Costume

Volendo superare la nevrosi
d’angoscia che profonda l’attanaglia,
assume un elisir di breve morte
la casalinga: sniffa varechina
mescolata col gas dell’accendino,
un cocktail casereccio, a basso costo,
ma le serve a raggiungere l’oblio,
uno sballo domestico, solingo,
uno spazio di fuga artigianale.
Non potendo comprarsi l’eroina,
o la coca, e neppure lo champagne,
si procura l’ebbrezza in autarchia.
I ricchi hanno la “neve”, i derelitti
le sostanze inalanti, la benzina,
le colle, le vernici reperibili
dal ferramenta o al megastore di zona.
Bastano pochi spiccioli e la “bomba”
esplode nella testa e rimbambisce,
estrania da bollette e tradimenti,
fa navigare sul battello ebbro
che non conosce porti né dogane
e approda in un paese dei balocchi
da cui si fa ritorno burattini
con le orecchie pelose da somari.

Compagni al duolo e ai riti allucinogeni
delle tristi massaie intossicate,
gli adolescenti che non sanno reggere
gli incerti della vita e li esorcizzano,
oltre che usando mesticanze chimiche,
con le formule tragiche ammannite
da un Harry Potter cui tutto è possibile
grazie agli inganni dell’abracadabra,
ai prodigi illusori, alle magie
praticando le quali è necessario
rinunciare del tutto all’innocenza
e al dominio sull’anima, ceduta
ai Signori dell’Ombra. Smarrimento
l’umanità raccoglie dopo secoli
di fatiche mirate a liberare
gli individui dal giogo contingente
e innalzarli alle vette del sublime.
Ma la carne, si sa, è sostanza debole.
Ecco quello che l’uomo ha ricavato
dalla materia bruta: non l’eterica
ricetta che lo illumini e lo affranchi,
rivelandogli i regni trascendenti,
bensí l’astuzia etilica con cui
distilla i suoi veleni obnubilanti.

Il cronista