Il sangue puro della rosa

Arte

Il sangue puro della rosa

 

Nel corso delle esposizioni di quadri, è consueto per l’autore ricevere complimenti da amici e conoscenti ed a volte anche da sconosciuti desiderosi di esternare un certo grado di ammirazione nei confronti dell’esecutore delle opere. A volte questi complimenti sono sinceri a volte no.

 

Capolavoro

 

Mi diverte ad esempio vedere come nei cosiddetti “social”, quelli consultabili sul cellulare, a fronte della pubblicazione di opere evidentemente e penosamente dilettantesche, eseguite da orgogliosissimi adulti che sicuramente hanno molti altri pregi ma disegnano e dipingono peggio di un bimbo di cinque anni non particolarmente dotato, si susseguano commenti di amici e parenti che lodano l’autore dei pastrocchi paragonandolo a Leonardo o a Raffaello. Ed il poverino, o la poverina, invece di dedicarsi ad altro, contattano il Louvre per proporre una loro eventuale esposizione…

 

Non ho mai capito perché nei social molti non possano essere sinceri o quantomeno non si astengano da falsi commenti. Queste situazioni mi ricordano il programma “la Corrida”, tuttora presente in Tv, ove incauti parenti ed amici spingono il poveretto di turno ad esibirsi ad esempio nell’esecuzione di un brano di un’opera lirica per ricevere una valanga di fischi: ma questi parenti erano davvero convinti che il loro caro fosse il novello Pavarotti?

 

Ed avete presente quando, sempre sui social, una persona, che ha tutte le qualità del mondo ma purtroppo somiglia fisicamente a Frankenstein, cambia la sua immagine del profilo e nei commenti degli amici si leggono frasi del genere: “bellissimo/a”, “stupendo/a”, “meraviglioso/a” ecc.? Si tratta di bontà d’animo, di necessità di ricorrere alle cure di un oculista, oppure di ipocrisia?

 

Tornando seri, per quanto possibile, ci poi sono gli amici, quelli veri e sinceri, che non hanno paura di criticare, senza cattiveria, consapevoli di aiutare ad esempio l’autore di un’opera a non proseguire nell’errore. È capitato anche a me, quando tanti anni fa mostrai ad un amico illustre filosofo una mia acquaforte: lui la lodò paragonandola addirittura ad un Max Klinger (celebre incisore e scultore tedesco, 1857-1920) per poi demolirmi dicendomi che però un particolare della grafica, una mano, l’avevo disegnata in maniera pessima!

 

Tutto questo preambolo per arrivare al dunque riferendomi ad un mio quadro, chiedendo scusa per l’auto-citazione, dal titolo Il sangue puro della Rosa, poiché non riesco a comprendere questo particolare “fenomeno”: in alcuni suscita un’ammirazione quasi entusiastica (bontà loro) mentre in altri provoca repulsione e oserei dire un certo disgusto.

 

Il sangue puro della rosa

 

Di solito non mi piace tradurre in forma dialettica il contenuto inesprimibile a parole di un quadro, però in questo caso l’immagine è cosí semplice che può essere descritta: in alto c’è l’Angelo Custode che cerca di proteggere l’essere umano, simboleggiato da una rosa rossa, dall’attacco di Ahrimane che sorge dal mare. Tutto qui. La Rosa al centro può infatti rappresentare l’essere umano con il suo sangue rosso purificato, cosí come puri sono i vegetali, privi sulla Terra del corpo astrale. Forse l’Angelo ha reso puro il sangue dell’essere che vuole cosí proteggere dall’Ostacolatore?

 

Ma al di là di queste spiegazioni, che possono anche non essere utili, ho notato come nel corso degli anni, nelle varie esposizioni in cui era presente questa abbastanza grande opera (120 x 190 cm), realizzata nel 2003, persone a me sconosciute e che nulla sanno della Scienza dello Spirito siano rimaste quasi folgorate ed ammirate da quest’immagine. Ed anche molti conoscitori dell’opera di Steiner e di Scaligero mi hanno detto di apprezzare questo lavoro.

 

Invece alcuni miei carissimi amici, che però non ne vogliono sapere di avvicinarsi agli insegnamenti dei nostri Maestri, pur solitamente apprezzando entusiasticamente (ancora bontà loro) il mio lavoro di pittore, detestano questo quadro. E mi sono chiesto perché queste diversità di vedute. Come mai alcune persone, anche non conoscendo l’Antroposofia, restano profondamente e positivamente colpite da questa immagine mentre altre vengono decisamente respinte?

 

Pur rendendomi conto della notevole differenza fra la visione del quadro in originale ed in riproduzione, anche per le sue dimensioni e per i colori, sarei curioso di conoscere gli effetti che produce nei lettori dell’Archetipo. E se qualcuno riuscisse a spiegarmi il perché di questo odio oppure amore nei confronti della mia tela gliene sarei grato.

 

È davvero tanto sgradevole, per alcuni, la visone di un Angelo dalle ali iridescenti, sospeso sopra una rosa rossa mentre questa rischia di essere ghermita da una nera figura demoniaca che sorge dalle acque del mare? O forse è proprio sbagliato il modo in cui ho cercato di rappresentare tutto ciò?

 

 

Carmelo Nino Trovato