I blocchi generazionali

Cerchiamo di capire l’evoluzione delle società occidentali, che si stanno sviluppando in questa nuova epoca, iniziata dopo la fine del Kali Yuga (1899). Lo faremo usando i blocchi generazionali. La prima generazione è rappresentata dai nati intorno al 1899, che diverranno genitori intorno al 1926. La generazione successiva al Kali Yuga vede i nati intorno al 1926, che diverranno genitori intorno al 1953. La terza generazione è quella dei nati intorno al 1953, che diverranno genitori intorno al 1980. La quarta generazione, con i nati intorno al 1980, diverrà genitore intorno al 2007. Infine, la quinta generazione, con i nati intorno al 2007, potrebbe iniziare ad avere figli intorno al 2034. La generazione denominata “Z” si colloca tra la quarta e la quinta dopo il Kali Yuga. Se ora osserviamo la storia dell’Europa a volo d’uccello, notiamo che la prima generazione era totalmente immersa nel colonialismo, mentre la quinta vivrà in un mondo in cui le colonie hanno acquisito non solo la sovranità, ma hanno anche superato i colonizzatori dal punto di vista economico, scientifico e militare. Il dominio della realtà fisica, conseguito dal pensiero razionale, è penetrato nei colonizzati, che oggi hanno superato i colonizzatori. Il caso piú eclatante è l’India. Questa crescita del pensiero in tutto il pianeta è, indubbiamente, effetto dell’opera di Michele. Il pensiero razionale, arrivato in tantissime ex colonie in virtú della cultura portata dall’occupazione europea, ma soprattutto grazie a personalità appartenenti allo spirito di popolo dei colonizzati, si è diffuso. Personalità come Gandhi, Nasser, Gheddafi, Ho Chi Minh, Fidel Castro sono state capaci di impossessarsi del pensiero occidentale, reggere la durezza del mondo fisico-sensibile e metterla al servizio del proprio popolo. Alcuni capi che, con un atto di libertà, hanno tentato un anticipato svincolamento dai dominatori, hanno fatto una brutta fine. Si pensi a Gheddafi. Pertanto, osservando soltanto cinque generazioni successive, ci rendiamo conto di quanto sia cambiata la vita sulla Terra. Per decifrare le dinamiche delle società, risulta cruciale studiare le caratteristiche mentali ed emotive degli individui nati in un dato periodo e integrati nella cultura e nell’educazione dei loro genitori. È evidente che, con la quarta e la quinta generazione post Kali Yuga, l’Europa è ormai diventata la ruota di scorta di un Occidente in seria difficoltà.
Il declino psicologico dei giovani occidentali

Dopo la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti e la nascita dei BRICS, i rimasugli velenosi dell’impero britannico e le ultime cartucce della grandeur francese tentano oggi una rinascita europea ed occidentale, morta ancor prima di essere concepita. Morta, perché fondata sull’eco di un passato eroico, imperialista e colonialista che non potrà tornare, per il semplice motivo che soprattutto le ultime due generazioni europee esprimono quanto di piú antimilitaristico, antigerarchico, vulnerabile e disorientato possa essere concepito. Basti osservare il disordine delle camere della generazione Z (le eccezioni confermano la regola) per rendersi conto del disordine mentale in cui questi ragazzi e queste ragazze, generalmente, vivono. Lo si confronti con l’ordine delle camerate militari.

Si pensi al film di Stanley Kubrick “Full Metal Jacket” del 1987. In particolare, si ricordi il personaggio del sergente istruttore Hartman, messo lí a “forgiare” le reclute dei Marines durante l’addestramento, prima di partire per il Vietnam. Le sue battute, cariche di insulti, avevano l’obiettivo di spezzare psicologicamente i soldati per prepararli alla guerra. Erano giovani nati a metà degli anni ‘40, per di piú negli Stati Uniti. I genitori italiani di oggi, che minacciano o pestano i professori e i presidi “colpevoli” di aver sgridato o bocciato i figli, come prenderebbero in considerazione il fatto che i propri “bambini” vadano al fronte, tra le mani di un novello Hartman? Si pensi ai video di testimonianza delle vessazioni subite, se arrivassero alle famiglie di origine. E quei ragazzi e quelle ragazze, come potrebbero affrontare lo stress psicofisico di un conflitto armato? Siamo nella farsa piú completa. L’Europa latina e anglosassone di oggi esprime generazioni psicologicamente fragilissime. L’Europa slavofona è diversa, perché in passato c’è stato il Patto di Varsavia e l’URSS, che in qualche modo avevano instillato il senso della disciplina nei nonni, e forse anche nei padri. Di conseguenza, questo senso gerarchico di obbedienza è arrivato ai nipoti. Se oggi gli ucraini combattono valorosamente (per la NATO, contro loro stessi), è solo perché nonni e genitori sono cresciuti nella Russia di Stalin e Andropov. L’Ucraina occidentalizzata, con i Gay Pride e un presidente ex comico cocainomane che si spogliava in televisione, ai tempi dell’URSS non esisteva.
I precedenti storici

La caduta dell’Impero Romano d’Occidente fu influenzata dal rilassamento dei costumi dei patrizi e dall’uso di mercenari. L’élite patrizia aveva diseducato i suoi rampolli. I patrizi, come raccontano Tacito e Ammiano Marcellino, si persero in un vortice di lusso e corruzione, sgretolando l’unità di Roma e lasciando l’amministrazione in balía del caos. I mercenari germanici, assoldati per difendere l’Impero, voltarono le spalle, come i Visigoti ad Adrianopoli nel 378 d.C., spezzando la fedeltà delle legioni. Questi veleni interni, intrecciati a crisi economiche e orde invasive, spinsero Roma nell’abisso. Studiosi molto puntuali non fanno che confermare: la rovina nacque da dentro, da un popolo e dai suoi capi ormai lontani dallo spirito dell’antica Roma di Augusto.
L’indebolimento marziale dell’Occidente

L’esercito piú potente del pianeta è quello occidentale (USA, NATO, Israele, Oceania, Giappone). Gli alti comandi e gli ufficiali statunitensi, che dovrebbero dirigere questo immenso complesso industriale-militare, hanno compreso che qualcosa deve cambiare, perché lo spirito patriottico degli statunitensi non è sufficiente per asservire il pianeta. I vertici dell’esercito piú grande del mondo sono consapevoli del pericolo corso dall’antica Roma, del resto la Scienza dello Spirito ha colto i parallelismi tra gli USA e l’Impero Romano. I mercenari non bastano, i droni non possono fare tutto, e il complesso industriale-militare degli USA potrebbe andare in crisi per mancanza di personalità adatte a svolgere l’attività belligerante sul campo. La cultura edonista del globalismo ha fiaccato la potenza americana e di tutto l’Occidente. Questo è il motivo per cui il presidente Trump è appoggiato dalle sue “legioni”, al punto che, se il suo potere fosse insidiato da un ritorno di fiamma democratico, con serie intenzioni di ripristinare l’andazzo culturale precedente, ci sarebbe una reazione militare. Di fatto, i Democratici americani hanno incentivato una cultura antimilitarista e anarcoide, inimicandosi il complesso militare-industriale. Possiamo quindi essere certi che la cultura woke, l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e la prospettiva edonistico-globalista di indebolimento dei futuri giovani occidentali non possono piú essere tollerate dal complesso militare di Washington, perché gli ufficiali comprendono che ciò segnerebbe la fine dell’Impero, se non intervenisse un raddrizzamento conservatore nelle nuove leve. I vertici militari statunitensi potrebbero arrivare al punto di far saltare le regole democratiche, se si continuasse ad indebolire la società occidentale. Da qui nasce l’idea patriottica di Trump e la sua alleanza “imperiale” con le “legioni”, proprio come nell’antica Roma. Servono generazioni consacrate a uno spirito di fedeltà alla nazione, capaci di generare gesti di generosità ed eroismo verso la propria patria.
Gli euro-soldatini

Perché, in una rivista che si occupa di spiritualità, parliamo oggi di spirito marziale? Guardiamo i fatti. In Danimarca, dal 2026, anche le donne saranno costrette a fare il servizio militare. Perché? Servono corpi da buttare in un’immaginaria trincea. La Danimarca, regno zerbino della NATO, ha svuotato gli arsenali per l’Ucraina e ora, a corto di soldati, tira fuori la “lotteria della parità”: estrazioni di una riffa per arruolare militari. A diciotto anni, i prescelti, maschi e femmine, in divisa senza scelta. Altro che uguaglianza: è solo un’Europa che si arma fino ai denti, allunga la leva a undici mesi e la chiama “deterrenza”. La Danimarca non è un caso isolato. Dai Baltici alla Romania, è tutto un pullulare di propaganda, spot con influencer in mimetica e “giornate dell’esercito” nelle scuole. Il messaggio? Preparatevi a combattere la Russia, non a pensare. La Germania segue a ruota: dal 2026 potrebbe tornare la leva obbligatoria per rimpolpare l’esercito con centomila soldati, piú altri cinquantamila-sessantamila chiesti dalla NATO. Questionari ai diciottenni, centri di reclutamento nelle scuole e campagne per “convincere” i cittadini. Anche qui si parla di coscrizione femminile, spacciata per parità ma pronta per la guerra. Nel Regno Unito, la leva non è mai stata abolita, solo sospesa. Ora si parla di un “servizio nazionale” dal 2027: sei mesi di addestramento o un anno di lavori civili, ma sempre sotto il Ministero della Difesa. Le scuole già collaborano con “attività formative” militari. C’è chi rischia di svegliarsi con un fucile in mano. L’unico problema è che questi poveri giovani, debosciati e instupiditi dai social network e dall’edonismo, non ce la faranno mai a vivere al fronte senza smartphone e a combattere in un contesto brutale di sopravvivenza, stress e disciplina assoluta.
Camminando sul filo del rasoio

I paesi nordici, plagiati dalla Gran Bretagna e dalle lobby finanziarie globaliste, non riusciranno nell’immane intento di di militarizzare nuovamente l’Unione Europea. Per farla diventare un polo imperiale da contrapporre alla Russia, servono ideali espressi da figure carismatiche che accendano gli animi, figure che non esistono. Guardiamo la situazione Stato per Stato: la Francia e la Romania, che sono legate a doppio filo, finiranno nel caos dell’indecisione, mentre tutto il blocco sud dell’Unione, ovvero Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, con l’alleanza di Ungheria, Slovacchia, Serbia, Montenegro, Macedonia e Albania, si ritroverà unito in un un processo di allontanamento dal Nord Europa. I nordici antirussi stanno giocando con il fuoco della secessione, senza rendersi conto di ciò che alberga nella pancia profonda del Sud Europa. I nordici non comprendono che le mamme di Taranto, Atene, Budapest e Siviglia non permetteranno mai che i loro “bambini” finiscano in trincea sotto i droni dell’impero russo, e i papà continueranno a considerare positivamente che il gas e la benzina russi arrivino a buon prezzo nei distributori. Nel Nord Europa, dove il senso dello Stato è piú rigido, la fiducia nelle istituzioni è piú alta e l’identità atlantista piú integrata, il discorso bellico viene ancora metabolizzato come difesa dei “valori occidentali”. Ma nei Paesi mediterranei, l’identità nazionale è piú familiare e viscerale, meno filtrata da ideologie astratte, e il dolore della guerra è ancora scritto nei corpi degli anziani, nei romanzi, nei muri sventrati dalle bombe. Non a caso, la posizione del leader spagnolo Sánchez, che, pur essendo di sinistra, è contrario al riarmo europeo, coglie una profonda ragione antropologica. Una chiamata alle armi reale, con soldati italiani, spagnoli o greci coinvolti in uno scontro voluto da apparati militari internazionali, scatenerebbe proteste violente, forse sommosse, e rivelerebbe che l’unità europea è piú fragile di quanto si racconti. La Grecia, umiliata e vessata dalle angherie finanziarie tedesche, è già invelenita contro Berlino. La Serbia e il sud dei Balcani sono naturalmente filorussi. I guerrafondai si sono tagliati il ramo su cui poggiano le loro convinzioni: il Sud Europa non manderà i suoi figli a morire per un’identità strategica che non sente sua. E le madri — come già nella Prima Guerra Mondiale o nei Balcani — potrebbero essere le prime ad alzare la voce, a bloccare i binari, a fermare i convogli. Perché la pace, per queste donne meridionali, non è una posizione politica: è una memoria incisa nella carne. Non è un caso che la televisione di Stato meloniana abbia improvvisamente aperto i telegiornali sui disastri di Gaza e che i 5Stelle abbiano voltato le spalle al PD. Il sentimento di orrore per le guerre in Ucraina e in Medio Oriente fa il gioco dei sovranisti e divide il fronte della sinistra. Inoltre, la componente maschile del Sud Europa non è culturalmente ostile alla Russia e, in particolare, a Putin, che viene visto come una figura eroica. In realtà, anche le opinioni pubbliche di molti altri europei che votano per i partiti sovranisti non sono antirusse, anzi esprimono generalmente simpatia per Putin. Tutto dipenderà da se e quando queste forze politiche avranno la forza di prendere il sopravvento sulla cricca finanziaria dei Soros, dei Rothschild, dei Windsor, che sostengono Mario Draghi e Ursula von der Leyen.
L’ossessione semitica dei progressisti

Nelle opinioni pubbliche dell’Occidente esiste una forte componente progressista. Si è visto approfonditamente nell’Archetipo di luglio
(vedi: www.larchetipo.com/2025/07/etica/uno-scontro-che-si-ripete/)
quanto contino le simpatie semitiche, sia nel difendere la parte israeliana sia quella arabo-palestinese. Il mondo dei progressisti su questo punto è diviso e, nel contempo, karmicamente coinvolto dalle sventure dei popoli semitici. In Italia, ad esempio, notiamo il totale filosemitismo di frange del PD, come Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, e anche dei Radicali italiani, che con la loro radio bombardano l’etere con trasmissioni filosioniste. Dall’altra parte, la sinistra manifesta simpatia per la causa palestinese, una simpatia che si trasforma in violenza e in manifestazioni di odio viscerale. Si noti bene: nella sinistra c’è un fortissimo legame con le istanze semitiche, che sono sí divisive, ma che riconducono sempre alla radice di popoli accomunati dal monoteismo messianico e impositivo della religione del “libro”. Sia la Bibbia sia il Corano sono libri sacri che parlano di un unico Dio creatore, ma che mettono in relazione l’antico Allah o Yahweh con un’etnia privilegiata di fedeli. È un’eredità spirituale che riaffiora dal passato e che i lettori dell’Archetipo possono comprendere, perché quegli impulsi oltrepassano i cancelli della morte. L’attrazione, l’interesse, la compartecipazione emotiva verso i destini del popolo israeliano o di quello arabo-palestinese sono indubbiamente legati, se non a incarnazioni precedenti, a una sensibilità prenatale per ciò che si è percepito dall’altra parte, dal mondo spirituale. Stiamo esponendo idee che, al di fuori dei cultori della Scienza dello Spirito, non possono ancora essere afferrate, né ipotizzate. Alcuni segmenti della società sono attratti da certe idee e ne respingono altre. Solo la dottrina della reincarnazione e del karma e la valutazione di elementi spirituali possono spiegare talune profonde prese di posizione ideologiche.
Muoia Sansone con tutti i Filistei

Ma perché qualcuno vuole la guerra, soprattutto contro la Russia? Non bastano le spiegazioni economiche. La minaccia di un retropensiero religioso è concreta, ma quasi sempre sottovalutata. Una fazione messianica, legata al sionismo e alle lobby finanziarie israeliane, molto potenti all’interno dell’Impero d’Occidente, spinge verso una guerra mondiale, perfino nucleare, che ci riporterebbe al bipolarismo: l’Occidente contro il resto del mondo. E, in una simile condizione, le lobby delle armi, alleate alle banche private, potrebbero rialzare il capo. Non è una fantasia, ma un dato di fatto. Questa lobby bellicista domina in Israele e in Gran Bretagna, soprattutto nella City di Londra.
Spadroneggia all’interno dell’Unione Europea, ma nel resto del mondo è sconfitta. Le lobby sioniste giustificano le azioni in Palestina con una visione parareligiosa e messianica. Se Israele non prevalesse, costoro propugnerebbero l’ipotesi: «Muoia Sansone con tutti i Filistei». Non è uno scherzo: c’è chi ipotizza che si possano usare missili nucleari contro nemici e alleati ritenuti poco solidali. Durante lo scontro con l’Iran, quando la difesa antimissile israeliana aveva solo otto giorni di autonomia, Trump, con realismo, è stato costretto a bombardare le basi iraniane di arricchimento dell’uranio per evitare un’escalation nucleare. Fonti attendibili dicono che Trump sia stato minacciato dai vertici di Israele di far ricorso all’arma nucleare. La Russia, in quel caso, difficilmente avrebbe potuto astenersi. Diciamocelo brutalmente: questa è la guerra delle élite vicine al sionismo contro il resto del mondo, ma, al di fuori dell’Occidente, la comunità internazionale di tutti i popoli, con sfumature diverse, non prova sentimenti di simpatia per l’ebraismo in armi.
I veri ricchi non sono atei ma negromantici

Nel rilevare i fatti, dobbiamo porci in una condizione di assoluta obiettività, e questo è difficilissimo. Dobbiamo semplicemente ammettere che tutti i popoli del mondo stanno evolvendo e che tale evoluzione è anche legata ad ancestrali e sconosciuti fattori spirituali. Sarebbe un errore gravissimo incolpare un intero popolo del male o del bene che circola sulla Terra. Questo è l’errore del razzismo biologico, che assume i legami di sangue e di stirpe come assolutamente determinanti. Una volta, nelle epoche precedenti, come quelle del Kali Yuga, ormai terminato alla fine dell’Ottocento, le cose andavano secondo la regola dinastica: basta leggere la Bibbia o il Mahabharata. Chi oggi crede nel razzismo biologico si pone fuori dall’evoluzione spirituale dell’umanità. Ciò valeva per le presunzioni di una razza ariana e vale altrettanto per quelle di qualsiasi popolo che si senta o si dichiari eletto da Dio. Vale soprattutto per qualsiasi casta che tenda a ricostruire un neofeudalesimo basato sul potere finanziario. Le famiglie che sono ai vertici delle élite mondiali cadono, purtroppo, nell’abominio morale di considerarsi un’aristocrazia creata da qualche dio per governare la Terra. Queste famiglie sono potenti, in quanto ragionano non con i tempi della vita di un singolo individuo, ma secondo il metro temporale della stirpe, che continua l’opera degli antenati. Sommamente arimaniche nel dominare l’assetto materiale e oltremodo luciferiche nel credere che i legami di sangue abbiano ancora un senso spirituale. L’Europa laica, quella che corregge il caffè con una buona dose di cinismo, ha una componente progressista molto alta, soprattutto nei settori educativi. La cosiddetta scienza si è trasformata in una religione laica o agnostica. I poveracci dell’Occidente sono istigati a non credere a nulla di trascendente, ma i veri ricchi, quell’1% che possiede circa il 44% della ricchezza mondiale, hanno un sistema di credenze negromantiche. Negromantico non significa nero, ma divinazione dai morti. In questi ambienti ci sono veri e propri gangster dell’occulto, sprofondati in un pozzo di abiezione senza fondo, poiché utilizzano i propri morti per modificare la vita economica e politica della Terra. Rudolf Steiner ce lo ha detto a chiare lettere. Un tempo, queste famiglie, assieme ai gesuiti, influivano su re e imperatori e, tramite il sistema coloniale europeo, governavano tutto il mondo. Oggi non è piú cosí, perché molti popoli si sono liberati dalla morsa del colonialismo europeo e, nel contempo, iniziano a dubitare dell’infallibilità dello scientismo materialista propugnato dall’Occidente.
L’isolamento delle élite esautorate

I popoli del mondo, connessi ai loro spiriti di popolo, stanno riscoprendo valori spirituali. Popoli che credono di pregare il loro Dio o i loro dèi piú elevati, e invece sono in profondo rapporto con il raggiungimento degli Arcangeli nazionali. La preghiera è stata esaudita. Guardiamo la situazione con spirito positivo, nella realtà dei fatti.
Il Celeste Impero è ormai confuciano a tutti gli effetti, mentre ai tempi di Mao i confuciani erano perseguitati. Non è una religione vera e propria, ma la venerazione verso Confucio è immensa, in pratica una religione di Stato.
L’Impero russo è di fatto cristiano ortodosso. Putin ha stabilito un’alleanza di ferro con il Patriarcato di Mosca, guidato dal patriarca Kirill, che dal 2009 sostiene il regime con l’ideologia del “Russkiy Mir”, promuovendo valori tradizionali e nazionalismo.
L’India di Modi: l’Hindutva, un tempo ideologia marginale, è ora prevalente. L’organizzazione induista gestisce migliaia di scuole, unità locali e organizzazioni affiliate, che promuovono valori induisti tra giovani e comunità.
L’Islam conta 1,9 miliardi di fedeli nel mondo e ventitré Stati dichiarano l’Islam come religione di Stato.
In America Latina vi sono 170-180 milioni di pentecostali, con una crescita costante, soprattutto tra le fasce povere e indigene. Il cattolicesimo è sceso dal 90% al 69% della popolazione, in quanto considerato troppo tiepido, razionale, progressista e sociologico. I gesuiti, fedeli alleati delle élite, risultano sconfitti; non a caso, il nuovo papa è un agostiniano avverso ai gesuiti.
Trump ha vinto grazie all’appoggio degli avventisti e di comunità come quelle degli Anon (QAnon), molto forti nell’esercito statunitense e profondamente ostili ai sionisti.
Resta l’Europa laica, che ha una componente progressista molto alta, soprattutto nei settori educativi. Questa componente progressista è riuscita a instillare il relativismo nelle giovani generazioni, e questo relativismo, questa indifferenza, è stato essenziale nel disarmare il vecchio continente. Dal punto di vista “religioso”, il fenomeno piú interessante è rappresentato dai progressi della scienza quantistica e da figure come quella di Federico Faggin, scienziato e inventore che ha vissuto una reale teofania e che, rimettendo la fisica quantistica sui binari della spiritualità new age, riesce a parlare a una categoria umana ancora spaventata dal teismo, ma pronta ad accettare l’idea delle “giuste vibrazioni”.
Ora la debolezza diventa una forza

Fino a pochi anni fa, con il colonialismo, la lobby sionista controllava economicamente il mondo. Oggi la cupola ashkenazita è atterrita, perché questo potere sta svanendo, come risucchiato in un pozzo senza fondo. I globalisti si sono arroccati nel Nord dell’Europa e hanno una fazione fortissima nel Deep State degli Stati Uniti, ma è questione di tempo: non ci sarà nessun esercito, a parte quello di Israele, a difendere il progetto messianico del popolo eletto da Dio. L’Europa del Nord è diventata l’ultima ridotta del globalismo. Ma lo spirito bellicista è debole e demotivato. I leader legati alle lobby sioniste, come quella dei Rothschild (si pensi a Macron, che di questi era un pupillo), non sanno piú che pesci pigliare. Il declino psicologico delle giovani generazioni occidentali è evidentissimo, poiché il globalismo, ormai sconfitto, voleva uniformare la gioventú secondo princípi tutt’altro che virili, obbedienti e combattivi; anzi, sono stati diseducati dal relativismo e dall’edonismo assoluto. La frattura tra il Sud e il Nord dell’Unione è un argomento trascurato, ma il Sud e i Paesi del Mediterraneo non seguiranno, di certo, le istanze guerrafondaie del Nord Europa. L’Unione Europea oggi è antropologicamente divisa, e questo non è un caso: i giovani sono ciechi, privi di ideali. È un segno dei tempi, legato a forze spirituali attive. Noi europei abbiamo assorbito l’insensatezza della cultura democratica americana, diventando ancora piú fragili. L’Agenda 2030 dell’ONU e il progressismo “woke” hanno finito per corrodere lo spirito di intere generazioni. I giovani di oggi sono incerti e senza ideali. Ma, in tutto questo, c’è un piano spirituale piú grande che agisce. Ora che i globalisti, sconfitti negli Stati Uniti, si sono rifugiati in Europa, devono fare i conti con tipologie umane che non potranno essere plagiate in senso marziale. Non diventeranno piú carne da cannone. Gli europeisti bellicosi potranno fare tutta la propaganda guerresca che vogliono, ma non riusciranno a inculcare un’idea imperiale europea al loro servizio. Non ci riusciranno, perché, dalla fine del Kali Yuga, sono arrivate cinque generazioni che, una dopo l’altra, hanno trasformato l’Europa coloniale e guerrafondaia, un continente con la sua arroganza espansiva, in una Europa psicologicamente debole, incerta, senza leader politici di grande caratura. E questo dato, che a molti potrebbe apparire un male, è invece un gran bene. Ecco spiegata, nell’economia della storia, un’ulteriore dimostrazione dell’avvento di un’epoca nuova, in cui le forze spirituali hanno agito tramite l’eterogenesi dei fini, ovvero il dito di Dio tra le righe della Storia.
Salvino Ruoli
