Liriche e arti figurative

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Liriche e arti figurative

Carmelo Nino Trovato «Cristalli silenti – La porta della macchina»

Carmelo Nino Trovato «Cristalli silenti – La porta della macchina»

 




 

I luoghi della Memoria

 

Ostia antica

 

Non è la paura a dominarci,

ma una aumentata

percezione delle cose.

Esistono luoghi

dove il tempo si ferma,

l’anima risorge

dalle profondità degli abissi

ed un solo istante vibra

dei colori e dei profumi

di una intera esistenza.

Nel silenzio

del passato apparente,

in questi spazi della Memoria,

un suono soave,

un sussurro di voce,

un riflesso di luce

tra le ombre diafane

di antiche vestigia,

racchiudono un immenso tesoro

da custodire per sempre

in un sorriso di felicità.

Allora volgiamo

lo sguardo al cielo,

ed anch’esso vibra con noi,

degli stessi colori e profumi,

consacrando l’idilliaco istante

ai novelli custodi

del sorriso e della felicità.

Perché in fondo

non è la paura a dominarci,

ma una aumentata

percezione delle cose.

 

Kether 

 




 

Louis Jean François Lagrenée «Malinconia»

Louis Jean François Lagrenée «Malinconia»

 

Da dove nasce la malinconia

continua e persistente che m’invade?

È il dolore del mondo che mi pesa

o è mia, soltanto mia?

È qualcosa che sorge dall’infanzia

o nel destino stesso è posto il germe?

Vorrei provare ancora la dolcezza

che da Te qualche volta mi proviene.

Quanto è soave la vita in quegli istanti

troppo brevi per essere fermati,

sottili, troppo, per essere afferrati!

 

Alda Gallerano

 




 

DESTINO

 

Uomo che guarda le stelle

 

Come scintilla muta

addormentata nell’Immanifesto

ho ondeggiato attorno alla luce

che tratteneva il respiro.

Sono poi stato gas che precipita

nell’incommensurabile

vuoto cosmico

fin dove il desiderio

mi concretizzò nella purissima

stasi del granito.

Ahi, quale sferzante immobilità

in faccia ai venti di ponente

e di levante, solo, tra i ghiacci

e le stelle e i raggi infuocati

del sole d’agosto.

Vanità o brama o non ricordo

mi volle lichene, abete, ginestra

sulle pendici del Vesuvio,

a raccogliere le ultime parole

del Poeta oltraggiato dalla Natura.

E fu forse in quella fragile

gialla inconsistenza dell’essere

che concepii il movimento

come possibilità dell’infinito

spazio animale.

Ahi, strisciare di serpi tra i rovi

e urla di cinghiali

nella brughiera,

e la vasta circolare savana

della fame e della sete

e delle mie fauci

grondanti sangue…

Conservo immagini della luna

che filtra nell’intricata foresta

e il senso leggero delle orme

del caimano sull’erba…

Quando emerse

dal dolore e dall’amore

questo corpo umano?

Quando la parola mi liberò

dal rovente silenzio

della Natura?

Tutto mi si presenta ora

misterioso e bello

e straziante

e il desiderio incontenibile

dilania ancora il mio cuore

tra abissi simmetrici

dei quali non scorgo

il negro fondo…

I miei piedi amano danzare

ancora nella rigogliosa terra

ma il mio sguardo

è ormai preda della nostalgia

della Sua voce, e scruta

senza posa tra le stelle.

 

Marco Rossi

 




 

Nostalgia

 

Questo silenzio

è prezioso come l’oro

nulla lo può turbare

neppure il mio pensiero

Dove sono stato

tutti questi anni,

che ho fatto, e perché?

Lo so, è tutto chiaro.

Gli uccelli parlano lievi

il vento mi ricorda

che il tempo scorrerà.

È proprio giorno di festa,

e gli uomini,

nelle loro case,

possono dimenticare

il silenzio.

Ma oggi io

in un istante ho saputo

di essere vivo

e ho nostalgia

felice

di me.

 

Stelvio