Tripartizione

Gli strumenti musicali sono propriamente sorti nell’uomo a tutta prima come immaginazioni; essi non sono stati inventati per mezzo di esperimenti, bensí sono stati ricavati dal mondo spirituale.

Rudolf Steiner

L’essenza della musica e l’esperienza del suono nell’uomo,
O.O. n° 283, Editrice Antroposofica, Milano 2003.

 

La terribile potenza del motore a scoppio
 
L’energia del motore a scoppio aveva influito notevolmente sulla vita dell’uomo, ma in modo brutale. Come aveva fatto notare per la prima volta Rudolf Steiner, con la creazione di un evento di decompressione nel motore a scoppio, si produceva un vuoto subsensibile che veniva occupato da entità demoniache: esseri oscuri, non a caso rombanti e portatori dell’urlo lacerante dei motori che erano apparsi sul pianeta. Gli uomini applicarono la loro scienza per silenziare quei mostri, ma di fatto uno spaventoso rumore di fondo del motore a scoppio fu presente a tutti i livelli per piú di un secolo.

Esperienza sensoriale e coscienza individuale

Noi non possiamo comprendere questa inciviltà acustica se non andando a vivere per qualche giorno nei simulatori temporali dei nostri musei archeosofici. Chi di noi resiste alla nausea di quella terrificante esperienza, comprende quanto essa sia servita allo sviluppo della coscienza soggettiva individuale inferiore. Infatti, il dominio delle culture anglofone dell’epoca, l’esagerata importanza attribuita all’economia e ai bisogni materiali e il sovraccumulo sensoriale di fondo (suoni, luci, odori, scosse all’equilibrio fisico, alterazioni ecc.), produssero un effetto contundente assolutamente benefico per quelle nature sognanti, che di fatto rifiutavano la penetrazione profonda sul piano fisico. Purtroppo, quella esagerata produzione di stimoli indusse un effetto devastante sulla maggioranza delle anime appesantite dalla illusorietà della condizione fisica.
 
Il vuoto della decompressione
 
L’energia a scoppio aveva pervaso soprattutto la vita di movimento dell’uomo. Tutto ciò ha avuto dei costi spaventosi sulla Terra, perché nel giro di un secolo furono arrecati piú danni ambientali al pianeta dei precedenti diecimila anni. Il vuoto della decompressione del motore era in relazione diretta con il vuoto di pompaggio degli oli minerali estratti dal sottosuolo. Cosí, compiendo un rito demoniaco di svuotamento della Terra, si producevano delle voragini che venivano occupate da esseri oscuri, e lo stesso rito immondo veniva replicato in ogni motore acceso.
Si deve riflettere sul ruolo dei petrolieri, esseri che lucrarono con questa nefasta attività. Non a caso generazioni di petrolieri occuparono ruoli importanti alla corte dell’impero d’Occidente.
 
L’energia elettrica
 
Naturalmente, tutto ciò che legava quel mondo al motore a scoppio fu necessario all’uomo anche se fu oltremodo sgradevole. Ma noi vogliamo porre l’accento su una forma di energia meno oscura anche se pur sempre spesso nociva: l’energia elettrica. L’energia elettrica imprigionava degli esseri elementari, rendendoli schiavi dell’uomo. Il dramma, la tragedia di questi esseri costretti in schiavitú, avrebbe dovuto essere ricordato dagli uomini quando accendevano la luce o avviavano una macchina di qualsiasi genere. Invece gli uomini nulla sapevano del sacrificio di queste forze elementari amiche, necessarie all’evoluzione.
 
Le nuove arti
 
Nel corso del 1900 d.C., nacquero delle nuove forme di creazione artistica, infatti l’energia elettrica era penetrata nei linguaggi espressivi. Queste nuove arti, avevano in comune il fatto che l’uomo aveva introdotto nella vita l’uso dell’energia elettrica. Noi, che alla nostra epoca usiamo altre forme di energia, piú dolci e meno nocive, energie che si pongono ovviamente in armonia con gli esseri elementari, rendiamo oggi omaggio a quel sacrificio degli elementari, grazie all’arte che è stata creata mentre questi esseri erano al nostro servizio.
Essi sono progrediti nella loro evoluzione grazie alle arti che gli uomini hanno sviluppato durante i momenti bui della loro secolare prigionia nell’energia elettrica.
 
L’elemento duale
 
L’energia elettrica non era in armonia con gli esseri elementari, in quanto portava in sé l’elemento di contrapposizione duale (positivo e negativo contrapposti). Anche l’informatica di quel tempo lontano utilizzava un sistema binario, ed aveva in un certo senso una caratteristica duale: 0 e 1. Ora, ai tempi nostri la conoscenza dell’ultrafisica è tale per cui l’elemento duale è stato superato e la maggior parte delle forze utilizzate non sono basate su elementi duali ma sono forze bioenergetiche ternarie.
 
Riflessione estetica e filosofica sulle nuove arti
 
Noi restiamo comunque stupiti dal fatto che per oltre un secolo la riflessione estetica su queste nuove arti, rese possibili dall’energia elettrica, fosse progredita cosí poco. Il cinema, la musica, la scultura luminosa ecc. furono una grande scoperta, resa possibile solo dall’elemento elettrico. Ma ci si pensava troppo raramente, anche se sempre piú spesso accadeva di usare l’energia elettrica per ascoltare la registrazione della musica.
 
Carattere spirituale dell’orchestra
 
Quando intorno al 1800, Ludwig van Beethoven scriveva una sinfonia, la pensava per orchestra. L’orchestra era ed è qualcosa di spirituale, e quando un’orchestra suona, un essere spirituale si incarna. Sempre.
In un’orchestra gli strumentisti dimenticano ogni loro cruccio, dimenticano il passivo del loro conto in banca, dimenticano perfino i loro amori e i loro mal di schiena: perché esprimono all’unisono, sotto la guida di un direttore, un pensiero spirituale. Se la musica è dissonante, possono esprimere un’entità spirituale inversa. Ma la esprimono comunque. Tant’è che l’arte musicale della nostra epoca utilizza ancor oggi violini, corni, trombe, arpe ed oboi, mescolati a nuovi ed ancor piú antichi strumenti. Ebbene, quando in quell’epoca si ascoltava una sinfonia di Beethoven su un supporto elettrico, che cosa ne usciva?
 
Magneti, cartoni, potenziali elettrici e bobine
 
Questo il vero problema: i coni di plastica e cartone, i magneti e le bobine degli altoparlanti, non erano certo l’orchestra per la quale Beethoven aveva scritto la sinfonia, anche se la riproducevano in modo ineccepibile. Naturalmente chi era dotato di pensiero e sentimento puro si accorgeva della differenza, ma le persone poco sensibili e attente non se ne accorgevano. Che cosa dunque usciva dai magneti dell’altoparlante?
Usciva il corpo della musica e l’anima della musica. Ma non lo spirito della musica di Beethoven.
 
Corpo, anima e spirito della musica
 
Il corpo della musica era facilmente rilevabile: anche le mucche facevano piú latte grazie alla trasmissione nelle stalle della musica di Bach. Il suono fisico ben ordinato ed armonioso è il corpo della musica. Parliamo in questo caso di costanti antropologiche indotte dal suono nell’uomo, negli animali e perfino nelle piante. L’anima della musica ce la mette l’uomo che vive determinate emozioni mediate dalla cultura. Un pubblicitario dell’epoca conosceva queste regole animiche, nello scegliere la musica per accompagnare il messaggio di uno spot pubblicitario per la scatola ipnotica. Un compositore di musica da film applicava tali regole al servizio della drammatizzazione. L’anima della musica viveva nel sentimento dell’uomo. Ma lo spirito della musica? E gli strumenti elettrificati?
Lo spirito della musica riprodotta esisteva solo laddove essa era consapevolmente creata per essere tale.

Salvino Ruoli