Pentecoste e Libertà

Scienza dello Spirito

Pentecoste e Libertà

Pentecoste

 

In una conferenza tenuta ad Amburgo il 15 maggio 1910 (in Natale Pasqua Pentecoste, ed. Atanor), Rudolf Steiner ci disvela il complesso passaggio dalla sensazione di appartenenza ad un singolo popolo a quella di membro dell’intera comunità umana. Duplice la situazione dell’uomo antico: «Il principio in virtú del quale si appartiene specialmente al proprio popolo …si attribuiva all’eredita­rietà materna. …Per mezzo del padre, invece, si tra­smetteva ed ereditava il principio che conferisce all’uomo le qualità personali individuali».

 

Ma in conseguenza dell’operare del Cristo le cose erano destinate a mutare profondamente sotto l’azione di un nuovo Spirito grazie al quale l’es­sere umano avrebbe cosí percepito la propria situazione interiore: «Io non sento piú di appartenere soltanto ad una parte dell’Umanità …sono membro dell’umanità intera, e ad essa apparterrò sempre di piú!».

 

Quanto precede disvela la nascita di un nuovo impulso come metamorfosi del precedente di origine materna: «Cosí lo Spirito che si esprimeva nella forza che dal popolo veniva trasmessa alle madri, da Spirito divenne “Spirito Santo”. E al fine di recare agli uomini il nuovo principio di comunità universale il Cristo stesso «doveva per primo prendere dimora in un corpo ricevuto per virtú dello Spirito Santo».

 

Forte lo sgomento del futuro padre di Gesú, uomo di grande Fede, certo che il nascituro avrebbe ricevuto l’impronta dello Spirito del suo popolo «quando apprende che la madre del bambino era stata impregnata dalla forza di uno Spirito che …è lo Spirito dell’umanità in generale». Ne è cosí sconvolto che «vuole, come dice la Scrittura: “abbandonarla di nascosto”. Soltanto dopo una comunicazione dal mondo spirituale che gliene dà la forza, egli può risolversi ad avere un figlio da quella donna che è penetrata e impregnata dalla virtú dello Spirito Santo».

 

Ecco dunque il primo operare del nuovo Spirito: «quando con la nascita di Gesú di Nazareth infonde le sue energie nell’evoluzione umana».

 

Spirito che poi torna ad operare: «in quell’atto poderoso che è il battesimo di Giovanni nel Giordano».

 

Ma è il terzo intervento che configura il significato della festività della Pentecoste: «Di questo Spirito Santo ci viene anche detto ch’egli è il medesimo il quale, per mezzo di un’altra manifestazione, viene a trasfondersi, nella festa di Pentecoste, entro le individualità dei primi seguaci del Cristo».

 

Lingue di fuoco

 

E duplice è la manifestazione nel secondo e nel terzo intervento: «In una Colomba, in una singola figura lo Spirito Santo ci si manifesta nel battesimo di Giovanni: nella festa di Pentecoste invece si manifesta sotto la forma multipla di molte singole lingue di fuoco, ed ognuna delle singole lingue ispira una singola individualità di quei primi Cristiani».

 

E a questo punto quanto descritto appare cosí occulto che è il Dottore medesimo a formulare la domanda che aleggia nei cuoi di noi tutti: «Che cosa rappresenta dunque questo simbolo della Pentecoste alla nostra anima?».

 

Quanto segue disvela l’occulto collegamento con la festività che consegue alla Pasqua, l’Ascensione, in cui  il Cristo  «il quale portava in Sé lo Spirito universale dell’umanità …disciolti i suoi ultimi involucri nel Tutto» perfeziona la propria missione umano/cosmica «formando un’unità perfetta con la vita spirituale della Terra». Ed è durante il glorioso, decisivo momento  dell’Ascensione che l’Impulso Cristo: «risorge dieci giorni dopo, individualizzato, nei cuori dei primi seguaci».

 

Ed è questa misteriosa Resurrezione nei singoli discepoli prescelti che consentirà il successivo evento della Pentecoste: «E in virtú di questo fatto, il medesimo Spirito il quale operò nella forza dell’Impulso Cristo, riapparve poi in forma molteplice (le lingue di fuoco, n.d.r.); i primi discepoli poterono diventare gli annunziatori del messaggio di Cristo».

 

Cosí si rivolge a tutti noi  il poderoso simbolo pentecostale: «Come ciascuno dei primi seguaci del Cristo …cosí voi tutti, o uomini, se vi sforzate di comprendere l’Impulso Cristo, riceverete individualizzata nel vostro cuore la forza che andrà poi sempre aumentando e rendendovi piú perfetti».

 

Rudolf Steiner ci indica il percorso: «E l’uomo, quanto piú va perfezionandosi, tanto piú …il suo pensiero, il suo sentimento, la sua volontà, sono penetrati da quello Spirito Santo, il quale, essendosi suddiviso e moltiplicato, si è pure individualizzato in ogni singolo individuo umano accessibile alla Sua azione»

 

«Voi conoscerete la Verità e la Verità vi farà liberi» (Giovanni 8, 31-42). Con questa sentenza il Cristo identifica l’essenza piú profonda del nuovo impulso: «Lo Spirito Santo è quello Spirito che libera, che promuove lo sviluppo dell’anima umana verso la libertà». Ma arduo è il percorso: «L’uomo può trovare la libertà soltanto nello Spirito; finché  dipende dal corpo in cui quello dimora, egli rimane schiavo del corpo; diventa libero soltanto ritrovando se stesso nello Spirito e con esso dominando poi tutto quanto ha in sé».

 

Grandioso il conseguente messaggio di speranza rivolto a tutta l’umanità: «Cosí il simbolo della Pentecoste si trasforma per noi nel massimo nostro ideale: il libero sviluppo dell’anima umana verso una personale libertà individuale».

 

 

Francesco Leonetti