Segesta

Poesia

Segesta

Segesta

Quando canti profani e umane voci

e le cornacchie a stormi taceranno,

da folti boschi di cipressi e pini

un flauto lieve desterà la luna

facendola salire alta nel cielo:

come l’incantatore quando ammalia

con suoni astuti l’aspide o la serpe.

O sarà il vento, che tra cedri e ulivi

l’arpa percorrerà con le sue dita

traendo canti di memoria antica

e nuovi ne ricavi dalle foglie,

da tronchi e rami roridi d’argento.

Domani andranno greggi tra le pietre,

tracce di gloria umana ora assopita,

e nessun flauto la potrà svegliare.

 

 

Fulvio Di Lieto