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Vorrei
sapere se la tragedia del Sudest asiatico, che ha colpito
e commosso il mondo intero, può essere vissuta in maniera
piú cosciente da un discepolo dell’antroposofia, e come
è possibile partecipare non solo emozionalmente a drammi
umani di questa portata.
Edda Costantini
- Il discepolo della Scienza dello
Spirito dovrebbe in effetti portare incontro a eventi
tanto tragici non soltanto la propria adesione emozionale,
ma anche quelle conoscenze che lo aiutano a meglio
comprendere l’accaduto alla luce del karma maturato, e
con la consapevolezza di ciò che avviene dopo una morte
che vede unito un cosí gran numero di persone
contemporaneamente. Sappiamo che in tali occasioni accade
qualcosa che non si verifica nel normale caso di una morte
individuale: Durante il post-mortem, quando cioè
inizia l’opera di liberazione dai corpi – fisico,
eterico, astrale – del puro estratto da conservare come
nucleo spirituale, tale lavoro viene compiuto in
comunione, e chi è piú evoluto guida gli altri e li
aiuta. Un efficace contributo a tal fine può anche venire
dalla partecipazione corale dei vivi, dal loro dolore,
dalla loro preghiera, soprattutto dalla loro meditazione.
Si stabilisce allora un rapporto in cui i pensieri dei
vivi, intensificati dall’unione con quelli dei
trapassati, trovano piú facilmente la forza di aprirsi
alla dimensione ultraterrena, dando luogo a un valido
sostegno vicendevole.
…Non
posso fare a meno di provare una sorta di ripugnanza per
gli Ostacolatori, che mettono in atto tutta la loro
sapienza ultraterrena per tentare e far cedere una
creatura fragile come l’uomo…
Attilio Bonajuti
- Ripugnanti non sono le forze
ostacolatrici, ma i cedimenti dell’uomo alle loro
tentazioni. È il “patto col diavolo” che crea viscide
formazioni nell’anima umana, ed è con queste che
occorre poi fare i conti. Gli Ostacolatori, una volta
riconosciuti e contemplati, possono in un certo modo
divenire persino aiutatori dell’uomo.
Come
è possibile che nonostante tutto quello che Rudolf
Steiner ha insegnato durante la sua vita e la mole delle
sue opere pubblicate in tutte le lingue e diffuse nel
mondo, non vediamo ancora realizzate le sue aspettative
dal punto di vista spirituale, economico e sociale, nonché
accettate tutte le geniali soluzioni, anche di ordine
pratico, che egli ci ha dato?
Domenico Tarsia
- L’opera del Dottore non basta
di per sé a far uscire l’uomo dai suoi errori, anche se
ha dato e continua a dare un apporto determinante ad una
sua maggiore presa di coscienza. E soprattutto, non è la
diffusione di tale opera ad essere decisiva, bensí il
modo in cui viene recepita dal discepolo che, attraverso
il pensiero imaginativo, deve giungere a restituirle la
vita che le compete. Nel campo dell’attuazione pratica,
ciò che Steiner ha donato può anche essere preso senza
la necessaria controparte spirituale, conseguendo cosí
risultati pratici non accompagnati dalla giusta attitudine
interiore, ma solo sfruttandone le idee ai propri
egoistici fini. In tal caso è Arimane a beneficiare dei
segreti della Scienza dello Spirito, ma dobbiamo avere la
sicurezza che questo karmicamente si ritorce contro colui
che determina l’abuso. Non possiamo però non
riconoscere il grande impegno dei molti discepoli di buona
volontà che su tutta la terra hanno accolto il messaggio
steineriano, portandolo avanti nei piú diversi campi:
della medicina, dell’agricoltura biodinamica, della
pedagogia, dell’euritmia terapeutica o artistica ecc.
Occorre comunque ribadire, e non ci stancheremo di farlo,
che essenziale per tutti loro è di porre sempre al centro
del proprio lavoro quotidiano nel campo antroposofico
l’idea che l’ha generato e attraverso cui esso diviene
vivente: idea che, solo se ridestata dall’incantamento
dell’astrazione dialettica, può contribuire al vero
sviluppo della civiltà umana.
Vorrei
sapere perché ci sono bambini intelligenti ed altri poco
dotati, perché ci sono adulti che capiscono ed altri
ingenui, a volte addirittura stupidi. Il cervello umano
non è uguale per tutta la specie umana? Che cosa
differenzia l’uno dall’altro?
Elena Congiu
- Il cervello fisico dell’uomo
viene strutturato dalle forze prenatali. Queste agiscono
sul germe di vita. Piú l’uomo è evoluto, prima esse
afferrano la materia per elaborarla. Il cervello è
formato di circonvoluzioni piú o meno complesse. Tanto piú
l’uomo è evoluto tanto meno le circonvoluzioni sono
complesse. Egli deve anzi arrivare, attraverso un retto
lavoro di pensiero, a esemplificare la struttura del suo
cervello. Ognuno, venendo al mondo, porta già con sé,
per mezzo del potere di elaborazione della materia da
parte delle forze prenatali, un cervello evoluto secondo
quanto attuato nella vita precedente. E ogni suo
raggiungimento nella vita attuale è il germe per
l’esistenza futura. È per questo che alcuni hanno una
predisposizione verso la filosofia e altri verso la
matematica, alcuni verso la scienza altri verso l’arte:
su quel piano si trovano facilitati da un certo lavoro di
pensiero compiuto in passato, in una precedente esperienza
di vita.
Ho
di recente assistito al battesimo di un bambino, e mi sono
chiesto il vero perché di questo rito. Da cosa origina lo
spargere l’acqua sul capo?
Maurizio Angelini
L’attuale rito è il ricordo
simbolico dell’antico battesimo, in particolare di quello
impartito da Giovanni Battista. Questi, che era la
manifestazione del profeta Elia, aveva l’autorità di dare
un tale tipo di Iniziazione, che consisteva
nell’immersione della testa della persona nell’acqua.
Nella lotta impegnata per la mancanza d’aria durante il
tempo in cui la testa veniva tenuta sott’acqua,
l’eterico si liberava per un attimo dal fisico, cosí da
permettere a determinate forze spirituali di entrare
nell’individualità umana. Si trattava di una Iniziazione
praticata sin dall’antichità, ma la novità in Giovanni
Battista era che egli la concedeva a tutti coloro che si
presentavano a lui, e non segretamente nei Misteri, bensí
pubblicamente. Questo avvenne anche per Gesú di Nazareth
nel fiume Giordano. Ma quando fu immersa nell’acqua la
testa di Gesú, ben altra fu l’esperienza che Egli
attraversò. Su di Lui discese lo Spirito Santo “a guisa
di colomba” e da quel momento tutto l’essere del Cristo,
la Sua entità divina, si incarnò. Dopo il Mistero del
Golgotha tutte le antiche Iniziazioni si sono trasformate.
Anche il battesimo d’acqua dovrà mutarsi, divenendo
battesimo di Spirito.
Mi
rendo conto da esperienze personali in cui sono stata
invischiata recentemente, che la società in cui viviamo
sta sempre piú precipitando nella superstizione e nella
magia nera. Cosa si può fare per sviluppare la forza per
contrastare queste forme deleterie, che sono arrivata a
considerare dirette emanazioni del demonio?
Felicita Liotta
- L’uomo non
ha ancora realmente sviluppato la sua forza, che sarà da
lui posseduta solo quando realizzerà l’ anima
cosciente. Si troverà a quel punto a fronteggiare la vera
“magia nera”. Egli finora non ha compiuto tanto il
male volontariamente, quanto si è lasciato trascinare
dalla propria inferiore natura, cedendo alle istigazioni
dei due Ostacolatori, Lucifero e Arimane. Sappiamo però
che sul finire del secolo scorso è entrato in campo il
terzo Ostacolatore, il cui nome, impronunciabile, è
formato dalle iniziali degli elementi costitutivi
dell’uomo nell’antica sacra scrittura ebraica, secondo
quanto ci è stato comunicato da Rudolf Steiner. Nelle
profondità animiche dell’uomo c’è questo gigante che
dovrà essere affrontato e sconfitto: il piú grande
nemico dello Spirito, il nemico del Sole, l’Anticristo.
Ma proprio là dove incontra la Bestia, l’uomo può
attingere alla sua massima forza, capace di sconfiggere il
Male e far trionfare il Bene, essenza questa di cui è
intessuta la sua superiore natura. Una tale lotta, se
combattuta e vinta, renderà finalmente libero l’uomo,
che diverrà allora un vero Io.
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Il
nodo infinito, tipico della tradizione simbolica dei Celti,
rappresenta un tracciato senza principio né fine. Originariamente
elaborato intorno al 500 a.C. dalle popolazioni insediate nella
regione presso l’odierna cittadina svizzera di La Tène, il
motivo del nodo indica per metafora il percorso dell’uomo alla
ricerca della suprema condizione d’immortalità. Esso venne in
seguito adottato da tutte le popolazioni nordeuropee quale
elemento magico e decorativo. Lo si ritrova ad esempio ancora nel
VII e fino al IX secolo d.C. nei preziosi codici miniati, in
particolare in quelli dipinti dai monaci irlandesi, nei fregi che
arricchivano le pagine di Salteri, Vangeli, Libri d’Ore e
Messali. Con la loro intricata allegoria volevano indicare
l’ininterrotta sempiterna onnipresenza del Divino nel molteplice
ordine del creato: labirinto di leggi e condizioni, di meccanismi
complessi e ineludibili, attraverso cui l’uomo procede e da cui
può uscire soltanto raggiungendo, con la vera conoscenza, la
libertà della dimensione spirituale.
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