
La Chiesa di Roma ha avuto un compito basilare nell’evoluzione della spiritualità del futuro: preparare la Cristianità dell’uomo moderno.
Per quanto sembri paradossale, il cattolicesimo non è ancora una religione cristiana.
Ha avuto il compito di traghettarci, non tanto, come potrebbe sembrare, anzi non solo, dall’antico paganesimo romano, quanto dall’antica religiosità atlantidea alla nuova religiosità che ancora deve affermarsi.
Il Maestro dei Nuovi Tempi ci ha spesso descritto, soprattutto nella Cronaca dell’Akasha, come la liturgia cattolica abbia origini lemuriche e i paramenti sacri atlantidee.
La necessità oggi è quella di fondare un Cristianesimo che sappia rispondere alle forze contemporanee dell’uomo moderno.
Senza voler polemizzare con la Chiesa cattolica, che ci porterebbe fuori tema, è opportuno capire il Cristianesimo dei nuovi tempi. Che ancora non esiste.
Siamo abituati, culturalmente, a vivere la nostra religiosità secondo riti e consuetudini.
Rispondere ad una ritualità, comporta che un individuo si cancelli dalla propria libera volontà per aderire ad comportamento “condiviso”, vissuto secondo gestualità di gruppo, quindi di fatto dentro una cerchia d’anima di gruppo: che è stato il nostro passato: è stato Geova.
Questo atteggiamento era perfettamente consono fino all’avvento del Christo sulla Terra, grazie al quale nasce l’Io dell’uomo, il quale diventa autonomo nel mondo.

Prima del sacro evento, era come essere nel grembo di Geova: partecipe della divinità: proprio come il bimbo della mamma prima di nascere.
Era la preparazione, proprio la gestazione, dell’uomo quale contenitore dell’Io Sono, cioè del Christo.
Sappiamo dal Maestro dei Nuovi Tempi, Rudolf Steiner, che questa preparazione è avvenuta attraverso il sangue quale veicolo d’amore. Senza consanguineità, saremmo stati incapaci di amare. Lo abbiamo imparato attraverso il sangue, la famiglia: genitori, figli, nonni.
Gestiti nell’alveo spirituale di Geova, di padre in figlio abbiamo elaborato la nostra anima per prepararci ad accogliere in noi la Divinità, anziché esserne avvolti.

Come il bambino che, nascendo, si stacca dalla madre.
La nascita corrisponde all’evento del Golgota, quando il Christo penetra nella Terra, cioè nell’Uomo, lasciandogli il germe dell’“Io Sono”, del Logos.
Da quel momento svilupparlo è diventato un atto interiore, e non piú la partecipazione ad un rituale di gruppo.
Il nostro Maestro Massimo Scaligero ne L’uomo interiore avverte come ogni atto che abbia una consuetudine, risponda ad una ritualità antica, di fatto cerchi di riportare ad un’anima di gruppo.
Atto che si svolge in modo abbastanza evidente nelle forme macroscopiche di aggregazioni: politica, tifo sportivo, consorteria, campanilismo.
Ma che ha un suo sottile e ben agguerrito pericolo anche nelle manifestazioni spirituali: là dove vengano ad instaurarsi riti e procedure, ma anche associazioni che prevedano iscrizioni, ruoli assegnati, categorie.

Come Massimo ci avvisa nell’Appendice 2 del suo volume L’Amore immortale: “Perché un’associazione spirituale viva”.
Un atto per essere veramente libero ha bisogno di essere veramente nuovo.
Qualunque cosa risponda ad una ritualità già vissuta, non è piú un atto libero, ma riassorbito nell’antico.
Bisogna essere molto accorti a non lasciarsi trascinare da alcunché di rituale, neanche nell’ambito della Scienza dello Spirito. Dove, se accadesse, diventerebbe l’esca per trascinare nell’anima di gruppo, nell’alveo di Geova.
Ogni volta che si riesce ad essere veramente nuovi, a compiere un atto che dal nulla sorge: si riesce a creare la Cristianità del futuro. Un atto libero, che nasce da una decisione assoluta della volontà. Altrimenti non potrebbe essere: qualunque cosa ne sia di stimolo, è già qualcosa che appartiene al passato; già vissuto e quindi non piú libero; anche se piú facile.
Questo è uno dei grandi meriti degli esercizi: soprattutto quelli del pensare e della volontà: perché esercitano a concepire pensieri ed atti assolutamente liberi che nascono dal nulla.
Questo è l’unico modo per realizzare la vera Cristianità.
Massimo Danza
