
La costruzione del Primo Goetheanum
Chi sente parlare oggi di Scienza dello Spirito antroposofica, come viene intesa in queste considerazioni, molto spesso si forma il giudizio, in base a questo o a quello che sente in proposito, che si tratti di qualcosa che vuole collocarsi in modo settario o simile nella vita spirituale del presente. Soprattutto da quando è stato iniziato l’edificio di Dornach, vicino a Basilea, per coltivare questo indirizzo scientifico-spirituale, sia questo edificio che l’intera scienza spirituale sono stati inseriti nel modello – i modelli sono tanto necessari oggi – di un movimento spirituale settario. Ed è difficile fare qualcosa contro questi pregiudizi. Si stanno radicando sempre di piú e direi quasi che piú si fa contro di loro, piú si manifestano con veemenza e piú vengono creduti.
A titolo introduttivo, tuttavia, vorrei dire oggi che ciò che sta alla base della Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico non ha assolutamente nulla a che fare con una tendenza settaria o un obiettivo settario. Anzi, per come si intende qui questa Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico, essa non si è affatto sviluppata a partire da un impulso inizialmente religioso, ma si pone nell’ottica che ciò che vuole è uno sforzo necessario del nostro tempo, soprattutto in considerazione delle grandi e significative conquiste del pensiero scientifico nel corso degli ultimi secoli e soprattutto in tempi piú recenti.
Il pensiero scientifico, che ha ottenuto grandi risultati in una certa direzione, si rivela incapace, se è veramente compreso, di penetrare i veri enigmi dell’umanità riguardanti il regno dello Spirito. Quando raggiunge i risultati piú eccellenti, piú significativi, piú accurati nel suo campo, è proprio allora che questo pensiero scientifico si dimostra incapace di farlo. Ed è una necessità storica che, in epoca moderna, la ricerca scientifico-spirituale si affianchi a questa scienza naturale, ma con la stessa serietà con cui procede la scienza naturale stessa.
Perciò la convinzione e lo sforzo di questa Scienza dello Spirito ad orientamento antroposofico, in particolare, è di non interferire in nessun movimento religioso, di non interferire assolutamente con nessun movimento religioso, con questa o quella convinzione religiosa di questa o quella persona; al contrario, essa condurrà le persone che si sono allontanate dalla vita religiosa nuovamente verso questa vita religiosa. Ma questo solo per inciso.
Ma, come ho detto, vorrei solo sottolineare alcune cose a titolo di introduzione, perché, almeno interiormente, non sono del tutto estranee al tema di questa sera.
Ho spesso sottolineato, qua e là, che le convinzioni religiose di una persona non sono influenzate da ciò che si manifesta come Scienza dello Spirito. In particolare, quante volte è stato sottolineato che la Scienza dello Spirito non interferisce con i movimenti religiosi e, soprattutto, che non vuole essere e non può essere, date le condizioni del presente, ciò che si chiama la fondazione di una nuova religione o di una nuova setta o simili – quante volte è stato sottolineato questo! Ma proprio quando questo viene sottolineato, molto spesso da certi ambienti viene mosso un rimprovero del tipo: «Guardate questa scienza spirituale, non ha nulla da dire su questo o quell’impulso religioso». E poi la gente la critica perché non dice questo o quello. Mentre il fatto che non diciamo nulla nasce proprio dalla tendenza a non ostacolare i rappresentanti delle confessioni religiose in ciò che devono fare come loro lavoro. Non si vuole interferire con gli altri. E allora si può facilmente forgiare un’arma con ciò che non si fa, per non violare un diritto. Naturalmente, anche se si fa il contrario, si creerà un antagonismo.
Ebbene, volevo solo sottolineare che chiunque ripercorra l’origine degli sforzi della Scienza dello Spirito troverà che essi nascono direttamente dalle esigenze che pone la scienza naturale stessa se correttamente compresa.
Tuttavia, un esame piú attento degli stessi presupposti discussi l’altro ieri mostra che questo approccio scientifico, in virtú di ciò che lo rende grande, deve a sua volta essere insufficiente per le questioni che sono oggetto delle discussioni odierne, per le questioni della vita morale e sociale.
Oggi sentiamo spesso dire da una parte o dall’altra che ciò che la scienza naturale ha realizzato, ciò che ha raggiunto, deve essere reso fruttuoso anche per l’approccio sociale o sociologico, reso fecondo dal punto di vista dell’integrazione delle idee etiche e morali nella società umana e cosí via.

Trincea tedesca della Prima Guerra Mondiale
Ora vorrei iniziare con qualcosa che oggi si sente dire molto spesso. Oggi il giudizio delle persone è messo alla prova nei modi piú diversi dagli eventi tragici e catastrofici in cui è entrata l’intera umanità sulla Terra – oggi si può già dire cosí – il giudizio delle persone è messo alla prova nei modi piú diversi per formarsi un giudizio su questo o quello che i grandi, profondamente incisivi, tristi eventi portano. Una persona deve formarsi un giudizio su questo o quello, che gli eventi tristi portano con sé, grazie alla sua posizione e alla sua professione; un’altra lo formerà puramente per il suo buon cuore, per la sua solidarietà con il destino dell’umanità nel suo insieme. Ed è proprio da questi eventi significativi e profondamente incisivi che è nata la necessità per alcuni di formarsi un giudizio su quella che possiamo chiamare, nel senso piú ampio, la vita sociale dell’umanità, la vita dell’umanità nella società umana stessa.
Anche in questo caso, si sentono spesso domande di questo tipo: cosa si può pensare di questo o quello? Come si possono decidere queste o quelle cose sotto l’influenza dei tristi eventi di oggi? Molto spesso si sente sentenziare: la storia insegna questo o quello. In fondo, la storia non è altro che l’enumerazione di ciò che la gente pensa di sapere sul corso della vita sociale fino ad oggi.
Per molte persone la storia è comprensibilmente ciò da cui vogliono farsi un giudizio su come gli eventi che si sono svolti nella vita umana fino a questa fase in questo o quell’ambito potrebbero svilupparsi ulteriormente.
Chiunque sia pienamente immerso in modo animico-spirituale negli eventi del giorno d’oggi dovrà effettivamente dire a se stesso che questi eventi non fanno l’impressione sulle persone che da essi si debba imparare qualcosa di completamente nuovo, che per molti aspetti è necessario non fermarsi ai giudizi che sono stati dati quattro o cinque anni fa sugli impulsi della vita umana.
Colui che è profondamente coinvolto in questi eventi con la sua parte animica dovrà formarsi questo giudizio sul cambiare il modo di pensare. Questo è forse uno dei sintomi piú tristi, il fatto che questo giudizio di riapprendimento non si sia ancora imposto in ampi settori della società, nonostante questi tristi eventi si protraggano da cosí tanto tempo, e che ci siano ancora cosí tante persone che credono di poter dare oggi lo stesso giudizio su certe cose che avrebbero potuto dare quattro o cinque anni fa. Proprio i segni dei tempi potrebbero insegnarci veramente molto a questo proposito.
Vorrei citare prima un esempio tratto dalla storia contemporanea e poi uno dal piú ampio ambito storico. Chi si occupa di storia contemporanea sa che quando è scoppiata questa guerra, persone cosiddette intelligenti, persone che avevano formato il loro giudizio a partire da una chiara osservazione dei fatti, hanno creduto di poter dire con piena cognizione di causa: questa guerra non può, in base alle condizioni economiche e sociali generali che si sono sviluppate nell’umanità come struttura sociale, durare piú di quattro, al massimo sei mesi. Si tratta di persone davvero non insignificanti, che hanno scelto questo giudizio come un giudizio che ritenevano profondamente radicato in una visione corretta di ciò che un conoscitore delle condizioni poteva osservare.
Come hanno potuto gli eventi stessi smentire un giudizio apparentemente cosí corretto! Quanto poco si è ancora inclini a dire a se stessi: questi giudizi oggettivi sono stati confutati e dobbiamo imparare cose nuove. In tali questioni si deve imparare di nuovo. Non ci si può limitare ad accettare il pregiudizio, comprensibilmente esistente, che la storia insegni questo o quello. La storia ci ha insegnato che la guerra non può durare piú di quattro o sei mesi; ma il modo in cui la storia incontra la realtà è qualcosa che la realtà stessa ci ha insegnato!

Schiller davanti all’Università di Jena
Un altro esempio, tratto da un contesto storico piú ampio: nell’anno 1789, si potrebbe dire all’alba del periodo in cui si è formata la scienza della storia come la conosciamo oggi , perché non è cosí antica come normalmente si crede; la scienza della storia come la intendiamo oggi non ha neanche cento anni, come molto pochi sanno. All’alba del pensiero storico moderno, un uomo veramente grande assunse il suo incarico di insegnante di storia: Schiller a Jena. E il discorso con cui iniziò il suo ministero di insegnante di storia è diventato famoso: «Sulla testa filosofica e gli studiosi per il pane». In questo discorso, nel 1789, Schiller pronunciò una frase molto, molto strana come la sua convinzione, come ciò che avrebbe dovuto permeare la sua visione storica. Questa frase recita: «La società europea degli Stati sembra essersi trasformata in una grande famiglia; i membri della famiglia possono essere in contrasto tra loro, ma si spera che non si facciano piú a pezzi». Questa frase è stata pronunciata da qualcuno che ha cercato con ingegno di penetrare ciò che la storia insegna e che, non si può negare, aveva anche un po’ di genio. È stata pronunciata in un momento immediatamente successivo alla Rivoluzione francese e a tutto ciò che ne è conseguito.
Ora, se consideriamo anche i periodi di tempo piú lunghi che si sono succeduti, come suona quello che Schiller ha imparato dalla storia, che i popoli europei, che gli Stati europei si sono trasformati in una grande famiglia, come una grande famiglia che si comporta come tale, che sono in contrasto tra loro ma non potrebbero piú farsi a pezzi? Da ciò che i segni dei tempi ci insegnano oggi deve pur scaturire qualcosa. E cioè che da essi impariamo davvero qualcosa.
Ora, qual è il rapporto effettivo tra il principio di fondo e la frase: la storia insegna questo o quello? Innanzitutto dobbiamo renderci conto che non possiamo giudicare la vita dai suoi semplici sintomi esteriori. È proprio questo che vuole la scienza spirituale: penetrare dalla superficie negli strati piú profondi della vita. La vita non può essere giudicata dai suoi sintomi esteriori. Ciò che è emerso come modo di pensare scientifico – come ho detto, lo apprezzo moltissimo – si è sviluppato a partire dalle abitudini di pensiero, dagli impulsi di pensiero che sono emersi nell’umanità negli ultimi secoli. Questa è l’espressione di questi impulsi di pensiero. E non solo il pensiero scientifico, ma tutto il pensiero dell’umanità è stato coinvolto in queste abitudini di pensiero, cosí che queste abitudini di pensiero non solo hanno un effetto benefico nelle scienze naturali, ma devono avere un effetto anche in altri ambiti della vita. Si può già dire che è stato fatto uno sforzo, uno sforzo per portare ciò che ha reso grande la scienza naturale in altri ambiti della vita umana come direzione di pensiero, come impulso di pensiero. Le questioni sociologiche e morali sono quelle su cui dovremmo concentrarci principalmente oggi. Ma lí gli impulsi hanno avuto un effetto diverso.
Chiunque sia in grado di seguire la storia contemporanea in modo approfondito sa quanto sia strettamente connesso ciò che questi impulsi hanno espresso come effetti nel corso del tempo con l’evento catastrofico in cui viviamo oggi.
Mi limiterò a ricordare, come punto di partenza, che pensatori di spicco si sono sforzati di trasferire al campo sociologico ciò che è emerso in modo cosí significativo come modo di pensare scientifico, per applicarlo all’osservazione che in ultima analisi conduce alla storia, alla vita storica dell’umanità.

Herbert Spencer
Cito solo un esempio in questa direzione, ma se ne potrebbero citare centinaia e centinaia. Il grande filosofo inglese Herbert Spencer ha cercato di applicare i concetti biologici, rappresentazioni che derivano dall’osservazione scientifica della vita, alla convivenza sociale degli esseri umani. Il concetto di sviluppo è stato applicato a tutto. È stato giustamente applicato anche alla vita umana. Ora Herbert Spencer ha detto che si vede lo sviluppo nella vita organica, nella vita degli animali, nella vita stessa degli esseri umani; il singolo essere vivente si sviluppa in modo tale da emergere dal germe, da un triplice strato cellulare, il cosiddetto ectoderma, mesoderma ed endoderma. Si tratta di tre strati cellulari da cui si sviluppano i vari organi degli animali e degli esseri umani. Herbert Spencer, abituato alle idee delle scienze naturali, cerca di applicare questo modo di intendere un processo scientifico alla vita storico-sociale. Cerca di cogliere ciò che si sviluppa nella vita umana, nella vita morale, storica e sociale, in modo tale che anch’essa si sviluppi, per cosí dire, da una triplice stratificazione. In modo molto interessante, egli trasferisce tutti i sistemi organici che si sviluppano a partire dall’ectoderma nell’uomo e negli animali al fatto che nella vita sociale le azioni, il lavoro delle persone che appartengono alla classe militare si svilupperebbero dall’ectoderma sociale, quelle che appartengono alla classe mercantile, la classe mediatrice della vita sociale, dal mesoderma e coloro che appartengono alla classe operaia dall’endoderma sociale. È quindi solo una conseguenza necessaria che il grande filosofo inglese Herbert Spencer prosegua dicendo che poiché il sistema nervoso e il cervello si sviluppano nell’organismo dall’ectoderma, anche i migliori si sono sviluppati dall’ectoderma sociale. Non dovrò naturalmente difendere questa visione militarista del filosofo Herbert Spencer, e per ragioni facilmente comprensibili non mi esprimerò qui in dettaglio su questa visione; ma per lui è solo una conseguenza necessaria il fatto che poi dica che i circoli dirigenti di qualsiasi Stato devono necessariamente emergere dalla classe militare, perché altrimenti lo Stato non avrebbe un sistema nervoso, non avrebbe un sistema di testa, non avrebbe alcun sistema della testa, ma solo gli organi subordinati.
Questo è solo un esempio – se ne potrebbero citare centinaia e centinaia – del tentativo che è stato fatto cosí spesso di trasferire il pensiero scientifico direttamente alla comprensione della vita storico-sociale.
Chiunque abbia un sentimento per queste cose – parlo solo di sentimenti per le cose, tanto per cominciare – vedrà come tutti questi esperimenti dimostrino solo una cosa: che con tali rappresentazioni, che raggiungono risultati cosí grandi nella scienza naturale, non ci si può avvicinare minimamente a ciò che è efficace nella vita sociale, nella vita comunitaria. Non si può arrivare a queste cose. Sorge la grande domanda: perché non riusciamo ad arrivare a queste cose?
A quanto pare, ora dovrò partire da qualcosa di molto, molto lontano per condurre le nostre considerazioni nel campo morale-sociale. Ma nella Scienza dello Spirito, poiché deve tendere a un tipo di conoscenza essenzialmente diverso da quello delle scienze naturali, molte cose oggi devono essere attinte da molto lontano.
La prima cosa che devo sottolineare, in relazione a quanto ho detto l’altro ieri, è che oggi le persone sono poco inclini a includere l’intera vita dell’uomo nella loro conoscenza. Ciò che viene incluso nella conoscenza è ciò che rientra nella vita quotidiana di veglia.

Alternanza di sonno e veglia
Ora, chi ha seguito le mie argomentazioni dell’altro ieri non sospetterà che io voglia introdurre nelle considerazioni scientifico-spirituali qualcosa di fantastico, di onirico: ma questo va sottolineato: l’intera vita umana è costituita da ciò che l’essere umano sperimenta nella vita di veglia – non posso parlare di altri esseri oggi per motivi di tempo – e da ciò che entra in questa vita durante il sonno e il sogno, che inizialmente sale e scende ondeggiando in immagini caotiche dalla vita di sonno. Le opinioni piú strane e particolari si sono formate proprio nel campo del modo di rappresentare scientifico anche in relazione al sonno e alla vita onirica. Sarebbe molto interessante approfondire questo argomento in futuro.
Tuttavia, devo essere breve per quanto riguarda queste cose, che devono essere solo accennate. Soprattutto, ci sono idee davvero strane su ciò che dovrebbe accadere durante il sonno. Devo richiamare l’attenzione su questo.

Chi oggi non è spesso convinto, anche come scienziato, che il sonno derivi dalla stanchezza, che l’uomo si stanchi e poi il sonno debba sopraggiungere. Chiunque può facilmente confutare questa teoria della stanchezza ricordando che il pensionato ben pasciuto che in qualche modo riesce ad assistere a un concerto o a una conferenza e si addormenta dopo i primi cinque minuti non sprofonda nel sonno necessariamente per stanchezza, ma che le ragioni devono essere ben altre.
Chi indaga queste cose vedrà che piuttosto è la stanchezza che si manifesta attraverso il sonno e non il sonno attraverso la stanchezza. Il sonno e la veglia sono in realtà un ritmo di vita che deve alternarsi, perché l’uno è necessario per la vita umana quanto l’altro.
Ora, come ho detto, non posso entrare nel merito delle caratteristiche effettive di questo ritmo di vita; ma ciò che è importante è che la Scienza dello Spirito, da un lato, è costretta a esaminare davvero quest’altro lato della vita umana, il sonno, con la sua manifestazione nei sogni, e, dall’altro, è costretta a stabilire che ciò che chiamiamo sonno e sogno è molto piú esteso nella vita umana di quanto si supponga di solito in un giudizio banale.
La Scienza dello Spirito non è affatto interessata a far rivivere vecchi pregiudizi superstiziosi. E certamente è uno dei vecchi pregiudizi superstiziosi, per esempio, attribuire ai sogni un significato profetico per qualcosa nel futuro. Ma in queste vecchie superstizioni a volte c’è un nucleo sensato. È solo che non bisogna prenderla come si fa di solito.
Quando recentemente ho tenuto una serie di conferenze e ho potuto quindi parlare di alcune cose in modo piú dettagliato rispetto a questa sede, dove ho meno tempo a disposizione, ho anche richiamato l’attenzione su come la scienza spirituale dovrebbe considerare il problema del sonno e dei sogni. A questo è stato risposto da chi pratica la psicoanalisi che questa Scienza dello Spirito ad orientamento antroposofico parla di una certa conoscenza superiore, che potrebbe benissimo essere paragonata, in termini di forza con cui opera nella coscienza, alle idee oniriche presenti nella coscienza, ma che la psicoanalisi, che vuole essere cosí illuminata e scientifica, ha ragione in questo senso, perché utilizza ciò che l’uomo sogna per lo studio della natura umana solo in modo tale da vedere negli enunciati dei sogni solo qualcosa di simbolico, e solo cose simboliche in tutto ciò che avviene al di fuori della coscienza ordinaria, nel cosiddetto subconscio; mentre io, per esempio, come rappresentante della Scienza dello Spirito, prendo come realtà ciò che altrimenti avviene nel subconscio.
Sarebbe impossibile trovare qualcosa di meno preciso, di piú fuorviante. Perché nella vera Scienza dello Spirito a orientamento antroposofico non verrà mai in mente a nessuno di considerare ciò che il sogno rappresenta, ciò che è il contenuto diretto del sogno, anche come simbolico. Si può affermare con sicurezza: se la psicoanalisi si propone di andare oltre la Scienza dello Spirito considerando il sogno come qualcosa di simbolico, allora la Scienza dello Spirito non si pone l’obiettivo di considerare il contenuto del sogno come una realtà concreta, ma mostra addirittura che il contenuto del sogno non ha alcun valore reale, alcun significato reale. Poi dice: ciò che vive nei sogni, ciò che è attivo nei sogni, è connesso con ciò di cui ho parlato l’altro ieri, ciò che l’uomo conosce come il suo nucleo essenziale ed eterno. Quando l’uomo lavora nel sogno – se possiamo chiamarlo lavoro – è un surplus della sua coscienza ordinaria che lavora nel sogno, quell’eccedenza della sua coscienza ordinaria che, quando viene esaminata da vicino attraverso una conoscenza di cui parleremo in linea di principio subito dopo, si rivela collegata al nucleo essenziale eterno dell’essere umano, che entra nella vita spirituale dopo la morte attraverso la porta della morte. Ciò che vive nel sogno è anche ciò che ora opera nel nostro futuro. Ma ciò che l’uomo vive nei sogni, le immagini che sperimenta, non hanno nulla a che vedere con la realtà che sta alla base del sogno.

Pertanto, il ricercatore spirituale non guarderà mai al sogno in modo tale da ignorare quanto segue: quando qualcuno sogna qualcosa, il sogno si basa su un fatto spirituale, ma le immagini del sogno che vengono vissute e raccontate come vissute nel sogno possono essere molto diverse. Una persona può sperimentare in sogno la stessa cosa di un’altra, ma può raccontare il sogno in modo molto diverso, radicalmente diverso, perché le sue immagini oniriche hanno significati molto diversi. Che cosa è importante per il ricercatore spirituale nei sogni? Non gli interessa seguire le immagini del sogno in quanto tali – che si colgano nella loro realtà o nel loro simbolismo – ma piuttosto il dramma interiore del sogno: come un’immagine segue l’altra, se un’immagine sostituisce la successiva, cioè se è un sollievo o uno spavento e simili. Questo dramma interiore, che l’anima vive in modo del tutto subconscio, si rivela alla coscienza ordinaria solo in quanto ciò che viene vissuto subconsciamente è rivestito dalle reminiscenze della vita quotidiana. Ciò che è all’opera nel subconscio come drammaticità dell’anima è rivestito di immagini.
La stessa esperienza può essere rivestita in modo diverso da centinaia di persone, con centinaia di immagini diverse. Chi conosce un sogno come ricercatore spirituale sa quindi che non deve ascoltare il sogno guardando il suo contenuto, ma guardando il come in esso, il modo in cui fluttuano le immagini. Qui sta l’essenza.
Parlo di ciò perché devo dire che quando, attraverso gli esercizi spirituali, attraverso il rafforzamento delle forze speciali dell’anima nel modo in cui è stato menzionato qui l’altro ieri, l’uomo arriva a vedere la sua essenza eterna, l’uomo riconosce cosa c’è in realtà nel sonno e nei sogni. Questi sono processi di coscienza e devono essere riconosciuti anche nel campo della coscienza. Il ricercatore spirituale che indaga la coscienza nel modo che ho indicato l’altro ieri giunge alla conclusione che ciò che negli ultimi tempi viene spesso frainteso, ciò a cui nessuna concezione scientifica può arrivare, è attestato da eccellenti fisiologi psichici come Ziehen e altri: che l’uomo può avere l’esperienza dell’Io, il vissuto dell’Io, cosí come la ha, solo per il fatto di essere inserito nel ritmo vitale della veglia e del sonno.
Rudolf Steiner (1. continua)
Conferenza tenuta a Berna il 30 novembre 1917.
O.O. N° 72 – Traduzione di Marco Allasia.
