Etica

Per comprendere la natura, si deve lasciare che essa si dispieghi interiormente in tutta la sua sequenza. In questa impresa ci si deve far orientare soltanto dalla nostalgia divina per esseri uguali a noi e dalle condizioni necessarie per percepirli; infatti la natura intera è davvero concepibile solo come strumento e mezzo dell’accordo di esseri razionali. L’uomo che pensa ritorna alla funzione originaria della sua esistenza, alla contemplazione creatrice, a quel punto in cui produrre e sapere interagivano nel modo piú straordinario, a quel momento creatore del vero godimento, dell’autoconcepimento interiore. Ora, se egli sprofonda completamente nella visione di questo fenomeno originario, ecco che, come in uno spettacolo infinito, davanti a lui si stende, nell’originarsi di nuovi tempi e nuovi spazi, la storia della generazione della natura, e quel punto fermo che si colloca in quel liquido infinito diventa per lui una nuova rivelazione del genio dell’amore, un nuovo legame del Tu e dell’Io.
La descrizione accurata di questa storia interiore del mondo è la vera teoria della natura; attraverso la coesione interna del mondo dei suoi pensieri e l’armonia di questi con l’universo, si costituisce in sistema di pensieri come riproduzione fedele e formula dell’universo.
Ma l’arte della visione pacata, della contemplazione creatrice del mondo, è difficile: la sua esecuzione esige riflessione seria e incessante e robusta lucidità, e la ricompensa non sarà il plauso dei contemporanei che temono la fatica, bensí una gioia del sapere e del vegliare, un intimo contatto dell’universo.

Novalis

da I discepoli di Sais
Rusconi, Milano 1998, pp. 189-90