Edwardes; Staal; Hanaway; O’Kane; Attar

Recensioni

Nello spegnersi della fiamma

 

di Michael Edwardes

Nello spegnere una fiamma

 

Pur tenendo conto dei valori metafisici del Buddismo e tentando di separare leggenda e storia, l’autore soppesa, da un punto di vista socio-culturale, non solo i cambiamenti compiuti dal Buddismo nei suoi ambienti geografici sei secoli prima di Cristo, ma anche le varie modificazioni accadute nel corso dei tempi entro la religione cosí come nelle condizioni esterne asiatiche e occidentali.

 

Il Buddha è visto come un rivoluzionario della vita fisica e psichica del­l’uomo, ma non come un dio venuto a trasmettere un metodo per la purificazione dell’anima umana. Mito e leggenda lasciano il posto a ciò che è stato sperimentato o deve essere sperimentato storicamente.

 

Tuttavia, l’autore sostiene che ciò che è accaduto in Asia duemilaquattrocento anni fa, potrebbe avere un profondo significato per la nostra società cosí avanzata tecnologicamente ma al contempo cosí terribilmente distruttiva. Inoltre, la probabile influenza positiva che potrebbe essere realizzata in tal senso, riporta indubbiamente ai perenni valori metafisici del Buddismo.

 

 

Massimo Scaligero

 

Michael Edwardes, In the Blowing out of a Flame

George Allen & Unwin Ltd. 1976

Da: East and West, Marzo-Giugno 1976, Vol. 26, No. 1/2.

Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO).

 




 

Esplorando il misticismo

 

di Frits Staal

 

Exploring Mysticism

 

Questo studio è un tentativo filosofico di spiegare razionalmente ciò che non è razionale: il misticismo. Il suo autore lo definisce un “tentativo” di spiegazione, perché, ammette, noi siamo solo all’inizio di un’esplorazione del potere della mente, e considerando i rapimenti e le estasi dei mistici di ogni religione, dobbiamo considerare anche le loro possibilità psicologiche, sia spontanee che causate da sostanze come i narcotici.

 

Individuando le possibili funzioni positive dei narcotici, l’autore si avvale dell’aiuto di personalità come Castaneda, ma non è chiaro come possa esserci un esame cosciente delle esperienze ottenute con mezzi che hanno come primario risultato l’offuscamento della coscienza. In pratica il tentativo del dottor Staal sostiene che è possibile studiare il misticismo razionalmente, e tuttavia, per essere sicuri di non cadere in allucinazioni ma piuttosto di fare vere e proprie esperienze, è consigliabile utilizzare alcuni narcotici, che provocano anche altri tipi di allucinazioni.

 

Tuttavia per l’autore non è importante ottenere esperienze mistiche né con un lavoro razionale, né con uno spirituale come risultato di una purificazione interiore, né ottenerle con l’uso di narcotici; è importante piuttosto vedere il problema filosoficamente e riportarlo a un denominatore comune razionale, affinché sia rimosso il pre­giudizio secondo il quale l’Oriente rappresenta il regno dell’irrazionalità e l’Occidente quello della razionalità.

 

 

Massimo Scaligero

 

Frits Staal, Exploring Mysticism.

University of California Press, 1975.

Da: East and West, Marzo-Giugno 1976, Vol. 26, No. 1/2.

Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO).

 

 




 

Amore e guerra

 

LE AVVENTURE DI SHEIKH BIGHAMI
tratte dall’opera FIRUZ SHAH NAMA
Tradotte da William L. Hanaway Jr.

 

M. Wiegand «Parsifal e la cerca del Graal»

M. Wiegand «Parsifal e la cerca del Graal»

 

In Occidente, secondo le saghe medievali dei cosiddetti cavalieri erranti, una meta ambita era la conquista del Graal. Questo era la Sacra Coppa nella quale Giuseppe d’Arimatea aveva raccolto alcune gocce del sangue di Cristo morente sulla Croce: quindi, tra gli altri significati, essa rappresentava simbolicamente l’Amore e la Fede verso la dama prescelta.

 

Amore e guera

 

Coerente con questa linea, ecco un affascinante racconto persiano del XII secolo. Il principe Firuz Shah ha sognato una ragazza meravigliosa e il suo cuore ora è pieno di immenso amore, tanto che non può fare a meno di partire per cercarla. Potenze oscure e demoniache ostacolano il lieto fine del loro primo incontro: la principessa Eyn al Hayat viene rapita e il principe è costretto a riprendere il suo viaggio alla ricerca di lei; la seconda parte delle sue avventure non è semplice come la prima: infatti Firuz è costretto ad attraversare tutti i paesi conosciuti a quel tempo, incontrando ad ogni passo divinità angeliche o demoniache, esseri elementari benevoli o malevoli, che aiutano o ritardano il suo percorso. Il coraggioso eroe, “senza macchia e senza paura”, non ammette ostacoli: cosí grande è il suo amore, cosí grande è la forza che ricava dal solo incontro con la sua amata, da superare tutti i contrasti. Tuttavia, poiché il coraggio e la forza sono qualità individuali che ogni uomo deve sviluppare in sé e da sé, il racconto non finisce con il matrimonio degli innamorati ma, per dimostrare che ogni uomo deve percorrere la propria strada, il romanzo termina quando il loro figlio si prepara alla conquista della sua amata fanciulla, il suo Graal, per cui il ciclo ricomincia.

 

 

Massimo Scaligero

 

Love and War, Adventures from the Firuz Shah Nama of Shikh Bighami.

Tradotto da William L. Hanaway Review University of California Press, 1975.

Da: East and West, Marzo-Giugno 1976, Vol. 26, No. 1/2.

Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO).

 

 




 

La nave di Sulaiman

 

Tradotte da William John O’Kane

 

La nave di Sulaiman

 

Questo è il lavoro di uno scriba che aveva accompagnato una missione persiana in Siam nella seconda metà del XVII secolo; il rapporto si sviluppa in un ambiente nel quale gli interessi politici si mescolano e si confondono con i tentativi di convertire il re locale alle dottrine religiose professate dalle comunità impegnate in questo peculiare contesto. Certamente lo stile non è tra quelli familiari al lettore occidentale, in quanto è la sintesi di elementi storici documentari con similarità tecniche di tipo fantastico. Descrizioni di vita quotidiana, come una caccia, accompagnano aspetti piú polemici di altri passaggi, ad esempio quelli che riguardano l’influenza francese vista dall’autore come semplicemente demoniaca. L’intera trattazione è raccordata da un ritmo descrittivo in cui l’inserimento di aneddoti e metafore conferisce un tocco poetico all’intero libro. Molto importante è l’introduzione del traduttore, perché chiarisce il retroscena interiore di tale struttura storico-letteraria, forse unica nel suo genere, cosí da evitare incomprensioni a chi non è sufficientemente aduso al mondo persiano e in generale alla letteratura islamica. Al contrario, meno significativa è la prefazione, che ha funzione diplomatica piú che espositiva, e questo anche se si considera lo stile dell’epoca, in cui la formalità ritualistica era cosí comune. Nell’insieme il testo è indubbiamente eccezionale e sarà considerato tale da chiunque vorrà, con libera indagine, avvicinarsi ad alcune esperienze tipiche di una cultura che, pur cosí lontana da noi nella storia, rivive attraverso i perenni valori che possono essere evocati da noi.

 

Massimo Scaligero

 

The Ship of Sulaiman – Tradotto dal persiano da John O’Kane.

London, Routledge & Kegan Paul, 1972.

Da: East and West, Marzo-Giugno 1976, Vol. 26, No. 1/2.

Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO).

 




 

Santi e mistici musulmani

 

di Farid al-Din Attar

 

Muslim Saints and Mystics

 

Il libro, una delle principali opere prodotte dalla mistica araba intorno al XIII secolo, non è un testo che possa essere esaminato con il puro atteggiamento critico e filologico con il quale sono normalmente considerate le opere spirituali dei tempi attuali; chiede di essere permeato da quelle dinamiche interiori inseparabili dall’esperienza cognitiva dei problemi e dei temi che rivelano il Sovrasensibile, anche se in diverse gradazioni. Il contenuto del libro è pervaso di quella vita interiore che caratterizza le esperienze del sufismo e dei suoi esponenti di spicco, che attingevano alle sorgenti dello Spirito nella maniera piú genuina. Per il ricercatore moderno non è tanto questione di ripercorrere i passi di quelle luminose personalità, quanto piuttosto di comprendere la linfa vitale che esse traevano da quell’albero della conoscenza la cui perennità mantiene la continuità e il costante rinnovamento dello Spirito. È importante fare una separazione tra ciò che è pertinente al nucleo centrale della dottrina sufica, di cui l’autore è indubbiamente un ben fondato esponente, e ciò che corrisponde a una moderna infatuazione pseudo-exoterica. Nulla impedisce ai veri ricercatori di immergersi nel meraviglioso mondo descritto dal­l’autore, rivivendo le esperienze di anime illuminate come Al-Allaj e Abu Yazid: allo stesso tempo di visionare gli aspetti storici e critici che sono altresí sviluppati nel libro di Farid al-Attar.

 

Massimo Scaligero

 

Farid al-Din Attar, Muslim Sanints and Mystics. – Episodes from the Tadhkirat al-Auliya. Tradotto A.J. Arberry – Chicago, The University of Chicago Press, 1976.

Da: East and West, Marzo-Giugno 1976, Vol. 26, No. 1/2.

Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO).