Tripartizione

Quando i dirigenti di una presunta associazione spirituale tengono alla loro funzione di dirigenti e ad avere le fila del movimento e giungono persino ad adoperarsi per conseguire ciò, e inoltre si impegnano a provvedere a tutte le manifestazioni esteriori e accademiche che convincano riguardo alla verità o alla necessità del loro insegnamento …è chiaro che il movimento che essi dirigono non è piú movimento spirituale. …Nella veste del sovrammateriale, esso è lo stesso movimento dialettico del materialismo: che suscita sentimenti di fede, non atti di pensiero; emozioni personali, non idee; visionarismo, non visione; nozioni e argomentazioni, non conoscenza: la conoscenza non potendosi disgiungere dalla libertà.

Massimo Scaligero
da: Dell’amore immortale, Appendice n° 2, Tilopa, Roma 1963, p. 314.

 

…Ma solo in certe epoche vi sono capi con potere di scegliere e inquadrare i combattenti.

Maître Philippe
da: A. Hael, Vita e parole di Maitre Philippe, Edel, Roma 1988, p. 235.

 

Avanzare poderoso dell’anima cosciente

A quel tempo molte persone sentivano un richiamo spirituale autonomo rispetto ai culti. Ognuno viveva questa necessità secondo la propria predisposizione e il proprio personale grado di evoluzione interiore. Tale legittimo impulso individuale verso il mondo dello Spirito, proprio di quell’epoca, si accompagnava quasi sempre al desiderio di sviluppare un cammino spirituale sempre piú cosciente. Il fenomeno era presente in tutti i credo religiosi, orientali e occidentali. Ad esempio, coloro che seguivano gli insegnamenti della Chiesa di Pietro, potevano trovare discutibili alcuni dogmi come quello dell’infallibilità del pontefice romano, o rifiutavano il sacramento della confessione. Anche la religione ebraica aveva dovuto aprirsi a numerose riforme, specie in terra d’Oltreatlantico, riguardo ad antiche ritualità e restrizioni di vario genere: fideistiche, culturali e persino alimentari, considerate del tutto superate da gran parte dei seguaci. Di fatto, la maggioranza dei devoti si cuciva addosso un proprio credo personale, accettando o rifiutando taluni insegnamenti. Questo era un segno dei tempi nuovi. È anche vero che tali accomodamenti erano a volte dettati dal compromesso o dalla poca serietà con cui si sposava un culto. Malgrado ciò, noi a distanza di tempo ravvisiamo in quei fenomeni l’avanzare poderoso dell’anima cosciente.
Tutti questi aggiustamenti personali della dottrina, producevano un certo sconcerto nelle gerarchie religiose che sostanzialmente non avevano ancora superato la barriera di pensiero rappresentata dall’attitudine all’obbedienza e all’imposizione. Tali fenomeni di autonomia riguardavano un po’ tutti, contaminavano i credi e producevano scompiglio nelle varie gerarchie religiose. A quel tempo, ad esempio, recitare la preghiera del Credo Tridentino non rappresentava piú un’impegnativa adesione alle regole. Il fenomeno del sincretismo religioso e del “fai da te” teologico correva parallelo allo sviluppo dell’anima cosciente. Questa però, accanto all’autonomia di pensiero, portava con sé anche l’eco lontana di altre verità spirituali indicate dalla Scienza dello Spirito. Sempre piú spesso le giovani generazioni accettavano la reincarnazione, non potendo piú credere all’unicità di un’esperienza umana esprimentesi in una singola vita.

Nascita di nuove sensibilità religiose
Accanto al sincretismo, i giovani potevano essere adombrati dall’idea di un pluri-universo in cui coesistono diversi mondi e diversi livelli di coscienza, e questo era un fatto di per sé inaudito per le Chiese dell’epoca, ma anche rispetto all’attitudine razionalistica delle generazioni precedenti. Il sincretismo era infatti spesso accettato su tematiche sociali come quelle della pace, non sul piano della dottrina.
Invece è proprio sul piano delle risposte ontologiche che agiva uno spirito innovatore.
In merito alla reincarnazione, Rudolf Steiner aveva chiaramente indicato, in anticipo di quasi un secolo, che ci sarebbe stata una diversa sensibilità: «Gli uomini si divideranno in due classi: gli uni sapranno che verranno condotti a ricordare le loro vite terrene passate, traendo alla superficie della coscienza l’interiorità profonda dell’anima, gli altri sentiranno invece sorgere come uno stimolo interiore, esprimentesi in un anelito; per tutto il senso della loro incarnazione sentiranno come un’inquietudine, come di una cosa che non riesce ad affiorare, come di un concetto che si cerca e che non si può trovare» (in Necessità e libertà nella storia e nell’attività umana, O.O. 166). All’inizio del ventunesimo secolo, questo fenomeno non era definito in modo cosí chiaro, ma se ne vedevano già i primissimi segnali.

Attrazione istintiva verso tematiche Scientifico Spirituali

Già alla fine del ventesimo secolo, le giovani generazioni erano inconsapevolmente attratte da tematiche scientifico-spirituali. Dagli Annali ci risulta che alcune pellicole cinematografiche dell’epoca (un genere primitivo di spettacolo meccanico) alludessero a vari temi centrali per lo spirito. Ad esempio, in una di esse, intitolata “Harry Potter”, vi compariva l’idea iniziatica e la lotta contro gli spiriti delle tenebre; in altre innumerevoli opere ispirate al demoniaco si coltivò la paura del sovrannaturale; in “Matrix” quella dei pluriuniversi e in “Highlander” l’idea di reviviscenza. Perché a quei giovani non bastavano piú dei semplici filmetti d’amore o le farse comiche dei loro padri? Perfino gli svaghi giovanili piú degenerati portavano il segno, anche se inverso, dell’avvento di una coscienza individuale da spegnere, da tacitare.

Mancata penetrazione dell’Antroposofia

Insomma, gli Annali ci dicono che il Terzo Millennio iniziò con un impulso personale verso la spiritualità sospinto dall’anima cosciente. Il problema era però la mancata consapevolezza di questo dato di fatto. L’Antroposofia, o Scienza dello Spirito, nel primo secolo dopo Steiner non era infatti ancora penetrata a sufficienza nel mondo. Né tantomeno, all’inizio del Terzo Millennio, stava agendo la Tripartizione dell’Organismo Sociale. Certo è che l’Impero Occidentale fece di tutto perché l’eredità del Maestro dei Nuovi Tempi non venisse applicata, ma è altresí certo che molti operatori della Scienza Spirituale non furono all’altezza del loro compito.

Responsabilità degli operatori spirituali

Non possiamo infatti sempre rivolgere accuse verso coloro che stavano ai vertici della società. Se le cose andavano male non era solo colpa dei presidenti, dei banchieri, dei politici, dei generali, dei cardinali e dei giornalisti corrotti e malvagi. Tutti costoro svilupparono la loro bramosia di potere e di danaro in linea con lo spirito che animava il regno di questo mondo, esercitando i ruoli connessi a quelle posizioni sociali.
Noi oggi siamo in grado di dire, a distanza di tempo, che molte altre gravi responsabilità per la mancata penetrazione della Scienza dello Spirito, agli inizi del primo secolo dopo Steiner, erano dovute proprio alle mancanze di coloro che si professavano suoi discepoli. Non possiamo però disconoscere che grandi personalità, tra le quali spicca Massimo Scaligero (1906-1980), agirono sulle orme del Maestro, rendendo possibile una continuità con la vera essenza dell’Antroposofia.

Inversione dei ruoli

Ma dove avevano mancato le diverse correnti spiritualiste del ventesimo secolo? La risposta è abbastanza semplice: mentre la Chiesa di Pietro e le altre Chiese perdevano (in parte) le presunzioni dell’infallibilità, le varie sette, le neo religioni e le diverse correnti spirituali – che per loro missione sarebbero dovute essere portatrici e simbolo di libertà – tendevano a strutturarsi gerarchicamente e ad immettere nelle diverse comunità princípi dogmatici e fideistici. Piccoli spicchi di potere legati ai presunti doni carismatici di alcune persone. Diciamo presunti poteri carismatici, in quanto la ricerca del potere personale è cosa del tutto mondana e lontana dallo spirito iniziatico. Usando una metafora, possiamo dire che attraverso tali piccole confraternite il dogmatismo, uscito dalla porta, rientrava dalla finestra. Ci risulta dagli Annali che questo aspetto deteriore contaminò, purtroppo, persino alcuni eredi del pensiero scientifico-spirituale.

Il tempo degli pseudomaestri

Gli uomini di inizio millennio che in qualche maniera sentivano una sete spirituale, si trovavano di fronte ad un panorama di conventicole che, come aveva scritto Massimo Scaligero, suscitavano sentimenti di fede, non atti di pensiero; emozioni personali, non idee; visionarismo, non visione; nozioni e argomentazioni, non conoscenza: la conoscenza non potendosi disgiungere dalla libertà.
Cosí a quel tempo alcuni pseudomaestri si arrogavano il diritto alla Verità, non tanto in quanto detentori del Credo, ma in quanto detentori di segreti indicibili. Nel nome di queste conoscenze occulte irrivelabili, essi annebbiavano le menti dei loro seguaci e accrescevano il loro potere personale sugli adepti. Soprattutto, costoro distorcevano gli insegnamenti ricevuti e li infarcivano di superstizioni. Ciò fu causa dell’allontanamento di persone dotate di individualità e concretezza, mentre finí con l’attrarre visionari e deboli personalità d’ogni tipo. La cosa grave è che queste attitudini non riguardavano solo le sette che si rifacevano alla tradizione orientale od occidentale, ma anche alcuni seguaci dell’Antroposofia.

Screditare la Scienza dello Spirito

Era l’inversione spirituale desiderata dagli Avversari: fare in modo che il vero messaggio antroposofico e della Tripartizione giungesse soltanto ad anime fantasiose, deboli o smidollate, non a figure umane con vera attitudine scientifica, figure capaci di portare concretamente nel mondo il messaggio di Filosofia della Libertà. Spicchi di potere personale di presunti maestri, ed uno stato inconsapevole di presunzione nei riguardi del resto del mondo, fecero in modo che la forza liberatrice della Scienza dello Spirito non sempre potesse essere recepita da quegli uomini che, incarnatisi in quell’epoca, attendevano il messaggio scientifico-spirituale.
Gli pseudomaestri commisero anche il gravissimo errore di non comprendere che a loro non spettava altro compito che trasmettere semplicemente la verità cosí come era stata loro donata, non di creare strutture organizzative e gerarchiche non ispirate dallo Spirito.

Moniti di Maître Philippe

Gli Annali ricordano a tale riguardo le parole di Maître Philippe di Lione: «Solo in certe epoche vi sono capi con potere di scegliere e inquadrare i combattenti».  Egli indicò i pericoli del dispotismo spirituale. Ci risulta dai documenti dell’epoca che Massimo Scaligero tenesse in grande considerazione Maître Philippe, e che nel suo studio vi fosse la fotografia del Maestro francese.
Concludiamo con le parole che sembrano scritte per tutti gli pseudomaestri che rallentarono la divulgazione della Scienza dello Spirito: «L’orgoglio consiste nell’accrescere se stessi, nel credersi piú in alto del proprio fratello, nel guardarlo dall’alto in basso, come si dice volgarmente; eppure non abbiamo tutti lo stesso padre che è Dio, non siamo tutti suoi figli? Dio è giusto, Egli ci ha creati uguali. E non è detto nel Vangelo: i primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi?».

Salvino Ruoli