Costume

                 

Miniserie fa rima con miserie,
e tali sono quelle che raccontano
le trame delle storie che ci vengono
servite a pranzo, cena e colazione,
magari anche di notte per gli insonni
e i guardiani di stabili e rimesse.
Palinsesti farciti di abbandoni,
tradimenti, divorzi, crack bancari,
cordate finanziarie, fallimenti,
famiglie aperte come case chiuse,
carabinieri da operetta, preti
con tonaca e tricorno, improvvisatisi
fini segugi come padre Brown.
Poliziotti che inseguono banditi
sfasciando le città, tanto poi paga
il cosiddetto uomo della strada
graziato da carambole e gimkane.
Criminali e tutori della legge
finiscono ammazzati: un Grand-Guignol
di passate veraci e botte finte,
cascatori che sfondano vetrate
di zucchero glassato. Chi la scampa
viene ricoverato con urgenza
a rifarsi le ossa e i connotati
in uno degli asettici ospedali,
dove i beautiful doctor dell’E.R.
coadiuvati da procaci nurse
forniscono modelli di efficienza
moderna e disponibile, per cui
da spettatori ci chiediamo come
a noi tocchino file e ambulatori
da Terzo Mondo, con il rischio che
ci asportino la milza per errore
invece di curarci una flebite.
Vediamo questi drammi di cartone
e questi paradisi del sociale
spacciati per autentici, e crediamo
che sia cosí la vita, e ne avalliamo
col nostro share l’essenza taroccata.

 

Riteniamo sinceri i litiganti
del reality show che fanno pace,
l’adultera disposta al pentimento,
il nemico di guerra ritrovato
dopo decenni e stretto in un abbraccio.
Pianto, sorriso, collera e protesta,
un canovaccio interpretato ad arte
da attori prezzolati, ma lo schermo
rende tutto credibile e toccante.
E se un ministro nel talk show che segue
promette di ridurre a zero il deficit,
abolire balzelli e inquinamento,
stipendiare poeti e rabdomanti,
finiremo col prenderlo sul serio,
plagiati come siamo tutti quanti.
E concludendo che in definitiva
la fiction piú realistica è la nostra,
cerchiamo di rimuovere l’angoscia
di bollette, protesti e quanto ancora
ci tormenta svuotandoci le tasche,
allontanando dalla nostra mente
i litigi nel traffico, in ufficio
il mobbing, le molestie, i contenziosi
col fisco, le fatture dell’idraulico.
E sogniamo di entrare in un container
che imbastisce le favole mediatiche,
uno di quei programmi da soap opera
dove tutto è bellezza e voluttà.
Potrebbe capitarci di far parte
dello show gastronomico e assaggiare
uno di quei soufflé televisivi
preparati in diretta la mattina
da chef di grido e star di culinaria.
O potremmo finire proiettati
anche noi tra palmizi e pescatori
di squali nell’atollo di Moorea
in compagnia di nobili e famosi,
che recitando stenti e sofferenza
fanno i turisti a spese dell’utenza.

Il cronista