo, umano, mondiale? Non è dalle comunità mondiali che si reggono
le sorti del mondo?».
Segnalo
a tutti i lettori dell’Archetipo, soprattutto a chi ha avuto la grande
fortuna di conoscerla, che la nostra amica Anna Malesci Erra, riservata
anche nell’addio, ha lasciato la Terra. Con lei scompare una delle piú
fedeli discepole di Massimo Scaligero, “sorella” di Mimma nell’impervio
cammino dello Spirito. Non mi è facile tracciare un profilo della sua vita,
tenuta sempre discretamente fuori dalla curiosità, o meglio dall’interesse,
degli altri. Nata intorno agli anni Trenta a Napoli, era stata educata in
quei sentimenti di morigeratezza, di pazienza e di operosità che si
vivevano in quel periodo. La guerra l’ha forgiata con le invitabili
privazioni, con i sacrifici talvolta oltre il limite. Quando incontrò Enzo
Erra, giovane d’ingegno dal carattere ardente, abile giornalista, fu
subito per lui compagna e amica, poi moglie fedele e custode sagace della
sua famiglia. Lotte, sacrifici, vittorie e sconfitte, come nella vita di
ognuno, furono all’esterno solo intuite, perché sempre velate dal suo
sorriso e dall’equilibrio dei suoi pensieri. Malata negli ultimi anni, ha
continuato coerentemente a sostenere tutti, anche il marito impegnato nella
non facile carriera di giornalista e di politico. Andando via, ha lasciato
il profumo della sua bella anima e del suo spirito forte, di cui i tre figli
e i nipoti possono oggi dare testimonianza. Ecco perché, pur nel dolore
della sua dipartita, si riesce nel contempo a percepire la gioia con cui è
stata accolta da chi ci ha preceduto nei Cieli, e la sicurezza che ella sia
rimasta profondamente unita a tutti noi, per insegnarci il segreto della sua
femminilità piena di coraggioso amore.
Maria Grazia Moscardelli Danza
Una testimonianza cui tutta la
redazione si associa: amica e lettrice tra le piú presenti e partecipative,
ricca di doti umane, artistiche e intellettuali, ha spesso collaborato, con
preziosi consigli e incoraggiamenti, al buon andamento della nostra rivista
sin dai primi numeri..
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- «Come
l’acqua è il piú prezioso di tutti gli elementi,
come l’oro ha piú valore di ogni altro bene, come il
sole splende piú brillante di ogni altra stella, cosí
splende Olimpia, mettendo in ombra tutti gli altri
giochi».
- Questo brano di Pindaro (VI sec. a.C.), tra i maggiori
poeti lirici di ogni tempo, è tratto dalle Odi
Olimpiche, dedicate ai vincitori dei giochi
panellenici che si tenevano
nella città dell’Elide ogni quattro anni, a partire
dal 776 a.C.
- Nel
grande santuario sulle rive dell’Alfeo, dove si
svolgevano le gare, oltre a Zeus Olimpo e ad Hera sua
consorte, si venerava Nike, la Vittoria, che per l’uomo
greco rappresentava la virtú piú sublime, capace di
trasfigurarlo, assimilandolo alle entità celesti.
- La
dea veniva raffigurata con un corpo verginale dotato di
ali e proteso in un supremo slancio verso il trionfo
nell’agone.
- Uno
degli esempi scultorei piú famosi, qui riprodotto e
conservato al Louvre, fu ritrovato a Samotracia nel 1863
e data al 306 a.C.
- L’assenza
della testa ha originato diverse leggende. Una di esse l’attribuisce
all’ignoto autore, che volle, decapitando la sua
opera, concentrare solo nel corpo, avvolto dal leggero
chitone che vela appena le forme, l’anelito umano alla
vera e finale vittoria che l’uomo dovrà conseguire:
quella sulla materia.
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Come
nella corsa è la prorompente forza del cuore a sostenere l’atleta
vincitore, e non la fredda raziocinante capacità cerebrale,
cosí l’acefala Nike di Samotracia rappresenta il volo dell’anima
affrancata dai legami del fisico, prossima a conquistare la
dimensione immortale. |
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