Tripartizione

…Basta vedere le recrudescenze etniche, le lotte tra le genti, tra i partiti, tra le religioni; l’incapacità di tendere la mano al proprio nemico, l’incapacità di trovare la concordia al di là dell’esigenza politica. Se dicessimo questa cosa fuori di qui ci prenderebbero per matti, come se la politica fosse tutto, ma se gli altri sapessero che la politica è la sfera in cui si muovono padroni assoluti Arimane e Lucifero…

Massimo Scaligero, “Seminario Solare”
del 13 giugno 1979,
in «Graal» N. 49-50, 1995.

Allontanamento dalla politica
 
Gli Annali ci mostrano come i popoli piú evoluti nel Nuovo Millennio iniziassero a diffidare totalmente della politica. Purtroppo il sistema della Tripartizione inversa e le imposizioni dell’Impero restringevano sempre piú la possibilità di agire positivamente nell’interesse dei popoli attraverso i delegati del popolo. I partiti si scontravano con sempre maggior virulenza e le genti soffrivano. Gesti di buona volontà da parte dei governanti erano sempre possibili, ma il meccanismo entro cui si trovavano era tale per cui difficilmente la situazione evolveva.
 
Le ragioni di parte
 
I partiti rappresentavano delle parti e ciascuna parte aveva infatti una parte di ragione. Ragione avevano i liberali nel non volere lacci statalisti all’economia, ragione avevano gli ambientalisti nel voler veder sanato l’ecosistema, ragione avevano i socialisti nel voler veder protette le classi piú disagiate, ragione avevano i comunisti nell’auspicare un mondo con i beni messi in comunione fraterna, ragione avevano i fascisti nell’auspicare la prevalenza nello Stato della fedeltà e dell’onore, ragione avevano i moderati nel voler sempre trovare un punto d’equilibrio e di mediazione. Ragione avevano coloro che auspicavano una scelta operata da forti condottieri liberi da laccioli dialettici, e ragione avevano anche i proporzionalisti, che spingevano per organismi giuridici di compensazione. Ma tutte queste ragioni spezzettate e contrastanti non avrebbero mai potuto dare la soluzione che i popoli piú maturi si attendevano. E gli uomini valenti preposti all’amministrazione dei popoli non erano pochi. Le risposte dei politici in buona fede ai problemi del mondo erano parziali, come parziale, cioè di parte, era la politica. Cosí accadeva che ad esempio un proconsole imperiale potesse essere dotato nel risolvere i problemi economici, mentre fosse annebbiato dal punto di vista spirituale o giuridico. Non avendo alle proprie spalle uno Stato organizzato in modo Tripartito, ciò che di buono quel proconsole poteva attuare in un settore, era poi vanificato dagli errori compiuti in altri settori sociali.
 
Una scelta metapolitica o morale
 
La soluzione era infatti la Tripartizione steineriana dell’organismo sociale, di cui a lungo si parla negli Annali. Soluzione che non avrebbe mai potuto essere assoggettata al gioco delle parti o ad una scelta di parte. Trasformare la Tripartizione in politica, sarebbe stato come voler assoggettare la legge di gravità o lo scorrere delle stagioni ad una parte: un non senso. La Tripartizione rappresentava infatti una scelta metapolitica o morale che doveva essere immessa nel sociale da individualità ispirate. Certamente, quanto piú vasta sarebbe stata la diffusione delle giuste idee (perché solo di questo si trattava), tanto piú facile sarebbe stato porle in opera. Ma nei confronti della Tripartizione non era sensato fare della propaganda esteriore, o suggestiva o coercitiva. Coloro che, avevano “fame e sete” del messaggio scientifico spirituale, avrebbero dovuto maturare dei convincimenti profondi che poi si sarebbero riverberati nella società. Un movimento illuminato dalla Tripartizione era quindi auspicabile, e sarebbe nato soltanto quando l’individualità preposta sarebbe arrivata, cosí come ci dicono gli Annali.
 
Sacrificio non dialettica partitica
 
C’era poi da considerare la componente del Sacrificio. Il Sacrificio, e non la dialettica politica, era la strada per attuare la Tripartizione. La via d’uscita non essendo politica, e nemmeno culturale (nel senso che a quell’epoca si dava alla parola cultura). La via alla Tripartizione non era fatta di propaganda e di organizzazioni strutturate. La strada era quella del sacrificio. Senza il Sacrificio di taluni uomini, sarebbe stato impossibile portare nel mondo la giustezza delle idee donate da Rudolf Steiner. Certamente il sacrificio avrebbe dovuto essere quanto piú possibile cosciente: una croce interiore portata consapevolmente. Il Sacrificio è sempre esemplare, muove le montagne e riscalda i cuori dei popoli. Accende quel moto che si propaga nel mondo ed arriva ai potenti. Anche il sacrificio silenzioso di piccoli fioretti quotidiani della gente umile è sempre stato piú potente delle beghe e degli intrighi di palazzo. Chi diceva a se stesso: «Faccio silenziosamente questo piccolo sacrificio, affinché i potenti capiscano come comportarsi in questa occasione», compiva un gesto molto piú potente di migliaia di voti sulla scheda elettorale. Del resto, i politici che veramente aiutavano i popoli, spesso pagavano di persona lo scotto di una sofferenza personale immensa. Ma quasi sempre non erano coscienti del fatto che il loro travaglio (non le loro parole), aiutavano la società.
 
Un sacrificio al di sopra delle parti
 
Il sacrificio quindi, quasi mai, era accompagnato dalla consapevolezza trascendente del ruolo che esso poteva esercitare nel mondo. Prendiamo l’esempio di un eroe di quei tempi, un eroe che sacrificò la vita, e che con il suo sacrificio mise in condizione un potente di far evolvere una situazione per il suo popolo. Si tratta di un umile servitore dello Stato esperide, che si era trovato a dover obbedire a ordini bellici che forse nemmeno condivideva. Quest’uomo è ricordato dalla storia come Nicola Calipari, un agente di polizia comandato nella Seconda Guerra di Babilonia. Egli fu ingiustamente assassinato da alcuni pretoriani dell’Impero d’Occidente, mentre in qualche modo salvò la vita di una giornalista esperide che era stata rapita. Dai documenti in nostro possesso risulta poco altro: non fu mai chiarito se spararono a lui in modo intenzionale o fortuito.
 
Una grande possibilità svanita per mancanza di coraggio
 
Facciamo il nome di Calipari per un importante motivo che traspare chiaramente dagli Annali del Terzo Millennio sul significato del sacrificio. Calipari con il suo gesto pose di fronte al proconsole esperide Silvius l’equidotato la possibilità di riunire sotto di sé la maggioranza del suo popolo ed operare una scelta importante. Certamente anche per il governante, a sua volta, la scelta sarebbe stata un ulteriore sacrificio per il bene comune.
Se Silvius l’equidotato, proconsole italico all’epoca, avesse ascoltato la voce del cuore, del suo popolo e della coscienza, in quel momento avrebbe avuto la possibilità di alzare la testa e ritrovare dignità di fronte all’imperatore d’Occidente. Ciò sarebbe avvenuto chiedendo giustizia all’Impero nel nome di Nicola Calipari.
La gente comune, di destra o di sinistra che si sentissero, in un sussulto di dignità nazionale ed europea lo avrebbe seguito in una decisione coraggiosa presa in questo frangente. Gli opportunisti sarebbe stati annientati dalla libera scelta del proconsole. I quotidiani di quei giorni dimostrano che il popolo era ormai stanco dell’Impero: sarebbe bastato un nulla per chiamare a raccolta tutto il popolo contro i partiti, la politica, la Tripartizione Inversa espressa dalla corte imperiale. Il sacrificio di Nicola Calipari portò sulle scalinate dell’altare della Patria migliaia di cittadini esperidi in commossa devozione.
 
Il coraggio mancato
 
Silvius sarebbe allora caduto in quanto dietro a lui ci sarebbero stati opportunisti pronti a sostituirlo? Forse. Del resto, poco dopo si indebolí comunque per altre cause. Se Silvius avesse ritirato (anche se tardivamente) le legioni italiche che occupavano Babilonia e provato a rompere i rapporti di soggezione con l’Impero, avrebbe spiazzato tutte le tribú, di destra e di sinistra. L’Esperia e l’Europa avrebbero compreso e seguíto quel temerario condottiero, contro cui si sarebbero scagliati i poteri forti dell’Aristocrazia degli Eletti.
Allora tutti avrebbero capito dove fosse la giustizia e dove l’errore, e non ci sarebbe stato declino. Un declino che divenne invece inevitabile. Ma Silvius fece una scelta economicistica ed opportunistica, non considerò l’aspetto spirituale e giuridico della vicenda. Preferí piegare il capo, in quanto riteneva di non poter affrontare uno scontro con i poteri dell’Impero d’Occidente.
Gli Annali ci aiutano a comprendere il passato e quanto le decisioni morali di ciascuno di noi possano essere importanti nell’evolversi della storia. Il sacrificio di Nicola Calipari avrebbe potuto cambiare il corso degli eventi. Quest’uomo, che compí un atto di generosità estrema, probabilmente non era cosciente di quante implicazioni internazionali avrebbe portato il suo nobile gesto. Ognuno di noi può essere messo, magari per una volta sola nella vita, in condizioni tali per cui la sua scelta trasforma il mondo. Il sacrificio di Nicola Calipari non fu inutile: il popolo si preparò al cambiamento.

Salvino Ruoli